Billy Bragg al Carroponte

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Musica americana riletta dal più inglese dei cantautori sabato 5 agosto alle 21.30 al Carroponte di Sesto San Giovanni: sul palco salirà, attesissimo, Billy Bragg per presentare Shine a light: field recordings from the great american railroad (biglietti a 25 euro). Rircordate l’Inghilterra degli anni Ottanta, quella dei Duran Duran e degli Spandau Ballett, delle cotonature degli Wham e dei sintetizzatori degli Human League? Ecco, mentre le classifiche e la neonata Mtv propagandavano tutto questo, a Barking (un sobborgo di Londra il cui nome si traduce “Abbaiando”) c’era un ragazzino magro, dal viso pallido e dalle gote rosse che riempiva di frastuono gli angoli delle strade armato di una chitarra elettrica, di un amplificatore e di un fiume di parole da abbaiare – appunto – con orgoglioso accento proletario. Stephen William “Billy” Bragg ha avuto vent’anni nel 1977, investito in pieno dall’ondata punk che ha cercato di intercettare con i Riff Raff, un gruppo che non ha fatto storia. Si è fatto strada nei durissimi anni di “Maggie” Thatcher ed è arrivato fino qui, sull’orlo dei sessanta, intento a una personale rilettura del mito americano, senza dimenticare le sue origini e il suo antagonismo a ogni forma di totalitarismo. In madre patria i suoi pari sono Paul Weller, Morrissey e Johnny Marr degli Smiths, Joe Strummer e Mick Jones dei Clash, ma è cresciuto ascoltando anche Bob Dylan, naturalmente, e i suoi maestri, Pete Seeger e Woody Guthrie. Vent’anni fa è stato incaricato da Norah, una delle figlie di quest’ultimo, di completare alcuni brani non musicati dal grande padre del folk statunitense, un ruolo che Bragg ha condiviso con i Wilco realizzando i due volumi di Mermaid avenue (diventati tre con un cofanetto che ha raccolto tutte queste session, sorta di Basement tapes di fine Millennio).

Billy Bragg con Joe Henry

Con Tooth & nail di quattro anni fa si è immerso ancora di più nel sound d’oltreoceano (ha perfino abbandonato la sua caratteristica parlata cockney) e si è fatto produrre da Joe Henry, di suo cantante e autore di grandissimo spessore, ma anche uomo dietro alle quinte di album capolavoro di Solomon Burke, Aimee Mann, Aaron Neville, Mary Gauthier, Allain Toussaint e tanti altri. Da questa collaborazione è nata l’idea, davvero brillante, di Shine a light. Si tratta di una raccolta di canzoni scelte da Billy & Joe e interpretate in tutta semplicità, voci e chitarre, in presa diretta. La particolarità risiede nei luoghi dove i brani sono stati registrati: le stazioni ferroviarie di un percorso che racconta una storia alternativa dell’america, legata all’espansione della strada ferrata. I pezzi, quindi, parlano di viaggio, di locomotive (simbolo di progresso da Woody a Guccini), rileggendo il Leadbelly di Midnight special e Rock Island line (che per Billy è sicuramente un richiamo anche a Lonnie Donegan, il padre dell’inglesissimo skiffle), lo Hank Williams di Lonesome whistle, la Jean Ritchie di The L&N don’t stop here any more e anche quel John Henry di cui si è appropriato anche Springsteen, ma che è più divertente se a cantarla è… Joe Henry. Naturalmente, assieme a quelle, Bragg porterà a Sesto anche le perle di un repertorio ultra trentennale che lo hanno reso uno dei più importanti e rispettati cantautori d’Oltre Manica.

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