Anteprima: Le nozze di Figaro alla Scala

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La Scala di Milano, uno dei più prestigiosi teatri d’opera del mondo, ha scelto di mettere a disposizione mille biglietti gratuiti per assistere, ieri mattina, alle prove de Le nozze di Figaro, opera di Mozart su libretto di Da Ponte, diretta da Franz Welser-Möst con regia di Frederic Wake-Walker, la cui prima si terrà il 26 ottobre.
Andare ad assistere alle prove gratuite alla Scala è un rischio, dato che spesso, per risparmiare la propria voce in vista degli spettacoli veri e propri, i cantanti si limitano a provare movimenti, entrate e uscite, senza cantare. Ma, per fortuna, non è stato così.
Tutte le volte che ascolto Mozart, e oggi non fa eccezione, mi accade la stessa cosa; dopo pochissime note mi sento già completamente catturato. Mentre le note del preludio inchiodano la mia attenzione, mi viene da pensare che forse è per questo che Mozart nella memoria collettiva è IL compositore classico, IL genio (e non lo sono altri grandissimi come Bach, Schumann, Beethoven, Schubert, Chopin, Wagner, Verdi, e via dicendo); per la straordinaria facilità con cui i suoi pezzi sembrano porgersi all’ascolto, per la rapidità quasi sovrannaturale con cui si viene conquistati dalla sua musica, che si tratti di quartetti d’archi, di fughe per pianoforte, di musica operistica…

Diana Damrau (la contessa), Golda Schultz (Susanna) e il regista Frederic Wake-Walker

Diana Damrau (la contessa), Golda Schultz (Susanna) e il regista Frederic Wake-Walker

Terminato il sublime preludio, inizia l’azione vera e propria. Figaro e Susanna, serva di un conte, vogliono sposarsi – ma anche il conte brama Susanna; la moglie del conte, invece, desidera renderlo a sé fedele; il paggio Cherubino (interpretato da una donna) è desiderato un po’ da tutte, soprattutto dalla serva Barbarina, e desidera la contessa; Don Bartolo, vecchio nemico di Figaro, vuole impedire il matrimonio di quest’ultimo; Marcellina, sua vecchia relazione, vuole a sua volta sposare Figaro; e così via…
Gli altri due libretti che Da Ponte scriverà per Mozart (Don Giovanni e Così fan tutte, opere che con Le nozze compongono la cosiddetta trilogia italiana, uno dei vertici della musica colta occidentale) presenteranno una trama tutto sommato lineare. Qui, invece, non vi è un’unica storia narrata nel suo sviluppo, ma un incrociarsi continuo di desideri, azioni, strategie, scambi di identità, colpi di scena, inganni, contro inganni, progetti che si rivoltano contro chi li ha escogitati…
Una trama complessa e in molti passaggi inverosimile, ma assolutamente funzionale alla musica. I cambi di ritmo e di scena, così costanti nel libretto, permettono a Mozart di usare al meglio tutte le sue qualità espressive. E queste sono davvero enormi… In quest’opera ci sono arie malinconiche e struggenti, ci suono duetti, trii e quartetti divertentissimi e dal ritmo serrato, ci sono momenti energici e trascinanti, drammatici ed elegiaci, e il passaggio da un registro all’altro anche quando avviene con rapidità incredibile non è mai artificioso o innaturale. La commedia mantiene un ritmo indiavolato, ma Mozart regala ai personaggi momenti di assoluta umanità. E quello che emerge alla fine è il ritratto di un mondo dove tutto è inganno, e il desiderio è il motore di ogni azione; eppure, questo mondo è ritratto senza spietatezza o moralistica ferocia, ma con grande ironia e umanità.
La messa in scena funziona decisamente bene, e si avvale di costumi meravigliosi e di una bellissima scenografia; il lavoro di Antony McDonald (autore di scene e costumi) è davvero impeccabile. Ma anche il lavoro sui movimenti dei cantanti è eccellente; la regia esalta tutte le potenzialità del libretto; i ritmi sono perfetti, i cambi di scena sempre convincenti.
Quanto al lavoro di direzione e ai cantanti, le mie competenze non mi permettono di addentrarmi in chissà quale analisi, ma mi è sembrato di livello davvero molto alto (tenendo peraltro conto che si trattava di una prova); i cantanti hanno regalato poi moltissimi momenti di emozione sincera e struggente.

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Insomma, quest’opera mi ha commosso, rapito e incantato in tutti i suoi aspetti. Non ultimo, il luogo in cui è stata messa in scena. La Scala, si sa, è un teatro meraviglioso, e ha un grandissima tradizione alle spalle. Sfortunatamente, è anche visto come un simbolo della Milano bene, come un luogo dove andare più per prestigio sociale che per amore della musica. Nulla di cui stupirsi; basta guardare i prezzi degli spettacoli per capire che questo teatro ambisce a un pubblico che si può, volendo, chiamare elitario, ma che sarebbe meglio chiamare ricco. E questo secondo me è un peccato, perché anche se l’opera, il balletto e le orchestre comportano chiaramente dei costi, gonfiare i prezzi oltre un certo limite (che la Scala ha abbondantemente superato) significa impedire a molti l’accesso alla musica.
Secondo me (naturalmente potrei sbagliarmi) prima o poi le cose cambieranno. Ma nel frattempo, approfitterò di ogni occasione come quella di questa mattina per godermi gli oceani di meraviglia e bellezza che la musica classica ci ha lasciato.

(Un’ultima annotazione, più personale, in coda all’articolo; qualche mese fa mi trovavo in una stanza del Conservatorio di Milano per una visita ad un amico. All’improvviso, una voce irruppe attraverso le pareti; era quella di uno studente che, nella stanza di fianco, cantava – suppongo per motivi di studio – Se vuol ballare, signor contino, l’aria con cui nelle Nozze Figaro sfida il conte; in quel momento non sapevo di che cosa si trattasse, ma mi emozionai moltissimo nel sentirla. Quando oggi l’ho risentita, ho avuto uno di quei momenti di estasi e vertigine che solo la grande musica sa trasmettere attraverso il tempo.)

(Foto di Marco Brescia e Rudy Amisano)