Aliffi e D’Auria in concerto alla libreria Colombre

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Correva l’anno 1966, e un certo Dino Buzzati regalava al mondo uno dei suoi racconti più famosi e significativi, il Colombre, la storia di Stefano Roi, il figlio di un marinaio che al suo compleanno chiede con successo al padre se può intraprendere la sua carriera. La prima volta che si imbarca si accorge che accanto a loro nuota il colombre, uno squalo che sceglie le sue vittime tra i marinai e li perseguita fino alla morte, restando visibile solo al prescelto. Stefano dice al padre di vedere una scia, e questi lo fa sbarcare dicendo che sta male, raccomandandogli di non lasciare la terra ferma. Il bambino cresce con la paura del mare e si costruisce una vita, ma dopo un po’ si accorge che è ossessionato dall’idea di qualcosa che lo perseguita. A 22 anni il padre muore lasciandogli una grande eredità e Stefano torna in patria dalla madre dicendole di voler fare il marinaio, e lei, ignorando la leggenda, acconsente felice. Roi diventa un grande capitano, passa da una nave all’altra e il colombre lo segue per tutto il mondo. Quando diventa vecchio, decide di affrontare il suo vecchio nemico, abbandona la nave, si fa calare con un arpione e una scialuppa nel mare e dopo poche remate trova lo squalo. Il colombre è enorme e, prima che Stefano possa colpirlo, lo ferma dicendogli che il Re del Mare lo ha incaricato di dargli una perla enorme che tiene sulla lingua e gliela consegna, appena prima di morire.

Al colombre, fusione di colori e ombre nel provocatorio gioco lessicale di Buzzati, simbolo delle sfide della vita che, affrontate, fortificano e fanno crescere, è ispirato il nome di una speciale libreria di Erba, che da diversi anni ricopre il ruolo di importante polo culturale sul territorio.

«Il Colombre, per volere del proprietario Marco Galli, ha aperto il 21 giugno 2003 – mi racconta Carla Giovannone, attrice e libraia – posso dire di essere cresciuta con lei e di considerarla come la mia seconda casa. La libreria vuole essere in tutto per tutto uno spazio culturale, un punto di unione tra diverse culture e linguaggi, nella quale ci piace ospitare arti differenti. Abbiamo a disposizione due sale in cui svolgiamo diverse attività, dalle letture animate ai laboratori per bambini, e da alcuni anni abbiamo introdotto dialoghi con altri tipi di espressioni artistiche, come la musica e il teatro. Adoro le storie e mi piacciono tutte, quelle scritte nei libri, quelle che vedo nei film, quelle che ascolto nella musica e quelle che colgo nei quadri e nelle fotografie. In tutte queste forme c’è sempre il filo conduttore della narrazione, e non c’è alcun contenitore di storie migliore di una libreria».

A rimarcare il trait d’union tra le arti, sabato 25 febbraio, alle 17, al Colombre si terrà il concerto di Francesco D’Auria (percussioni e batteria) e Maurizio Aliffi (chitarra), un percorso originale che prende le mosse dal grande alveo del jazz e dell’arte dell’improvvisazione, ma è complice anche delle diverse culture del mondo, con un occhio al futuro e alla ricerca di un’identità creativa fresca e vivace.

«Ho avuto la fortuna di conoscere entrambi diversi anni fa – prosegue Carla – e con Francesco è nata subito una sinergia, che ha dato vita all’idea, in futuro, di lavorare insieme a teatro. Francesco ha una grande capacità di ascolto e riesce a trasferire a chiunque l’amore per la musica, trovando i linguaggi migliori per comunicarla e comprenderla».

Maurizio Aliffi

Maurizio Aliffi, fine interprete dei jazz standards più noti, è diplomato in Composizione presso il Conservatorio Verdi di Milano e ha studiato, tra gli altri, con il maestro Nicolò Castiglioni e Ivan Fedele. Dopo aver vinto il premio intitolato al maestro Bottacchiari, si è diplomato col massimo dei voti in musica corale e direzione di coro, sotto la guida del maestro Bernardino Streito. Negli anni Ottanta ha approfondito lo studio della chitarra jazz, che è diventato il suo strumento principale, e nel 1995 ha frequentato i corsi di perfezionamento con Jerry Bergonzi e Joe Diorio a Tirano.

Francesco D’Auria

Francesco D’Auria, batterista, percussionista e compositore, ha iniziato gli studi musicali nell’ambito delle scuole jazz dell’area milanese frequentando i corsi di batteria con Enrico Lucchini, Giancarlo Pillot e Carlo Sola. In seguito è stato allievo di Roger Robertson e Tullio De Piscopo, ha partecipato a stages con Elvin Jones e Paul Motian, ha collaborato con diversi musicisti, partecipando ad importanti Festival in Italia e all’estero, ha compiuto gli studi classici diplomandosi in Strumenti a Percussione presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e si è diplomato in Musica Jazz al Conservatorio A. Boito di Parma. Nel 1995 si è recato negli Stati Uniti dove studia con Skip Hadden al Berklee College Of Music di Boston.

«Da alcuni anni – mi riferisce D’Auria – oltre che come batterista jazz, mi sono dato da fare nell’ambito della musica popolare e contemporanea, e suonare in duo, per un percussionista, significa essere ritmici e melodici allo stesso tempo. Per questo live userò la batteria e un set di strumenti molto particolari, che comprendono alcune percussioni costruite da me, e si viaggerà attraverso diversi paesaggi sonori, una ricerca che ognuno potrà interpretare a suo modo, un’esperienza che ne unirà molte, sullo stile di quella che Giorgio Gaslini definiva musica totale, che consiste nel prendere un oggetto musicale e svilupparlo, intessendo un grande dialogo tra musicisti. Alterneremo brani strutturati e improvvisazione, perchè quest’ultima è la linfa vitale della musica. Inoltre, il contesto in cui suoniamo è speciale per tre motivi: il primo, per la grande stima e ammirazione che ho per Carla, perchè è un’attrice straordinaria e un’artista vera; il secondo, perchè nei libri ci sono le vite, le emozioni e le storie di quelli che li hanno scritti, e suonare in una libreria permette il dialogo tra le arti, dove la musica diventa trasversale, legandosi alla letteratura e alla storia, e questa è un’esperienza fondamentale che tutti devono fare, soprattutto i bambini e i ragazzi; il terzo, perchè ci sarà un pubblico attento e aperto all’ascolto e la musica, che è condivisione di bellezza e l’unica arte capace di far parlare contemporaneamente più soggetti, sarà la vera protagonista».

Ingresso libero.

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