Alice Rohrwacher: «La mia Traviata in un set da cinema»

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«La mia Violetta? Una donna bellissima che domina la scena, ma anche una bambina, che si stupisce di fronte alla realtà e che mi commuove». Così la cineasta Alice Rohrwacher descrive l’eroina de La traviata l’opera verdiana in scena, venerdì 25 novembre, alle 20.30, e in replica domenica 27 alle 15.30, al Teatro Sociale di Como. La regia, che punta su un approccio non convenzionale, sarà firmata proprio da Rohrwacher, tra le figure femminili più interessanti del panorama cinematografico contemporaneo. Ricordiamo che, nel 2014, a trentadue anni, ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes, con il film Le meraviglie. Ora la regista toscana (è nata a Fiesole, da madre italiana e padre tedesco) si accosta per la prima volta all’opera e lo fa a modo suo. Per saperne di più basta partecipare all’incontro aperto al pubblico Una regista all’opera che si terrà il 25 alle 18.30, prima che si apra il sipario sulla sua versione del capolavoro verdiano. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con Lake Como Film Festival e Accademia di belle arti Aldo Galli – Ied como, sarà moderato da Alberto Cano.

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Ora però la parola ad Alice Rohrwacher che racconta il lavoro creativo svolto con il cast.

Partiamo dall’ambientazione della messinscena, che ricorda il set cinematografico. Un omaggio alla sua arte?
In primis, la scelta è stata quella di inserire la storia di Violetta in un “paesaggio dell’anima”, un’ambientazione non realistica, dalla quale non si può fuggire. Abbiamo pensato a una valle dove si trova «quel popoloso deserto che chiamano Parigi» e l’abbiamo identificato con un set dove si gira il film di Traviata. Lo spazio si trasformerà con il procedere del racconto, pur mantenendo caratteristiche fisse.

Una sorta di “prigione” da cui è impossibile andarsene?
Sì. Violetta cerca di evadere per costruirsi una nuova vita, ma su di lei incombe il passato. Ho voluto rappresentare l’impossibilità per Traviata di sfuggire alla sua maschera e al suo ruolo nella tragedia.

Come si è accostata al melodramma, confrontandosi, per di più, con il capolavoro per eccellenza?
Sono rassicurata ed esaltata dal fatto di misurarmi con un testo solido, conosciuto e amato universalmente. Ciò mi ha spinto a ricercare il mio segno distintivo, la mia personale via interpretativa.

L’ha trovata?

La mia idea è stata quella di mettere sempre al centro Violetta, che indossa un costume ottocentesco, a differenza del coro e degli altri solisti, vestiti come operatori sul set. E poi Violetta è affascinata dalla luce. È luce essa stessa e i suoi gesti e i suoi stati d’animo provocano variazioni di luce e colore in scena.

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Cosa la colpisce di questa eroina tragica?
La sua parte fanciullesca. Per tre volte, in momenti fondamentali, le sentiamo pronunciare una frase singolare: «È strano…». Parole insolite nella bocca di un’adulta, parole che testimoniano uno stato di sorpresa e turbamento di fronte alla realtà. La cortigiana brillante e mondana qui rivela un’anima candida, da bambina, appunto.

Quasi un alter ego?

Potremmo dire di sì. A un certo punto, la vedremo comparire anche in scena, questa bambina.

Come ha lavorato con i cantanti?

È stato emozionante, per me, confrontarmi con artisti che sono sì attori, ma hanno anche un dono prezioso che richiede attenzione e rispetto. Insieme abbiamo esplorato il testo, ponendolo al centro di tutto. Il lavoro, poi, è davvero organico e corale, per un risultato omogeneo.

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LOCANDINA

La traviata. Melodramma in tre atti. Musica di Giuseppe Verdi. Libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio. Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853.

urlVioletta Valéry – Mihaela Marcu, Claudia Pavone
Flora Bervoix – Daniela Innamorati
Annina – Alessandra Contaldo
Alfredo Germont –  Antonio Gandia, Ivan Ayon Rivas  
Giorgio Germont – Marcello Rosiello  
Gastone –  Giuseppe Distefano
Il Barone Douphol – Davide Fersini 
Il Marchese D’Obigny –  Matteo Mollica
Il Dottor Grenvil – Shi Zong

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Direttore Francesco Lanzillotta.
Coro OperaLombardia
Maestro del coro Diego Maccagnola
Regia di Alice Rohrwacher
Scene di Federica Parolini
Costumi di  Vera Pierantoni Giua
Light designer: Roberto Tarasco
Movimenti coreografici: Valentina Marini

Nuovo allestimento: una coproduzione Teatri di OperaLombardia, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena.
Biglietti a 58 euro (platea e palchi), 26 euro (IV galleria, parapetto), 23 euro (V galleria, parapetto), 20 euro (IV galleria, ranghi) e a 17 euro (V galleria, ranghi).

1 commento

23 novembre 2016 alle 23:11

Interessante rappresentazione animata da musica e attori capaci di mantenere sempre viva l’attenzione dello spettatore.
Molto apprezzata anche la rivelazione di una parte fanciullesca di Violetta, che mostra la labilità dell’essere umano anche in età adulta.
Nel complesso, dunque, il giudizio risulta essere piuttosto positivo.

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