A midsummer night’s dream: Shakespeare e Britten secondo De Capitani

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Dopo la messa in scena del Sogno di una notte di mezza estate nell’ormai classico allestimento del Teatro dell’Elfo di Milano, sotto l’estrosa regia di Elio De Capitani, al Teatro Sociale va in scena l’opera lirica in tre atti che Benjamin Britten trasse da Shakespeare collaborando con Peter Pears. E un lavoro recente, rappresentato per la prima volta nel 1860 e accolta con grande favore, tanto da entrare immediatamente nel repertorio.

In questa doppia rappresentazione che vede alternarsi la play shakespeariana all’opera lirica, la regia è curata sempre da De Capitani che racconta il suo approccio al capolavoro di Britten.

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Un doppio onirico del bosco

Elio De Capitani

Elio De Capitani

Portare in scena all’interno di un unico progetto il Midsummer night’s dream di Benjamin Britten assieme all’originale shakespeariano da cui è tratto è un avventura molto affascinante sia per noi artisti coinvolti che, ne sono certo, per voi spettatori. L’essere l’opera di Britten in inglese, per un pubblico italiano può costituire un filtro all’accessibilità di un’opera assai fruibile in lingua originale, lo testimonia la grande attenzione e il grande spasso delle platee quando viene rappresentata nei paesi di lingua inglese. Premettere la visione dello spettacolo shakespeariano nella versione del Teatro dell’Elfo – un grande successo rodatissimo, divenuta l’edizione canonica italiana per eccellenza – permette al pubblico di familiarizzare con i personaggi, la trama avventurosa e con l’incrocio dei tre plot (il mondo aristocratico di Atene, quello basso degli artigiani e quello notturno e magico delle divinità nordiche della notte). Permette anche di apprezzare, con l’alternarsi in due sere successive degli spettacoli, quanto alcuni tagli al testo operati da Benjamin Britten e Peter Pears – qui più drammaturghi che librettisti, visto che il libretto è proprio il testo di Shakespeare – possano spostarne la lettura: il «sugo che si spreme dall’opera» (come strafalcionerebbe Bottom) anche se il testo nel suo insieme non si discosta di molto.

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Rafforza l’idea già assai intrigante l’aver assegnato la regia dell’opera agli stessi autori dell’edizione in prosa: Carlo Sala ha avuto l’incarico di adattare la sua scena del Sogno in prosa alle ben diverse esigenze della regia d’opera ideata da me e da Ferdinando Bruni. La scena compatibile, pur assai modificata, è anche una esigenza – meritevole – di sostenibilità economica e logistica, viste le rapide alternanze prosa-opera. Da un lato questa esigenza non ha affatto limitato la fantasia di noi artisti, visto che abbiamo potuto andare a rovistare in soffitta, ovvero nei magazzini di ben tre teatri (Teatro Ponchielli, Teatro dell’Elfo e Teatro alla Scala) per dare il massimo fulgore visivo ai due diversi allestimenti, come il Sogno richiede, pur partendo dal celebre impianto del grande arco barocco blu elettrico del Sogno dell’Elfo, illuminato, sia in prosa che in lirica, dalla mano sapiente di Nando Frigerio.

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L’aspetto più difficile del progetto nasce dalle due diverse drammaturgie. Britten sopprime il prologo, la scena – cornice ad Atene, lasciando a poche parole in una scena successiva la funzione di spiegazione dell’antefatto e posponendo alcune battute tra il duca Teseo e la regina Ippolita alla scena finale. Questa scelta di Britten non tiene in considerazione la possibilità di una lettura, come è ormai abituale nelle regie in prosa, per cui Teseo e Ippolita abbiano in Oberon e in Titania il loro doppio notturno. È una lettura fondata e feconda, ma, come diremo successivamente, non ancora in uso ai tempi in cui Britten scrisse l’opera.

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Togliendo spazio a quella che viene spesso definita la lettura psicoanalitica del testo – ma lo è in senso lato, non strettamente freudiano – si perdono i ponti tra i due mondi e ci si deve immergere immediatamente nel mondo del bosco, senza quel prologo nella polis che rende ancora più inquietante lo spaesamento dei ragazzi quando si trovano immersi nella selva selvaggia. Abbiamo rimediato costruendo un intero contenitore della favola – che è esso stesso un doppio onirico del bosco – trasformato da noi in un luogo liminale che corrisponde al bosco della nostra infanzia: la soffitta magica del palazzo, non realistica ma onirica – il luogo dove si aggirano le creature lunari della notte guidate da Oberon e Titania: oltre a Puck, ci sono le fate e gli elfi, ovvero un coro di bambini che ricordano i Bimbi Perduti di Peter Pan (che in fondo è un Robin Goodfellow, alter ego di Puck da cui ha preso nome anche Robin Hood, a cui Peter Pan ha evidentemente rubato abito e cappello).

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Nella prima scena i bimbi – elfi appariranno direttamente in scena, addormentati. Per permettere ai ragazzi e alle ragazze del coro di voci bianche di vivere l’esperienza teatrale con una consapevolezza legata a una immagine metaforica a loro comprensibile, abbiamo detto di pensare di essersi appena addormentati nelle loro camerette e di essere trasportati in sogno nella soffitta-bosco: quello che ha inizio appena aprono gli occhi è il loro sogno. Del resto Puck dirà agli spettatori che pure loro hanno sognato, alla fine dello spettacolo. Alcuni accorgimenti ci hanno permesso di rimediare positivamente ad alcune debolezze se non vere e proprie incongruenze della drammaturgia di Britten, utilizzando lo stesso espediente di Shakespeare nel finale, in cui le creature del bosco, e il bosco stesso, irrompono ad Atene per dare la benedizione alle tre coppie. Per noi questa intrusione avviene già all’inizio, mescolando i due mondi in quella soffitta mitica dell’umanità nata proprio ad Atene assieme all’invenzione della democrazie: il palcoscenico teatrale.

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Se qualcosa si perde, molto altro si guadagna con la musica, la potenza espressiva del canto e la straordinaria capacità evocativa, cromatica, timbrica, ritmica, melodica, dissonante e con gli insinuanti suoni che evocano in orchestra il bosco stesso. Britten usa tutto quel che gli può servire e riesce ad ottenere anche un risultato che travalica Shakespeare: non il solo Demetrio esce dal bosco ancora stravolto dall’incantesimo, ma tutti e quattro i ragazzi ne sono al punto turbati da portarne tracce visibili nella scena che, non solo musicalmente, è tra le più belle dell’opera, quella del risveglio.

Elio De Capitani


A midsummer night’s dream, opera in tre atti di Benjamin Britten. Libretto tratto dall’omonima commedia di William Shakespeare adattato da Benjamin Britten e Peter Pears.

midsummers-night-dream-_-ph-alessia-santambrogio4Oberon Raffaele Pe
Tytania Anna Maria Sarra
Puck Simone Coppo
Theseus Federico Benetti
Hippolyta Arina Alexeeva
Lysander Alex Tsilogiannis
Demetrius Paolo Ingrasciotta
Hermia Cecilia Bernini
Helena Angela Nisi
Bottom Zachary Altman
Quince Nicholas Masters
Flute Roberto Covatta
Snug Rocco Cavalluzzi
Snout Claudio Grasso
Starveling Dario Shikemiri

Direttore Francesco Cilluffo
Regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
Scene Carlo Sala
Costumi Ferdinando Bruni
Light designer Nando Frigerio
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro di voci bianche Mousiké Smim Vida di Cremona
Maestro del coro voci bianche Raul Dominguez
Coproduzione Teatri di OperaLombardia e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

A midsummer’s night dream, domenica 22 ottobre alle 15.30. Biglietti a 53 euro (platea e palchi), 24 euro (IV galleria, parapetto), 21 euro (V galleria, parapetto), 19 euro (IV galleria, ranghi) e a 16 euro (V galleria, ranghi).

(Foto di Alessia Santambrogio)

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