A lezione di musica e vita con Peppe Voltarelli

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Un incontro intimo, fin troppo, quello che si è volto il 17 novembre al Liceo Volta fra i pochi coraggiosi studenti voltiani che hanno rinunciato allo studio matto e disperatissimo e Peppe Voltarelli, cantautore calabrese, classe 1969, vincitore della Targa Tenco 2016. Un lungo ma vivo racconto della sua vita, il suo incontro con la musica, la critica ai talent, l’importanza delle proprie radici. Parlando con naturalezza e simpatia, Voltarelli ha attraversato tutte queste tematiche, riuscendo a comunicare, con grande scioltezza e vicinanza, a una generazione diversa, geograficamente e cronologicamente lontana dalla realtà che ha raccontato.

http://www.peppevoltarelli.net/images/voltarelli%20canta%20profazio%20-%20targa%20tenco%202016.jpgIl suo viaggio nel mondo della musica inizia nel suo piccolo paese natale, Mirto di Crosia (in provincia di Cosenza), dove fonda, prima dei sedici anni, la sua prima cover band onnivora, che suona i Pooh e così come i Doors. Alle superiori, però, la musica cambia e la band inizia a suonare un punk rock coraggioso, che si oppone alla realtà sociale in cui si trova, che urla ’ndrangheta merda nella terra dove la ‘ndrangheta ha origine e che rinuncia completamente alle cover per potersi creare una propria identità in grado di lanciare un messaggio. A ventitré anni, dopo essersi trasferito a Bologna per frequentare il Dams pubblica il primo disco. Il suo ritorno a Mirto è un trionfo: ci sono grande sostegno e rispetto nei suoi confronti e diviene l’orgoglio del piccolo paese che l’aveva etichettato come diverso durante l’adolescenza.

Peppe Voltarelli in Aula Benzi con Alessio Brunialti

Peppe Voltarelli nell’Aula Benzi del Liceo Volta con Alessio Brunialti

È da questo momento che la musica diviene un vero e proprio lavoro, che gli permette anche un’indipendenza economica e quindi una certa libertà. Voltarelli sceglie di non fare solo intrattenimento, ma di suonare e cantare la propria identità e di prendersi la responsabilità di dire ci che pensa. Proprio per questo bisogna cantare solo quando si ha qualcosa da dire, altrimenti i propri pezzi divengono canzonette gonfiate ma vuote di significato. Da qui parte una riflessione che condanna i talent show, tanto in voga al momento, che pretendono di tirare fuori dai giovani che vi partecipano tutto il possibile, senza preoccuparsi di trovare loro un’identità, ma solo per nutrire il pubblico con ciò che desidera. Inoltre questi format televisivi, creano competizione tra i partecipanti, quando la competizione nell’arte è sterile e inutile.
Dopo le prime esperienze con il punk rock, cantato in inglese, la giovane band inizia a cantare in dialetto, aderendo inconsapevolmente al folk revival, in modo del tutto spontaneo: durante un concerto in un centro sociale palermitano, dopo aver ascoltato altre tre band che suonavano esattamente il loro genere ed esattamente nello stesso modo, decidono di presentare una canzone tradizionale calabrese, mantenendo però il loro sound rock e il pubblico si dimostra entusiasta.

http://www.squilibri.it/images/gallerie/foto-voltarelli/06.jpgIn quegli anni di migrazione interna, in cui i meridionali si erano spostati verso il Nord in cerca di una situazione economica e sociale, si provava un certo pudore nell’uso del dialetto, che ricordava i problemi e la povertà della propria terra d’origine. Per Peppe Voltarelli invece è un orgoglio cantare con la parlata della sua Calabria, con cui racconta un Sud coraggioso e pronto a riscattarsi. Così partecipa a un processo di diffusione culturale che ci permette di conoscere la storia e le origini di un popolo variegato come quello italiano.
L’importanza data alle proprie origini è ciò che ha permesso al cantautore di esibirsi in tutto il mondo, adeguandosi alle situazioni ma mantenendo sempre una forte impronta italiana, capace di suscitare grande curiosità in un pubblico straniero, che si trova ad ascoltare i suoni e la parlata di una terra lontana che sembra per essere in grado di materializzarsi ovunque grazie alla voce di questo artista.
È proprio per questa ricerca delle proprie origini che, a quarant’anni, Voltarelli si avvicina alle figure dei cantautori della sua terra che lo hanno preceduto. Si avvicina in particolare alla figura di Otello Profazio, cantautore e cantastorie degli anni Sessanta, che rielabora e reinterpreta canzoni, poesie e fiabe del Meridione. Da qui nasce il disco Voltarelli canta Profazio, accompagnato da una serie di tredici quadri originali, realizzati da Anna e Rosaria Corcione con una tecnica simile ai dècollage di Rotella, creati con opere di pittori del Sud e copertine di altri cantautori.
http://www.squilibri.it/images/gallerie/foto-voltarelli/03.jpgDopo la chiacchierata, il cantautore si è cimentato nell’esecuzione di due brani, chitarra e voce, il primo di Profazio, Colapesce e il secondo Zattera, dal suo album Lamentarsi come ipotesi.
Da giovane del Volta, avrei preferito se questo incontro fosse stato meno intimo e più caloroso, ma ho apprezzato immensamente le parole di questo cantautore che mi hanno invitata a riflettere sulle mie origini, che sento divise tra la Lombardia e la Basilicata, e che ha accresciuto ancora di più il mio desiderio di sentirmi un’orgogliosa di avere le mie radici in un Sud pronto a far valere la propria cultura non solo in tutta Italia, ma anche in paesi stranieri.

(Foto e video di Laura Bianchi)

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