A casa tutto bene, Brunori Sas alla festa per Radio Onda d’Urto

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La storia di Radio Onda d’Urto affonda le sue radici nel cuore degli anni Ottanta, quando un gruppo di persone decisero di dare vita a un’emittente completamente autogestita e autofinanziata. Superate alcune difficoltà iniziali, nel 1992 i fondatori decisero di dare ulteriore impulso alla loro attività e recuperare i fondi necessari organizzando la prima edizione di una festa estiva che, ingrandendosi progressivamente, negli anni successivi si è affermata come un grande evento musicale, aggregativo e culturale di carattere nazionale. Partita il 9 agosto e giunta alla ventiseiesima edizione, la Festa di Radio Onda d’Urto, che conta circa centomila partecipanti ogni anno, è uno dei più grandi happening autogestiti d’Italia, con quattro palchi live, djset, dibattiti, presentazioni di libri e fumetti, performance teatrali, bancarelle di artigianato, intrattenimento per i più piccoli e numerosi punto ristoro. Molti gli artisti che sinora si sono esibiti nella storica area di via Serenissima, tra cui Coez, Levante, Dente, Lo Stato Sociale, i Management del dolore post-operatorio, Nada con A Toys Orchestra, Punkreas e Derozer, mentre martedì 22 il palco principale sarà tutto per Brunori Sas e il suo A casa tutto bene tour, anticipato dall’esibizione di una delle band-rivelazione degli ultimi anni, La Rappresentante di Lista.

Ci sono pochi artisti a cui perdono l’uso smodato della rima baciata e alternata. I primi due, in cima alla lista, sono Fabrizio De André e Francesco Guccini, funamboli delle assonanze, delle metafore, delle iperboli e di tutte le migliori figure retoriche che la nostra straordinaria lingua può vantare. L’ultimo, in ordine di apparizione, è Brunori Sas, al secolo Dario Brunori, cantautore cosentino prossimo alle quaranta primavere, Premio Ciampi nel 2009 per Vol. 1, il suo primo disco, e vincitore della Targa Tenco nell’anno successivo, come miglior esordiente. Dopo altri due album di grande successo e un numero considerevole di live nei teatri, negli stadi e sui palchi di tutta Italia, a gennaio è uscito A casa tutto bene, un disco maturo, intenso e malinconico. In concerto Brunori sarà accompagnato dalla sua band storica, composta da Simona Marrazzo (cori, synth, percussioni), Dario Della Rossa (pianoforte, synth), Stefano Amato (basso, violoncello, mandolini), Mirko Onofrio (fiati, percussioni, cori, synth), Massimo Palermo (batteria, percussioni) e Lucia Sagretti (violino).

Dario, sorriso sornione e occhi limpidi, nella sua nuova fatica artistica annuncia l’emancipazione dalla figura del cantastorie di Guardia ’82 e di Rosa, raccontando di una generazione che si sta rassegnando, in perenne equilibrio tra paura e coraggio. Disincanto e delusione, desiderio di rischiare e timore, speranza e una punta di cinismo si inseguono inesorabili all’interno delle dodici tracce, disegnando limiti e forme di un’umanità spaventata e piccola, che vorrebbe affrancarsi ma che non ne ha le forze, che tenta di cambiare ma non sa rinunciare a quelle quattro o cinque cose a cui non crede neanche più, che ci prova e si aggrappa a ciò che ha, ripetendosi, come un mantra consolatorio, che se a casa tutto bene allora non è ancora finita. Apparentemente lontano anni luce dalle sonorità travolgenti di Mambo reazionario, questo disco riesce a mescolare con grazia caldi ritmi mediterranei e freddi suoni sintetici, tracciando una linea continua tra passato e futuro, vecchio e nuovo, classico e moderno, senza la pretesa di voler insegnare nulla, ma con l’umiltà di chi ha trovato la propria strada e intende perseguirla, senza dimenticare o rinnegare il percorso sin qui compiuto.

Il grande successo dei concerti attesta, senza dubbio, quanto i fans di Brunori siano rimasti colpiti da quest’ultimo lavoro, in cui è facile riconoscersi e ritrovarsi, una generazione che pensava «Che fosse tutto una passeggiata / Che bastasse cantare canzoni / Per dare al mondo una sistemata, mentre l’amore è un pugno sulla schiena e dentro di noi sopravvive un Don Abbondio affacciato alla finestra / a guardare le macerie / a contare quel che resta».

È cresciuto, Darione nostro, ed è cresciuto bene, ma, a mio parere, il guascone che è in lui non si è affatto sopito, e so che ad un certo punto, giovedì, lo vedrò spuntare su quel palco, più in forma che mai. Perchè, se è pur vero che il cambiamento passa attraverso la riflessione e la consapevolezza, abbiamo anche un bisogno disperato di spensierata leggerezza, che ci restituisca energie e voglia di rimetterci in viaggio, che ci mostri la meta un po’ più vicina e raggiungibile e che ci faccia sussurrare, con sollievo, a casa tutto bene. Davvero tutto bene.

Biglietti a 15 euro.

 

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