A Cantù Doug Seegers, l’homeless diventato star

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Non sono più straordinari i concerti del lunedì sera All’Unaetrentacinquecirca di Cantù: spesso il palco di via Papa Giovanni XXIII 7 apre straordinariamente per ospitare ospiti straordinari, ma pochi, anzi nessuno, è fuori dall’ordinario come Doug Seegers, che si esibirà il 9 ottobre alle 21.30. Prendetevi un po’ di tempo perché questa è una storia che potrebbe piacere a un regista classico come Frank Capra anche se il protagonista ha il volto più scavato e lo sguardo più segnato rispetto a un Henry Fonda o a un James Stewart. Doug è nato a New York, 65 anni fa, e come tanti ragazzi della sua generazione ha inseguito il sogno di diventare un singer songwriter, come si dice da quella parte dell’Atlantico (un cantautore, come si chiamano qui).

Era la fine degli anni Sessanta e Dylan aveva appena messo la capitale del country anche sulla mappa dei rocker con Nashville skyline. E Seegers amava quella musica, al punto che si faceva chiamare Doug the drifter, un riferimento scoperto a Hank Williams che incideva brani di ispirazione religiosa nascondendosi dietro all’alias Luke the drifter. A tanti, in quegli anni, ha detto bene: è il periodo in cui autori come Kris Kristofferson e Waylon Jennings sono emersi dall’oscurità con le loro canzoni così poco allineate agli standard della musica a stelle e strisce mentre personaggi come Gram Parsons insegnavano la lingua del country perfino ai Rolling Stones. Ma non tutti, all’epoca, hanno imboccato la proverbiale strada con i mattoni gialli e le ambizioni di Doug non lo portano da nessuna parte, o, meglio, anzi, peggio, lo conducono a vivere sotto un ponte, schiavo dell’alcol e della droga, anima persa proprio come il suo amato Hank, solo senza alcun successo.

Facciamo un balzo in avanti, fino all’altroieri. Un lustro fa Jill Johnson, la celebre cantante country svedese (sì: esiste un circuito country svedese, non si vive di soli Abba e metal urlante lassù) è arrivata a Nashville per realizzare un documentario sui cantautori locali. E si è imbattuta in Seegers che cantava Going down to the river, solo una delle numerose canzoni che quell’homeless dimenticato da tutti aveva composto nel corso degli anni, raccontando le sue battaglie contro le dipendenze e l’abuso di sostanze, la sua vita realmente on the road: tanti cantanti scrivono immaginandosi la dura vita dei senzatetto, ma Doug non si inventa nulla. E Jill è la sua fata madrina in versione Terzo Millennio: lo filma, lo condivide su YouTube, la canzone totalizza quasi cinque milioni di visualizzazioni e il resto è una storia sotto gli occhi di tutti.

Doug Seegers viene portato a firmare per una casa discografica in Svezia (ma, «what the hell», un contratto è un contratto), una grande star come Emmylou Harris duetta con lui in She con la stessa intensità con cui accompagnava l’“angelo doloroso” Gram Parsons e Going down to the river raggiunge la vetta delle classifiche scandinave. Ma il successo inatteso di Doug oltrepassa di nuovo l’oceano, perché la sua storia riempie di lacrime i cuori degli americani afflitti dalla crisi. «Non è mai troppo tardi», «Mai dire mai», «Uno su mille ce la fa», tutti gli stereotipi del caso, ma lui è una persona vera, con le sue sofferenze e le sue cadute, come Charles Bradley, altro artista emerso dalla strada e, purtroppo, appena scomparso, come Ted Hawkins, che mendicava cantando sulla spiaggia di Venice Beach, come, e qui torniamo alla Hollywood dei tempi d’oro, Larry Lonesome Rhodes, il protagonista di Un volto nella folla di Elia Kazan. Come un uomo che ha trascorso gran parte della sua vita sognando e combattendo e che, ora, è in tournée e lunedì 9 alle 21.30 sarà a Cantù per l’unica tappa lombarda di questa sua prima volta in Italia. Biglietti a 10 euro, informazioni e prenotazioni al 3457972809.

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