A Cantù c’è Ben Glover, irlandese emigrante

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Lo aveva promesso ed è, finalmente, arrivato il momento di tenere fede a quelle parole: Ben Glover torna in concerto in Italia, da solista, per presentare The emigrant, un nuovo album di cui aveva proposto un assaggio nella sua ultima incursione dalle nostre parti. In quell’occasione era accompagnato da Joshua Britt e Neilson Hubbard, ovvero gli Orphan Brigade. In precedenza lo avevamo ascoltato come spalla e opening act di Mary Gauthier, autrice di razza con cui questo bravo irlandese ha scritto diverse canzoni. Ma, era questa la promessa, mercoledì 8 marzo alle 21.30 All’Unaetrentacinquecirca di Cantù i suoi estimatori potranno ascoltarlo in un concerto tutto suo. E ci tiene, visto l’importanza che riveste, per lui, questo disco che lui stesso ha definito un «semi concept album». Metà delle canzoni sono originali, alcune scritte con Gretchen Peters, Tony Kerr e ancora Mary Gauthier. Le altre sei sono tradizionali irlandesi, per marcare le origini di questo musicista nato nell’Isola verde e emigrato negli Usa. “Emigrato” e non “trasferito”, perché sembra che i musicisti, abituati a spostarsi da una nazione all’altra, si considerino sempre turisti mentre Glover possiede una sensibilità differente.

«Innanzitutto – scrive – The emigrant si rivolge a noi, a come affrontiamo il cambiameto, la perdita, la speranza e, alla fine, come riusciamo a sopravvivere ai problemi della vita». Pubblicato nel novembre scorso, anche in Italia dalla sempre intraprendente etichetta brianzola Appaloosa, il cd assume anche nuovi significati nell’era Trump. «Negli ultimi due anni – dice Glover – ho fatto tutta la trafila per ottenere la mia Green card e quindi la realtà dell’immigrazione ha fatto parte del mio mondo per diverso tempo, non solo per le lungaggini burocratiche, ma anche perché mi sono dovuto porre delle nuove domande come cosa e dov’è casa?». Da questo nascono i nuovi brani, ma c’è anche uno sguardo musicale alla Paese natale: «Allo stesso tempo il mio interesse nelle radici musicali irlandesi e nelle ballate tradizionali è rifiorito. La mia testa e il mio cuore si sono rivolti a quel mondo musicale. Quindi il percorso dell’emigrante e il ritorno alla musica con cui sono cresciuto sono le due anime di questo disco. È la mia storia. Rappresenta chi sono in questo momento». In questa occasione Ben sarà accompagnato da un compatriota: Colm McLean, da Belfast.

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