7grani, da Nanchino a Xanadù

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Nella dieci giorni per festeggiare i dieci anni dello Spazio Gloria, storico cinema ormai consolidato circolo Arci Xanadù, partecipo alla serata che vede protagonisti i 7grani, band comasca cui sono particolarmente legata, formata dai fratelli Mauro, Flavio e Fabrizio Settegrani. Ma perché sono affezionata a questo gruppo? Permettetemi una piccola digressione a riguardo. Vedo per la prima volta dal vivo i 7grani due anni fa, in un concerto organizzato nella palestra di Lenno per la festa della Liberazione. L’anno successivo assisto alla loro performance a Lanzo d’Intelvi, sempre in occazione del 25 aprile. In entrambe le occasioni viene proiettato il documentario di Neve diventeremo, album pubblicato nel 2013 dedicato alla memoria dell’Olocausto e della Resistenza.

Ed ecco il punto: la loro voglia di avvicinare le persone alla storia, la loro capacità di utilizzare la musica per sensibilizzare ad un sentimento collettivo di ripudio nei confronti di ogni guerra e persecuzione, è qualcosa che ha sempre mosso in me il più profondo senso di partecipazione politica attiva e consapevole. Ma torniamo a noi. I 7grani presentano l’inedito docu-film girato in Cina in occasione del loro viaggio a Nanchino, città che nel 1937 si vede protagonista dell’uccisione di almeno 300mila persone e dello stupro di 20mila donne da parte dei soldati giapponesi. Un massacro poco conosciuto, almeno fino a qualche anno fa, e raccontato da Iris Chang nel libro Lo stupro di Nanchino da cui nasce Ragazza di Nanchino, canzone dei fratelli Settegrani dedicata a tutte le donne vittime delle guerre. Dimenticare un olocausto è uccidere due volte: con la frase di Elie Wiesel ha inizio il documentario che ruota attorno alla performance dei 7grani allo Youth Festival di Nanchino e che vede la presenza delle testimonianze di due sopravvissuti al massacro.

Il tutto è in linea con i propositi della band comasca: dedicare l’anima alla memoria, ricordando il passato con uno sguardo di pace verso il futuro. Al docu-film segue il concerto. Da canzoni dal loro repertorio come Nutri la memoria, Caminante e Libera la sedia a cover di pezzi storici come Gioia e rivoluzione degli Area e Quello che non ho di De André, il gruppo non tradisce le aspettative e mi dona ulteriori spunti di riflessione, ricordandomi che l’arte è uno degli strumenti per eccellenza per diffondere storie che stimolano in noi la ricerca di verità passate e presenti.

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