Van De Sfroos tra Terra&Acqua con La Provincia

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È un progetto che sta impegnando Davide Van De Sfroos da, ormai, cinque anni e per lui, cantante, autore, poeta, ma anche narratore di una terra, quella lariana, e un’acqua, quella del nostro lago, che fanno da scenario a tutte le sue creazioni, si tratti di brani musicali, di racconti, di liriche, perfino di un poema epico, naturalmente in vernacolo tremezzino, come il Capitàn Slàff. È Terra&Acqua, sigla che raccoglie una serie di documentari che vedono Bernasconi andare alla scoperta dei più pittoreschi paesi del Lario con uno sguardo da neofita, anche lui che, teoricamente, dovrebbe sapere già tutto e, invece, impara che c’è sempre qualcosa in più da sapere. Poi c’è uno spettacolo multimediale, che lo vede dare vita a quelle immagini accompagnandole con le sue parole in palcoscenico. C’è stata una versione Expo lo scorso anno, che ha raccolto meritato successo. E ci sono anche le guide Itinerari Terra&Acqua: Como, importantissime perché rappresentano il frutto più tangibile di tutto questo lavoro. In questi giorni la nuova edizione, aggiornata e ampliata nei contenuti, è in edicola con La Provincia a 10 euro, oltre al prezzo del quotidiano, fino al 12 settembre. Grazie ai QR Code è possibile vedere le clip in cui Van De Sfroos indaga il territorio. Inoltre, grazie alla newsletter, si resta sempre aggiornati: per iscriversi basta accedere al sito www.itinerarifolk.com e cliccare la voce “registrati” situata in alto a destra. Inoltre tutti i contenuti sono disponibili nella app gratuita Orobie Active, per un’esperienza ancora più intuitiva ed emozionale. Nella app si trovano itinerari per escursioni, visite culturali e trekking, punti di interesse storico e naturalistico, servizi, eventi e manifestazioni locali. Intanto il lavoro di Van De Sfroos continua.

Terra&Acqua è un vero è proprio work in progress?
Sì. È partita come docu – fiction, quasi sperimentale, trattando la nostra parte di lago di Como. Poi abbiamo avuto richieste dalla Valsassina e dal ramo lecchese. Poi dalla Brianza, dalla provincia di Varese, in questo momento io e Dario Tognocchi stiamo girando in Valtellina, in Valchiavenna, in Val Codera e il cammino continua. Nel mezzo ho fatto di tutto: è vero quello che ho scritto nell’introduzione.
«Ho percorso sentieri, scalato rocce, remato su canoe, Lucie e comballi, fatto tuffi nel lago, esplorato le profondità delle montagne, cavalcato moto e cavalli, parlato con asini e pecore»…
Appunto, tutto vero. Adesso si è aggiunto anche l’elicottero che è un’esperienza unica da fare sul lago. Sembra di essere una libellula in volo e certe viste dall’alto non hanno prezzo.
Che riscontri ci sono stati?
Sono molto soddisfatto soprattutto per le persone che sono venute a conoscenza di Terra&Acqua al Sud che, in seguito, visitando il territorio, hanno messo in pratica gli itinerari che sono consigliati dalla guida. In questo caso io mi sento un viaggiatore – provocatore, voglio spingere tutti a scoprire le bellezze nascoste delle nostre terre.

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Ma c’era davvero qualcosa che Van De Sfroos ancora non sapeva del lago?
Assolutamente. C’è sempre qualcosa da scoprire o da fare. Io, finalmente, dopo tanti anni, per questa guida sono andato… de sfroos!
Come?
Per girare a Sagno sono salito con un sacco di juta carico di materiale. Saranno stati 25 chili, non di più: un’inezia rispetto ai pesi che portavano i contrabbandieri, ma finalmente posso dire di avere provato e di iniziare a capire, davvero, cosa voleva dire camminare per chilometri in salita con il «sàcch in spala». E poi ho visto la famosa ramina, la rete, ormai arrugginita, del vecchio confine, quella che veniva bucata per passare da una parte all’altra, sempre de sfroos, quella che ci ha fatto guadagnare il soprannome indecoroso di magnaramina.
In pratica la location di tante canzoni.
Un’esperienza molto potente, come tante che ho potuto fare realizzando questa guida. E, davvero, ti rendi conto di quanto non conosci mai abbastanza la tua terra. Io penso che il viaggio, andare lontano, faccia parte della natura dell’uomo, è il nostro destino. Però, ogni tanto, anche facendo i turisti a casa nostra si fanno delle scoperte eccezionali e inattese.
Anche leggende?
Certo. Ne anticipo una, curiosa, da Gravedona, che spiega l’origine di un termine che mi ha sempre affascinato: scungiüra – becch.
Prego?
Un un pastore di Pagnona, sponda lecchese, portò alla fiera di Gravedona il suo gregge per vendere degli ovini. Un capro, appunto un becch, si staccò dal gruppo spaventato dal rumore e si infilò nella chiesa di Santa Maria: prima si impigliò in un paramento rosso, poi con le corna restò imbrigliato nelle corde delle campane che iniziarono a suonare. Le donnette del paese, accorrendo, si spaventarono: c’era un caprone, tutto rosso, furibondo, che agitava le campane con le corna. Era il diavolo in persona! Tentarono di tutto, anche un esorcismo improvvisato, ma non ci fu niente da fare finché il pastore, per recuperarlo, fece un fischio e l’animale tornò all’ovile. Da cui il detto: «Vaar pussée un ciful de Pagnona, che céent scungiura – becch de Gravedona», ovvero «vale di più un… diciamo sempliciotto di Pagnona che cento scongiuratori di capri di Gravedona».

Ma c’è anche chi riesce a convincere qualche altro capo importante…

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