Un tranquillo weekend a Como

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«Tu non sei umana», mi sento dire a volte dagli amici, perché scelgo di fare mille cose e sembra che non mi stanchi mai.

Questo non è propriamente vero, alla mia veneranda età mi stanco eccome!
La voglia di partecipare a tanti appuntamenti, di vedere gli amici, di continuare le tradizioni, di seguire i concerti fa però superare tutto il resto.
Giocare alle ore ventitrè e all’una di notte a beach volley per il Vasca Day, ad esempio, sembra stancante ma è talmente divertente che si fa. Così come si prosegue anche il giorno dopo, giocando sotto il sole e il caldo, solo perché è il Vasca Day.

Certo, la mancanza degli A. S. Tronzi (non vi scandalizzate… era il nome del nostro fantasmagorico team, che quest’anno si è preso una pausa) si sentiva. Causa impegni concomitanti sono anche stata a mezzo servizio e il trentennale (nonché undicesimo anno di partecipazione personale) non me lo sono goduto appieno: mi sono persa il fil rouge, il mega autoscatto con il drone, la dormita in tenda.Ci tenevo però ad esserci per giocare, salutare amici che vedi meno spesso, bere buona birra, mangiare il tipico – sanissimo – cibo da torneo, stare in canotta, pantaloncini e infradito e ascoltare musica e, ovviamente, giocare non troppo seriamente.

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Anche proseguire la serata al tempio Voltiano, prima, e ai giardini, poi, è stato un po’ stancante ma ne è valsa la pena. Al netto dei poco concilianti spettatori in piedi che al grido SEDUTI! della folla non hanno battuto ciglio  e soprassedendo sulle zie che abbiamo dovuto gentilmente invitare a spostarsi di qualche metro, così da poter vedere lo schermo e non il grazioso fondoschiena fasciato nei candidi shorts, c’era un bel clima. Certo, il black out a un minuto dalla fine non ha fatto bene alle coronarie e ha mostrato quanto la gente possa impazzire: il fuggi fuggi generale è stato qualcosa di sconcertante anche per me che apprezzo il calcio e capisco certe dinamiche. Non ha fatto bene alle coronarie, e all’umore, nemmeno la conclusione della partita ma su questo non è il caso di soffermarci.

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Vuoi, poi, perderti i festeggiamenti con una delle tue più care amiche? Ovviamente no, per cui a mezzanotte – e anche oltre – si brinda e l’indomani si parte alle 9.30 per la “passeggiata” in montagna; leggasi: si parte da Rovenna, si fa tappa Spritz e Campari (gente seria, gli amici montanari) al rifugio Murelli, si arriva al rifugio Prabello, si collassa al sole, si riparte.In totale: settordicimila km che però tonificano.
Stancante, questo? Tzè. Non posso mica crollare proprio ora: c’è l’ultima serata dell’Always Hop! Giusto un giretto, si torna presto ché la settimana sarà impegnativa.

Presto è un concetto variabile, si sa. Tanto mi riposo nei prossimi giorni.

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Ah no..lunedì si va al concerto dei Mumford&Sons: inutile dire che è stato una vera figata. I componenti del gruppo sono stati coinvolgenti, spiritosi, eclettici e bravissimi.Il cantante ha anche improvvisato una corsetta tra il pubblico, tra platea, stand e tribune. A un certo punto si è anche materializzato un «nuovo amico italiano»: Ludovico Einaudi. Vi lascio immaginare le esclamazioni di stupore e gioia del pubblico. La Summer Arena di Assago, poi, è un posto bellissimo: era la mia prima volta lì e ovviamente la ruota panoramica mi ha entusiasmato, dando quel tocco in più ad uno spettacolo di per sé già memorabile.

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Ok, ora il fine settimana lungo è finito.
Martedì però c’è l’ultima replica de L’elisir d’amore. Mercoledì e giovedì il cinema all’aperto, venerdì Marker e sabato Salmo.
Che vitaccia.
Ad agosto recupero il sonno.
Forse.

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