The Swingles swingano a Chiasso

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Una storica formazione vocale, con più di cinquanta dischi, cinque Grammy award, alle spalle migliaia di concerti in tutto il mondo, utilizzata nelle colonne sonore mainstream di Sex & the city e Glee, ma, soprattutto, conosciutissimi in Italia per la loro resa dell’Aria sulla quarta corda di Bach, utilizzata come sigla di Quark. Piero Angela è un appassionato jazzofilo e jazzista al pianoforte: ecco un omaggio che il grande giornalista ha rivolto a The Swingles, che arrivano a Chiasso il 15 dicembre per presentare i loro classici, i brani degli album più recenti e anche una selezione di arie natalizie.

In principio fu Bach. Proprio Johann Sebastian Bach. Il grande compositore è stato uno dei numi tutelari di quel momento del jazz noto come third stream. In cosa consisteva questo terzo corso? Nel cercare una via di mezzo, una terza strada, tra la musica afroamericana e la classica. Connubio non semplice: da una parte l’improvvisazione che si lascia alle spalle la composizione, talvolta solo un pretesto per dare il la ai solisti. Dall’altra un’interpretazione rigorosa, dove è impossibile spostare una nota. Ma jazzisti come John Lewis del Modern Jazz Quartet e un direttore come Gunther Schuller si impegnarono per sposare i due generi, dando vita a ibridi talvolta riusciti, in altri casi meno azzaccati. In Europa, in Francia, terra dove il jazz ha sempre esercitato un fascino quasi esoterico, era arrivato il cantante Ward Swingle, dall’Alabama. Dopo una militanza Les Double Six, un sestetto vocale, naturalmente, fondò un suo gruppo: The Swingle Singers. Inizialmente accompagnavano in studio stelle come Edith Piaf e Charles Aznavour, ma un giorno, per caso, ecco l’illuminazione.

Un esercizio vocale condotto su alcuni temi del Clavicembalo ben temperato di Bach spinsero Swingle a indagare le possibilità di quella musica che, secondo tutti i cantanti dell’ensemble, possedeva uno swing naturale. Ne nacque un album storico, dal titolo genialmente ironico, Jazz Sebastian Bach, dal successo strepitoso.

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Da allora hanno cantato di tutto, hanno ripetuto l’esperimento con Mozart, hanno avuto l’onore di interpretare musica appositamente composta da Luciano Berio, hanno affrontato anche il pop e il rock, ma anche arie di epoca barocca, rinnovandosi come mutava la formazione: Swingle sciolse il gruppo negli anni Settanta al suo ritorno in America per farlo rinascere come Swingles. Da allora il gruppo ha ospitato innumerevoli cantanti, perfino sdoppiandosi. Il fondatore, dal 1984, si limitava a una supervisione generale (Swingle è scomparso all’inizio dello scorso anno). Oggi The Swingles sono in sette – Joanna Goldsmith-Eteson, Sara Brimer, Clare Wheeler, Oliver Griffiths, Jon Smith, Kevin Fox e Edward Randell – fanno base in Inghilterra, e continuano a mietere meritati successi in tutto il mondo.

Biglietti a  40 euro (platea) e a 35 euro (galleria).

 

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