Oggi l’ultima cartolina per salvare il lungolago: l’appello di Van De Sfroos

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Como è sempre stata famosa per il lago e per la seta. Da un certo punto in poi andavo in giro per l’Italia, e non solo, dicevo che ero di Como e mi rispondevano: «Ah, e il muro?». Manco fossi di Berlino. Adesso Berlino non ha più il muro e Como, per un certo periodo, è stata famosa solo per il muro costruito e abbattuto.

Ora lo è per il lungolago infinito. Non è giusto. Credo che Como debba tornare ad essere nota almeno per il lago. Queste cartoline lasceranno un segno perché in Italia Como è conosciuta. Un po’ di rumore lo stanno facendo e lo faranno una volta riconsegnate. Bisogna vedere poi se si riuscirà nel concreto a risolvere il problema. È giusto che parta da noi, anche se più di tanto non possiamo fare, a meno di scendere sul lungolago con un piccone e finire noi i lavori.

La terza cartolina, in edicola con La Provincia di lunedì 23 maggio

La terza cartolina, in edicola con La Provincia di lunedì 23 maggio

Anticamente in piazza Cavour c’era una fontana. È stata portata nel Bronx e, quando siamo andati a New York, l’abbiamo visitata. Allora mi chiedo a questo punto facciamoci prestare un muro dal Bronx, lo scambiamo con la fontana e lo mettiamo sul lungolago se dobbiamo finire così. Ma forse ci sono altre possibilità.

Como non è una cosa disegnata sulla cartina, esiste da quando si chiamava Novum Comun ed è una comunità, una città con i suoi abitanti che sono persone: dopo anni ne hanno viste di tutti i colori e oggi, con tutti i mezzi possibili, e provocazioni come la cartolina, in modo pacifico ma secondo me inesorabile stanno chiedendo di poter avere il loro balcone sul lago, il loro lungolago. Chiedono di poter guardare il lago non attraverso un reticolato, magari dovendosi arrampicare su un muro e vivere il proprio territorio come questa epoca dovrebbe garantire di poter fare.

Non credo ci sia niente di strano: è come dire che la farfalla vola e va sui fiori, che l’insetto va a cercare il polline. L’abitante del lago arriva automaticamente a fare la passeggiata sul lungolago. Ma se il lungolago non c’è? C’è una sorta di “coitus interruptus” che non va bene, non fa bene e non sta bene soprattutto come biglietto da visita per chi arriva a Como per vedere il famoso lungolago di Como. È come se arrivassimo a Parigi e trovassimo la Tour Eiffel capovolta.

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