Follia e assenza d’opera al San Teodoro

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Su Bibazz abbiamo già avuto modo di parlare di Follia e assenza d’opera, il progetto artistico-culturale ideato dal Circolo Arci Trebisonda di Como in collaborazione con Teatro San Teodoro, con il patrocinio dell’Asst Lariana e l’adesione del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste. Creato in occasione del quarantennale dall’approvazione della Legge Basaglia (L.180/78), il progetto consta di cinque workshop ideati e coordinati dal formatore e drammaturgo Giacomo Puzzo con l’affiancamento di professionisti comaschi del settore teatrale.

I laboratori stanno avendo un grande successo e molti sono già sold out; uno di questi è stato La voce sensibile tenuto da Marco Belcastro. Musicista, cantante, compositore, ha studiato per anni chitarra classica passando poi al pianoforte e si è quindi perfezionato in Metodo funzionale della voce e specializzato in Funzionalità vocale: il suo workshop non poteva che trattare, dunque, di questo. Gli abbiamo chiesto qualcosa in più sulla giornata.

Marco Belcastro

Il laboratorio dello scorso 12 marzo ha visto il tutto esaurito. Immagino che la cosa abbia soddisfatto te e gli organizzatori. Dal punto di vista della riuscita del workshop ti ritieni soddisfatto?

Direi di sì, siamo stati molto soddisfatti, anche perché era anche più del “tutto esaurito”, eravamo davvero in tanti. Sono molto contento anche della riuscita del workshop. Visto l’alto numero di partecipanti e la sua eterogeneità ero molto curioso di vedere come il gruppo avrebbe seguito le mie proposte di lavoro e devo dire che sono stato molto sorpreso e contento dei risultati ottenuti: penso che siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che il laboratorio si proponeva.

Il workshop si è concentrato sulla voce e su quanto essa allo stesso tempo ci distingua e ci accomuni agli altri. Durante il laboratorio erano previste pratiche corporee e sensoriali collettive e individuali con momenti dedicati anche al canto. Qual è stata la risposta dei partecipanti?
Sono molto felice di come i partecipanti hanno risposto alle mie proposte, soprattutto perché il lavoro sulla voce sia cantata che parlata che propongo esce un po’ dai soliti canoni. Non propongo tecniche canore, esercizi mirabolanti né tecniche di respirazione, che penso non facciano altro che ingabbiare il nostro organismo, il nostro corpo e di conseguenza anche la nostra voce: essa si trova, di conseguenza, bloccata da richieste il più delle volte irraggiungibili che vanno in direzione contraria a una sana emissione vocale. Le pratiche corporee e sensoriali che ho proposto fanno sì che si impari a dedicarsi a un ascolto multisensoriale del suono, che libera in maniera esponenziale la nostra voce. Se ci si dedica a questo tipo di ascolto si riesce a essere più in contatto con noi stessi. Questo contatto ci libera dal controllo e ci possiamo finalmente affidare all’autorganizzazione del nostro organismo: lui sa già come fare, dobbiamo solamente donargli il terreno fertile per esprimersi liberamente. In questo workshop siamo partiti dall’osservazione dal punto di vista tattile della vibrazione della nostra laringe cantando prima dei semplici suoni. Nel corso della giornata questi suoni sono diventati canto e poi voce parlata. I partecipanti hanno risposto a queste mie proposte con grande serietà, dedizione e partecipazione e penso che i risultati si siano visti. Abbiamo raggiunto dei momenti di alta qualità sonora e di presenza del gruppo nonostante fosse la prima volta che ci si incontrava.

Un altro degli obiettivi era quello di sviluppare una maggiore sensibilità rispetto al suono e all’ascolto dell’altro, comprendendo quanto la voce possa veicolare le emozioni e creare equilibrio. Quanto questo tipo di riflessione e di pratica può essere utile quotidianamente, nelle attività che ognuno di noi svolge e nei rapporti che tutti abbiamo?

Sicuramente questo tipo di riflessione e di pratica può essere molto utile nel quotidiano. Un sano uso della propria voce e un costante contatto col nostro suono porta a un salutare stato di benessere (il nostro corpo e la nostra mente non aspettano altro che il potersi risvegliare grazie alla vibrazione). Inoltre rinunciare al controllo, imparare ad affidarsi, aver fiducia nel fatto che il perdersi porta al ritrovarsi, lasciarsi toccare dalle emozioni senza esserne sopraffatti , il sentire come, se ci dedichiamo a noi stessi con questo tipo di ascolto e di presenza, tutto il gruppo ne risente positivamente, ecco, tutto questo è sicuramente uno stimolo e può diventare guida per la quotidianità.

Stefano Annoni

Gli appuntamenti non sono finiti qui: domenica 26 marzo sarà la volta de L’attore presente, a cura di Stefano Annoni con la collaborazione di Simona Pagnoni. Il 23 aprile toccherà poi all’attrice e drammaterapeuta Elisa Carnelli con La stranezza di ciascuno di noi. Il ciclo di laboratori terminerà poi il 7 maggio con Materia viva a cura di Davide Marranchelli (attore e regista). Per alcuni di questi i posti sono già esauriti ma è possibile comunque informarsi e prendere contatto con il Teatro San Teodoro: http://www.teatrosanteodoro.it/. Non perdete l’occasione di parteciparvi!

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