Wow, un successo per tutti… e per nessuno!

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Le tre serate di Wow, per me, sono iniziate tutte con le due ore di diretta radio su CiaoComo. I problemini tecnici iniziali sono stati subito risolti: i tre registi in loco Luca, Emilio e Andrea, insieme a Lorenzo, Alessandro e Davide in studio sono stati preziosissimi e senza di loro (e un altro Alessandro, factotum) nulla avremmo potuto io Paolo e Ivano.

Osservare da quel punto di vista privilegiato  staff, organizzatori, pubblico e artisti è stato entusiasmante: le interviste che abbiamo potuto fare ci hanno permesso di presentare i musicisti e chiedere loro un parere sulla manifestazione, far comprendere, tramite le parole degli organizzatori, il lungo lavoro che ci sta dietro, percepire la soddisfazione e la curiosità del pubblico e dei partecipanti agli eventi collaterali e trasmettere tutto questo agli ascoltatori.

Ci siamo immersi nel festival tra una stimolante chiacchierata con Go Dugong e una breve presentazione del romanzo de Lo Stato Sociale, passando per il racconto delle esperienze dei Selton e la non proprio estrema loquacità di Calcutta (che ci ha messo un pochino in crisi, possiamo dirlo). Abbiamo portato a casa una grande sinergia e confermato una delle tante collaborazioni con Wow.

Lo staff di CiaoComo Radio @ Wow Music Festival

Lo staff di CiaoComo Radio @ Wow Music Festival

Ma… c’è sempre un ma.

Venerdì sera, insieme ai miei (già , è  passato da Wow anche qualche ultrasess… va beh non lo dico chè non è carino) mi sono gustata birra e polpette nell’area street food di Wow; a un certo punto si sono seduti accanto a noi due ragazzi. L’inizio della loro conversazione è stato il seguente:
«Oh ma comunque di stasera non lo sapeva nessuno!»
«Anche secondo me, alla fine non c’era un cartellone, nessuna pubblicità»
Ora, ammetto che in quel momento non ero bendisposta nei loro confronti, dato  che si erano appena seduti in maniera fastidiosamente scomposta, facendo cadere parte della birra senza mezzo accenno di scuse: Holy is my beer,  come recita la canzone degli amici rebelHot, per cui non ero proprio pacifica.
Non ho però potuto fare a meno di riflettere sul concetto di nessuno che i due soggetti avevano in mente. Stai a vedere che tutti questi commenti positivi sul festival non hanno fondamento.

In tre serate nessuno ha in effetti popolato il giardino, il circolo verde, le panche, le sedute fatte di balle di fieno; nessuno ha scelto cosa assaggiare prima tra polpette, pittule, tigelle, panigacci, hamburger, sushi e arrosticini (il top, ma io sono di parte).

Arrosticini, what else?

Arrosticini, what else? (Foto di Andrea Butti)

Nessuno deve essere anche il nome di tutti gli ospiti che si sono esibiti e che nelle tre serate di diretta io, Ivano e Paolo abbiamo avuto la fortuna di intervistare; nessuno in effetti ha chiesto informazioni su scaletta e orari, fatto autoscatti per partecipare ai contest, comprato e indossato le magliette, giocato coi gadget e visitato i monumenti aperti per l’occasione. Nessuno – ma proprio nessuno, eh – si è avvicinato incuriosito o si è appostato davanti alle transenne per godersi al meglio i concerti; nessunissimo ha scoperto Yombe o I’m Not A Blonde, cantato con Cosmo o attorniato i Selton quando sono scesi in mezzo al pubblico, ballato fino alla fine con Pigro on Sofa («Dovevo aspettare 35 anni per ballare qui al tempio» – cit.), aspettato Calcutta e i suoi numerosi rientri.

...in effetti non c’era nessuno (Foto di Andrea Butti)

…in effetti non lo sapeva nessuno (Foto di Andrea Butti)

Credo di avere un concetto di nessuno diverso da quello espresso dai miei due vicini di panca: a mio modestissimo parere Wow è stato un grande successo, magari inaspettato ma del tutto meritato da chi ci sta lavorando – incessantemente – da oltre due anni e ci crede da ancora prima.

Nessun cartello è stato affisso, forse, ma nessuno ci ha fatto caso, secondo me.

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