Wow backstage, l’amore per la musica e per la terra

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25 giugno, ultima serata di Wow Music Festival. Scaletta densa di artisticità, la più attesa dei tre giorni. Ho l’opportunità di parlare e confrontarmi con i musicisti: cerco di strutturare le mie chiacchierate intrecciando le radici di Wow alle storie delle persone con cui mi rapporto. Ripenso quindi al tema #soundscapes e alla serie di performance inserite nel contesto del Tempio Voltiano, a come il Festival sia stato pensato come evento aperto, con una profonda coscienza del territorio alla base. Coscienza di poter sfruttare appieno la ricchezza culturale, paesaggistica e sociale della nostra città. Ma veniamo al dunque.

Arrivo nel tardo pomeriggio nel backstage di Wow e incontro Francesco Motta con la sua fantastica ed energica band, composta da Leonardo Milani, Cesare Petulicchio, Federico Camici e dal mitico Giorgio Maria Dimitri Condemi. Chiedo all’artista pisano che rapporto abbia con le sue origini. «Non sono mai stato attaccato alla mia terra. Il legame più forte per me è quello che ho con famiglia e amici. I rapporti con le persone sono alla base del mio lavoro. Ho fatto un disco da solo ma in realtà non ero per niente solo. Potrei definirmi malato socialmente». E come contraddirlo: La fine dei vent’anni, album uscito a marzo 2016, rispecchia pienamente le parole dell’artista.

Francesco Motta

Francesco Motta

Nel corso della serata chiedo a Calcutta, cantautore originario di Latina, se la sua terra abbia o meno influenzato la sua produzione artistica: «Non so se abbia influenzato il mio lavoro, ma è un fatto molto probabile -risponde – Sicuramente un po’ di amore nei confronti delle mie origini c’è, è una questione di simpatia e affetto».

Calcutta

Calcutta

Una riflessione particolarmente degna di nota è quella donatami dai Selton, band di origine brasiliana. Notando la carica e la forte unione fra i membri, chiedo ai musicisti se fosse proprio l’origine comune a tenerli uniti: «Pensiamo proprio di sì. Alcune persone quando si allontanano dal proprio Paese si slegano dalle loro radici. Noi no. Venendo da un Paese relativamente giovane e che nasce da una sorta di mix fra culture, sappiamo di essere per natura aperti a nuovi mutamenti. Assorbire e trasformare le influenze che raccogliamo nel corso degli anni ci permette di evolverci in continuazione rimanendo fedeli al nostro stile. Siamo un’identità aperta».

Selton

Selton

Ed è proprio il concetto di apertura nominato dai Selton che mi suggerisce una riflessione sul Festival che ho avuto la fortuna di vivere e approfondire da diverse prospettive: la città di Como attraverso Wow ha aperto le porte ai generi di artisti più diversi e ha ospitato le avanguardie italiane più ricercate attraverso un evento gratuito che pone i giovani in primo piano. Il parco del Tempio gremito di persone e unito nel nome della Musica. Grazie Wow.

(Foto di Anna Tosatto)

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