Viviamo il rumore dei nostri colori con Federica Rossi

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È l’11 febbraio, alla biblioteca comunale di Erba c’è stato un avvenimento molto interessante: la presentazione di un libro di favole. Una persona normale potrebbe pensare che non vi sia nulla di anormale fin qui, che Federica Rossi, la scrittrice e autrice di questo libro, non abbia fatto nulla di così diverso da quanto abbiano potuto fare prima di lei altri grandi o piccoli autori dello stesso genere. Eppure trovo che in tutto questo apparente e piccolo contesto si nasconda un qualcosa di molto più grande, che sorvolato il classico muro delle banalità, assistiamo a un insieme di colori e immagini che ci riattiva la mente. Si può percepire un senso diverso, lo si può interpretare con gli occhi dei bambini presenti in sala ad esempio, con il loro silenzio mentre ascoltano interessati le favole e il loro esito.

Si torna tutti bambini, e si riscoprono dei valori e dei significati diversi. Con l’ingenuità pura di un bimbo si vede la vita di tutti i giorni con occhi differenti. Anche il senso delle parole sembra trasformarsi in un parallelismo con temi delicati e importanti. La capacità di ascoltare, soprattutto, che con gli anni, tendenzialmente, andiamo a perdere, torna a manifestarsi con il più retrogrado dei pensieri, quello più primitivo di tutti: le favole che ci venivano lette da bambini

Ho avuto modo di parlare con Federica Rossi, l’occasione di poterle rivolgere alcune domande per approfondire l’argomento e il contesto con cui si è relazionata per scrivere questo libro che raccoglie delle piccole grandi favole per piccini di tutte le età, a cui io ho voluto dare un mio contributo improvvisandomi narratore per l’occasione.

Eccoci qui, Federica. Per me è un onore e anche una situazione anomala direi per la prima volta mi trovo io a intervistarti e non il contrario, come spesso è capitato in passato. Ma al di là della tua carriera di giornalista, esiste un vero e proprio mondo che ti appassiona da sempre, da cui deriva un po’ tutto come campo artistico, ed è la scrittura. Come è nata questa tua passione?

La vita, a volte, fa dei giri immensi… dice una canzone e così per la seconda volta si sono ribaltati intervistatore e intervistata . Così dopo essere stata ospite alla tua radio ora son qua di nuovo a chiacchierare piacevolmente con te. Pur conoscendomi bene devi sapere che già fin da ragazza la sete di intraprendere strade artistiche diverse è stata molto accentuata. Così la scrittura e le arti figurative mi hanno sempre attratta. Ma per farlo non basta l’intenzione, occorre studiare e scoprire realmente che itinerario artistico si voglia percorrere. E, insomma, da ragazza probabilmente ero un tantino confusa, volevo fare troppo, anche quello per cui non ero portata. Tanto che ho iniziato a scrivere brevi racconti gialli per ragazzi, influenzata da una collana di libri in voga in quegli anni. E anche la pittura mi ha attratto, tanto da andare a lezioni private da un pittore macchiaiolo. Poi  tanta passione e tecniche acquisite hanno lasciato spazio alla fantasia e a quello che sentivo appartenere di più alle mie corde. Così la nuova scelta di trattare tematiche sociali su grandi cartoncini colorati, realizzando poster, utilizzando pennarelli e chine, e anche la scrittura ha subìto un’inversione di rotta. Una fase più intimista e di riflessione mi aveva portato a scrivere qualcosa che a mio avviso aveva contenuti diversi e più intensi, toccando tematiche universali. Probabilmente la ricerca di me stessa e dell’espressione artistica più idonea alla mia personalità è durata parecchi anni. Ha trovato la sua fase di assestamento solo quando sono nati i miei figli. Infatti dopo il periodo dedicato all’astrattismo e più difficilmente leggibile a chi non mi conoscesse bene, ho iniziato un percorso diverso mettendo al centro della mia attenzione la narrativa per ragazzi e da quel momento le mie prime favole hanno preso vita , sicuramente favorita  dall’osservazione dei bisogni e dalla crescita dei miei figli.

Emanuela Gini, presentatrice dell’evento, Federica Rossi, autrice del libro, e Alexander Falzaroni, voce narrante

Le favole, favole per bambini, favole moderne e con quel velo di metafora che ti lascia anche riflettere… Non sei sconosciuta al mondo delle favole giusto? Cosa ti attrae così tanto da spingerti a voler scrivere un libro?

Favole moderne che nascono dal pensiero comune, forse potrebbero nascere più facilmente dagli adulti se avessero il coraggio di esprimerlo. Nascono dall’osservazione della crescita del bambino che risveglia quella parte sana e incontaminata che da troppo tempo si è addormentata in noi. Non nascono in modo forzato con un intento moralistico. Piuttosto sgorgano liberamente e forse aiutano a riflettere e far riflettere, a crescere insieme ai  bambini. L’attualità  offre un’immensità di spunti e tematiche.  Con il tempo sono nate molte favole che ho raccolto in pubblicazioni a più riprese e ti dirò che forse anche loro crescono con me: quando le rileggo scopro sempre qualcosa di diverso rispetto alle prime, ma non nascono da un intento ben preciso di comunicare un messaggio predefinito. Loro nascono e mi conducono dove probabilmente vogliono. Il lettore è libero di narrare accendendo toni diversi e sottolineando gli aspetti che vogliono, così come i critici hanno sezionato in modo dettagliato quello che ritenevano fosse un messaggio .

La copertina del libro con i disegni realizzati dalla stessa Federica Rossi

Il rumore dei colori è il titolo di questa raccolta di favole come mai questa scelta di parole?

Il colore è l’elemento che accompagna la nostra vita,  è importante  mantenere, magari cambiare colore  ma mai perderlo. Il colore è lo smalto della nostra personalità , perderlo significa diventare trasparenti , non visibili , incolori. La scelta del termine rumore è voluta, poiché il suono e la musica ci fa socchiudere gli occhi , a volte può farci isolare più o meno dolcemente, ma un rumore no, quello  fa girare velocemente  lo sguardo, attira la nostra attenzione. Ritengo sia importante tenere attiva e viva l’attenzione su tutto ciò che ci circonda.

Oggi tante persone vogliono divulgare il loro messaggio. C’è chi lo fa scrivendo come te e chi lo fa con altre forme di arte. Qual è il messaggio che vuoi comunicare al mondo?

Non so se voglio proprio comunicare un messaggio. Sicuramente voglio attrarre l’attenzione per riflettere anzi  aiutare i bambini a riflettere su una coralità di messaggi, abituarli ad ascoltare la natura e le persone e a guardare con attenzione. Credo che il messaggio, se lo vogliamo rendere tale, sia piuttosto rivolto agli adulti, un po’ troppo distratti dai problemi, dal lavoro, da sé stessi, che delegano il tempo libero dei figli alla tecnologia che, pur essendo utile, non sempre permette il contatto umano tra adulto e bambino. Mi piacerebbe si riscoprisse il profumo della carta, il piacere di narrare seduti in terra sdraiati sui tappeti o prima del sonno per lasciare libera la fantasia, che credo sia uno degli alimenti dello spirito.

Sempre metaforicamente parlando in queste favole c’è un senso nascosto che fa rifermento a alcune tue esperienze di vita o situazioni realmente esistite da cui hai preso spunto?

Sì, in tutte c’è un granello della mia vita e forse anche più di un granello. Ma la mia esperienza è molto simile a quella di altre persone: il dolore, la gioia, successi e insuccessi sono una dote che ci portiamo dietro negli anni. Stimoli e sollecitazioni se ne possono trovare in quantità, da un’emozione forte, dalla realtà più semplice, dalla reazione di un bambino, da un fatto di cronaca. Importante è tener accesa l’attenzione.

A chi consiglieresti il tuo libro e perché?

A tutti i genitori, nonni, fratelli e sorelle maggiori. A tutti quelli che, per un motivo o per un altro, ha a che fare con la sfera infantile, perché se è vero che i bambini hanno bisogno di noi per crescere, noi, a nostra volta, possiamo riscoprire quella parte silente in noi che può, almeno per un po’ di tempo, astrarci dalla quotidianità e dai suoi problemi.

Conosci molto da vicino la situazione culturale e artistica di Como. Quali possono essere, secondo il tuo parere, le soluzioni migliori per far crescere la divulgazione e l’attenzione da parte del pubblico per l’arte locale e la valorizzazione delle sue numerose e varie espressioni?

A volte il tentativo di Como mi sembra valido , ma credo che purtroppo manchi sempre qualcosa per rendere un evento un evento di successo. La popolazione ha necessità di essere sollecitata, alimentata da eventi che favorisco le varie espressioni dell’arte. Quello che mi spiace però che non offra a tutto il sottobosco di artisti locali le possibilità di farsi conoscere. Soltanto se uno scrittore ha vinto premi letterari e sbanca il botteghino merita di emergere. Comprendo che un nome conosciuto è di richiamo, ma se il sottobosco artistico non riesce mai a sollevare la testa difficilmente potrà esserci un ricambio.

Siamo alla conclusione di questa intervista e voglio ringraziarti per il tempo che mi hai concesso. Prima di salutarci, vorrei che mi lasciassi un messaggio di stimolo per tutti gli artisti emergenti che sentono il bisogno di rincorrere un sogno e una passione. Cosa diresti a un giovane scrittore o scrittrice per spronarli a seguire quello che gli piacerebbe fare nella vita di tutti i giorni?

Che dire? Sembra un luogo comune, ma suggerirei di credere fermamente nel proprio sogno, anche quando vacilla, non perdersi mai d’animo. Sarebbe bello non sentirsi vittime di prevaricazioni, di persone raccomandate, di soprusi… Quelli ci saranno sempre fanno parte del corso della vita. Importante è non sopravalutarsi, né, tantomeno, sottovalutarsi, avere equilibrio e sperare, soprattutto, che quel treno che si dice passi una volta nella vita, passi un giorno anche per noi.

Questa giornata mi ha fatto riflettere su molte cose, innanzitutto sulla semplicità delle cose che spesso racchiude il senso di tutto, nelle parole più basilari ma lette con il cuore si nasconde il più intimo segreto delle nostre anime, non conta l’età che abbiamo perché i sogni non hanno scadenza e se pensiamo al nostro concepimento di fantasia e creatività, che tutti noi abbiamo, anche i più scettici e rigidi, e ci basta ritrovarla e capire che la vita spesso è incredibilmente compromessa dalle immense e complesse congetture che la nostra mente malata provoca alla nostra esistenza, già complicata di suo per diversi fattori esterni, quindi forse non abbiamo sempre bisogno di porci domande per cui inseguire risposte ma ci basterebbe soffermarci ogni tanto su qualcosa di puro e innocente, come lo sguardo di un bimbo che attento ascolta una favola, quel bimbo che è dentro ognuno di noi aspetta soltanto di uscire e di poter tirar fuori tutta la sua spontaneità.

In un mondo sempre più soffocato dalla tecnologia, dai social e dalle tentazioni mediatiche di tutti i giorni, forse abbiamo bisogno di fare qualche passo indietro, spegnere smartphone e ebook, metterci seduti sul divano o sul letto e prendere in mano un libro di favole, leggerne una e riflettere su quanto sia bello ascoltare le proprie parole provenire dal cuore, magari lette a un bambino, a vostro figlio o anche soltanto a voi stessi  per rendervi conto di quanto sia meraviglioso riscoprire l’importanza di ascoltare i rumore dei colori.

  Il rumore dei colori (Gdizione Gwmax – Maurizio Ballabio)

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