Verso AllineaMenti: ultime letture prima dello step #4

verso-allineamenti-ultime-letture-prima-dello-step-4
0 468

Mancano poche ore al quarto appuntamento di AllineaMenti, che si svolgerà al Ristoro di via Perlasca mercoledì 8 giugno.Ecco un videoriassunto di quanto è accaduto all’Archivio Terragni.


Ma ci sono ancora testimonianze dell’indimenticabile serata alla storica Birreria 35. Come sempre grazie a Greta Molteni per i video e a Matteo Mendolicchio e Gastone Grasso Terragni per tutto il resto. Marco Catania legge Necromanzia della chiaroveggenza.

Necromanzia della chiaroveggenza
…il compimento del giorno è il giorno del compimento…

Venni invaso da moltitudini di invasati, navigati ristavano i vagiti restanti, estenuati nella parvenza del chiarore, chiari nel parere dell’estenuazione.
Non più attese per temporeggiare: vivi ciò che possiedi possedendo quanto vivi, e un altro giorno è un giorno altrui.
Il tempo degli dèi sono gli dei del tempo, metamorfosi analoga ad analogia metamorfica: fiocca e scocca e scoccia, e schiaffa e soffoca, e schiaffeggia.
A Efeso troverai Festo, a Pergamo Ganimede, ma nulla totalizza un totale nullo, e sia così, così che sia…
Salvo della morte del potere, potente della morte della salvezza, mi ritrovai traversato dall’unico solo: le traversie solidali, i tragitti univoci, ed intanto tanto mi intimoriva il tepore, e talmente mi intiepidiva il timore…
Il combattimento stante è la stasi combattuta, ma a che vale valere se invalidare convalida?
E che fottersene del fottere?
Compi l’avere avendo compimento, e quando la luce ti guarderà, ti guarderai dalla luce: e nelle tenebre risplendenti risplenderai le tenebre, nel tutto armonico in tutta armonia, teso a contendere tensione con tenimento, ed il cerebro di Cerbero celere celebrato.
Gusta il guasto chi guasta il gusto, e la topa tipica è tipa topica.

Bacillo del germe.


Aura D’Arrigo ha letto Le città e gli scambi. Ersilia da Le città invisibili di Italo Calvino.

E ha portato due sue liriche.

Genesi  di  un  albero

Seme  d’acqua,   mette   radici.
Seme  d’aria,   raccoglie   vento.
Seme  di  terra,   genera   energia.
Seme  di  fuoco,   nutre   l’anima.
Da  quel   piccolo   involucro   nascosto   si   genera   la mia   energia   che   nasce   in   un   centro e,   se  nutrita,  cresce,  creando   strade   nel   terreno e   su   fino   all’aria,   alla   luce,   al   mondo   di   sopra.  Le   sinapsi   che   avvengono   in   questo   percorso   generano   la   vita   che si   condensa   in   un   tronco  retto,   solido   e   avvolgente,   rassicurante.
Nel   suo   centro   c’è un’apertura,   come   una   ferita,   ma   in   realtà   è   la   parte   da   cui   entrare   per  conoscere il  cuore  caldo  e  fluido  che  scorre  tra quella  scorza  così  dura.
Quel   tronco   viola,   un   po’   timido,   quasi   impacciato   per   il   suo ingombro,   vuole   spingersi   verso  l’alto,  allargarsi  fino a  toccare  ogni  luce  vitale   che  gli gira  intorno.
Quando  è  stanco  ritorna  in  sé,  chiude  la fessura  e  crea  altra  linfa,  si rigenera  per  poi esplodere,  ancora   una   volta,   in   un   suono caldo   e   pieno,   simile   a   quello   di   una  campana   solitari   in   mezzo   a  un  mare  calmo che  risuona   e  va  lontano.
I   rami   si   attorcigliano,   la   chioma   non   esiste.   L’essenza   vive   nella   pelle   del   tronco,   nel   suo centro  fluisce.
Albero   cavo   e   pieno   insieme,   è   conduttore   di   ogni   energia   ed è   solo   in   un   punto   del   seme   che  io  vivo,  in  cui  io sono  forte  e  viva:  è  un  piccolo   luogo   dove   il   mio   ciclo si   realizza   e   diventa  potenza.

Una  notte  per  scherzo

Chiedi   all’amore,
balzo  di  gatto,
dal   tetto   nascosto
per  lo  strano  fatto;
gatto  si  gira  ti osserva  guardingo
ma  il   suo   miagolio
ti  segue  tranquillo.
Chiedi   alla   luna
E  tendi   una   mano
Gatto   continua  a  correre  invano.
Ma  se  quando  ti  fermi
Non   trovi  nessuno
Perso  è
l’amore  nell’eco  vissuto.


Isacco Gavazzi ha letto Poema interiore

Poema interiore

Cresce lento l’albero dal terreno
cresce e getta fiori bianchi,
ricordi quando coglievo
quelli del suo antico padre?
E chino mi ci rotolavo felice,
pensavo di essere nelle nuvole
o in qualche paradiso, non ricordo.
Il tempo ha accudito meglio l’arbusto,
da piccolo seme m’ha superato
e maturo negli anni
getta i suoi figli nel mondo.
Dolce mi è veder il suo destino,
così sperato in notti insonni:
camminare, correre, parlare e ridere
non atti così diversi dai suoi,
dallo spuntare di una foglia,
dal cambio di corteccia.
Grande l’altra battaglia m’attendeva
e bianchi, i fiori, rossi sembrarono a lungo.
Rossi come l’ira funesta di chi trova
un bizzarro compagno forzato,
tu, anima mia:
mi stringesti che il mio tronco diventava robusto,
mi seguirai fin quando non cadrà a terra.
E non sei amica né nemica.


Matteo Mendolicchio ha letto π

π

216 sillabe, il nome di dio,
216 numeri compongono il mio io.
Pi-greco alla base della spirale,
la sezione aurea, la natura mortale.
Un buco in testa per dimenticare,
incomprensibile perfezione.


Gastone Grasso Terragni ha letto testi di Giuseppe Lorenzetti

Mi mancano poche pagine a concludere il capolavoro di Jean-Paul Sartre. Le parole… Ha dell’incredibile questa autodefinizione. La parola è una macchia d’inchiostro su un foglio di carta, una vibrazione significante, ma allo stesso tempo è l’involucro di tutto ciò che è parola, dell’universale simbolico che ci nutre ogni giorno, come il cibo. Abbiamo bisogno di parole per vivere: di parole pensate, sentite, pronunciate, lette, immaginate, gridate, sussurrate. Senza di loro si muore, narra la leggenda di un tragico esperimento condotto Federico II che ne privò dei neonati con l’intento di scoprire il linguaggio originario dell’uomo.

Oggi sta succedendo qualcosa di opposto, ma altrettanto tragico; siamo invasi da parole che vengono, se mi passate l’impatto del termine, stuprate. Ci troviamo di fronte ad un abuso che svuota la parola della sua forza vitale. Veniamo così, ogni giorno, frastornati da parole tossite: la pubblicità, la politica, i media, i social network sempre più si fanno trascinare da una tendenza ad usare le parole come strumenti per arrivare ad un fine, che è quasi sempre quello di vendere o vendersi (considerando la complessità e l’ampiezza del significato di questo verbo). La loro natura emozionale (ex moveo = che muove da dentro) viene ignorata. Un esempio palese di questo fenomeno è la crisi dell’editoria: una crisi di qualità e di quantità. Di qualità perché le persone, abituate a questo nuovo modo di comunicazione e assuefatte da questa droga, vanno a cercare proprio questo nei libri. Di quantità perché le parole, indignate da questo affronto, resistono e in ogni modo cercano di non farsi piegare a questo uso. La graduale estinzione della poesia letta, forma letteraria che, più di ogni altra, necessita una forza vitale, naturale e autentica che la spinga fuori, è un sintomo chiaro della malattia. Ma l’editoria è solo un esempio regio del dramma che coinvolge ogni ambito della vita sociale. Come la politica ad esempio, dove la parola non è più relazione, non è più incontro, ma messaggio fumogeno portatore di immagini superficiali e stordenti.
La perdita di fiducia nella parola mette a rischio non solo il concetto di civiltà, ma tutto ciò che riguarda l’incontro tra uomo e uomo, la possibilità di esprimersi, di capirsi. Per questo è così importante essere protagonisti di un cambiamento di rotta. Bisogna ripartire dal singolo ad impegnarsi nel valorizzare la profondità di ogni parola. Ciò che mi ha colpito del libro di Sartre è la totale fluidità e spontaneità del suo scrivere, che, anche quando arriva ad esprimere concetti difficili e articolati, rimane vero. Ogni cosa descritta è reale, perché le sue parole sono impregnate di un essenza che muove da dentro ed esclude ogni forma di giudizio.

Parole

Nella via senza identità che confonde sé stessa e i suoi passanti
in un gioco di vuoto tra confine e città
non cedo
al dominio del grigio ma cerco tra voi
un senso
in questa realtà

Mi muovo
da sprazzi di luce all’ombra di un sogno che chiamo unità

Lascia un commento