Tempo da elfi per Guccini e Macchiavelli

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Prologo (mio, non del libro!): inizio settembre, le prime serate sul divano a poltrire e un amico premuroso che mi da la notizia dell’uscita imminente del nuovo libro del mio antico grande amore. Qualche giorno dopo, posto una foto del libro prontamente acquistato e lo stesso amico di cui sopra mi domanda: perché non lo recensisci? E io, che leggo veloce come il lampo (nonché di tutto) e adoro il Guccio, mi lascio prendere la mano, e mi (gli) rispondo «Perché no?» e quindi eccoci qui, sperando che dopo queste brevi righe non siate voi a dover invece esclamare «Ma perché sì?». Ma ora cerchiamo di fare la persona seria e via, partiamo…

Tempo da elfi (Giunti, 312 pagine, 18 euro) è l’ottavo giallo “montanaro” scritto a quattro mani dalla coppia emiliana Francesco Guccini / Loriano Macchiavelli, che collaborano dal 1997, ambientando i loro misteri sull’Appennino tosco-emiliano. Il libro, alla stregua degli altri scritti dalla coppia, quasi inseparabile, è incentrato sul rapporto profondo dell’uomo con la montagna e sulla riscoperta di stili di vita ormai abbandonati, come a ribellarsi a un mondo standardizzato e all’incedere del progresso. La storia, che prende il via dalla sparizione di una capretta e da due colpi di fucile sparati fuori stagione, porta da subito al ritrovamento di un cadavere senza nome e di nuovo le montagne dell’Appennino si ammantano di giallo e si ritrovano a essere scenario di un enigma che dovrà venir dipanato per la terza e forse ultima volta da Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore forestale nel borgo di Casedisopra. La vicenda, questa volta, lascia i personaggi del borgo in parte a fare da sfondo per spostarsi in mezzo agli Elfi, una comunità di persone che da diversi anni ha deciso di occupare alcune case abbandonate nei dintorni, per vivere una vita semplice e contadina, facendo a meno di gran parte dei comfort e della tecnologia e mettendo di fatto indietro le lancette agli anni Cinquanta, alla ricerca di una vita più libera e meno conformata. Tra nuovi amori e vecchie conoscenze, personaggi che non sono chi dicono di essere e altri che vedranno cambiare la propria vita per sempre, il mistero si svelerà, come in ogni giallo che si rispetti, nelle ultime pagine, lasciando in sospeso, o forse no, il futuro del nostro beneamato ispettore forestale. Consigliato? Si, anche se Poiana questa volta non spicca il volo e forse il filone degli omicidi tra i castagni dell’Appennino si sta esaurendo. Buona lettura!

 

1 commento

Raffaella Sala
27 settembre 2017 alle 11:04

Ho letto con interesse l’articolo scritto da Sara e faccio tanti complimenti: brava continua così!

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