Sulle vie della seta i camminanti diventano arte

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Cento posti esauriti domenica scorsa alla passeggiata creativa Le vie della seta. Un torrente alla moda . Dal Museo della Seta, che l’ha promossa e dove gli operatori hanno condotto una breve visita guidata, i partecipanti, guidati da Pietro Berra con Andrea Pizzamiglio all’organetto, hanno percorso le sponde del Cosia con soste ad Arte&Arte, per raccontare la storia e avere un’anteprima della prossima edizione della rassegna Miniartextil, e al Dadone, ovvero l’ex Pessina, fabbrica che ha contraddistinto l’evoluzione del quartiere dal 1903 fino al 1986 e da cui proviene il primo nucleo di macchine e documenti che diedero vita al Museo sull’altra sponda del torrente.

Costeggiando il Cosia (Foto di Loredana Mirabelli)

Quante sorprese nel quartiere che un tempo era il cuore della città della seta e poi sarebbe dovuto diventare il polmone (anche verde) della città universitaria e invece la nuova piazza di via Valleggio (tra università, campus del San Martino mai realizzato e Setificio) è già in balia di individui poco raccomandabili nelle ore notturne e il giardinetto di via Pannilani, che nel progetto originario avrebbe dovuto essere gestito dagli studenti residenti nell’ex Meccanotessile, è pressoché deserto. Ma mettendo in rete quel che di vivo c’è lì, dagli esempi di riconversione industriale agli spazi artistico-museali già citati, da alcuni scorci del Cosia, dove sono tornati a guazzare i germani, fino agli spazi del Dadone aldilà del supermercato frequentato dai più (le piazze con i giochi d’acqua, il ponte che scavalca il Cosia e la strada, dal quale si gode una prospettiva inedita della città), uno scenario appassionante prende vita.

Giochi d’acqua nella piazza del Dadone (foto di Mirna Ortiz)

A tratti anche drammatico, come nel caso della storia di Anita Pusterla, operaia della Cattaneo di via XX Settembre arrestata nel 1926 dai fascisti alla stazione di Como Borghi e poi tradita anche dalla Grande Madre Russia, dove riuscì a trovare rifugio nel ’32, ma perse il marito nel gulag.

Bozzoli conservati al Museo della seta (foto di Loredana Mirabelli)

Con i fili di seta si sono intrecciate anche le storie di grandi personaggi comaschi, come Plinio il Vecchio che ci ha lasciato una prima descrizione del prezioso tessuto nella Naturalis Historia (attribuendone però l’origine alle foglie) e Alessandro Volta, che ai tempi della crisi dei gelsi del 1778 sventò un tentativo del Comune di accordarsi con due sole aziende e assieme al cognato Lodovico Reina riuscì a far beneficiare del sostegno pubblico tutti gli imprenditori disposti a portare avanti l’attività.

Andrea Pizzamiglio diventa opera d’arte

Finale pittorico con Gaetano Orazio, che ha fatto provare ad alcuni dei partecipanti l’esperienza di diventare opera d’arte: stesi per terra e coperti da un cellophane li ha dipinti con le sue mani e poi l’impronta lasciata sulla plastica è stata stampata su stoffe che le persone hanno potuto portare a casa.

La performance è stata accompagnate da un recital musical-poetico di Pizzamiglio e Berra, compresa la poesia di quest’ultimo che ha dato il titolo alla passeggiata. Cosia: «Il torrente vicino a casa / cambiava colore secondo la moda / nella famosa città della seta».
(la foto di apertura, sul ponte che scavalca il Cosia, è di Daniela Manili Pessina)

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