Spazio Gloria calling: Zerocalcare, Andreani e Sench rispondono

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Como Spazio Gloria Zerocalcare e Filippo Andreani con SenchZerocalcare e Filippo Andreani si sono incontrati ieri sera allo Spazio Gloria, nell’ambito di un’iniziativa di solidarietà verso il cinema che, dopo dieci anni di attività, rischia di chiudere. Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, è uno dei fumettisti più famosi degli ultimi anni, adorato dal pubblico grazie alle sue storie autobiografiche, condite da surreali dialoghi con personaggi della cultura pop, pervase dall’etica di un giovane punk che ancora crede alla solidarietà e ai centri sociali, e supportate da un tratto semplice e riconoscibile. Andreani è un cantautore originario di Valmorea, ha militato per molto tempo negli Atarassia Gröp, combattivo gruppo punk comasco, di cui Zerocalcare è un fervente ammiratore (tanto da aver inserito versi delle loro canzoni in Kobane calling, reportage del suo viaggio nel Rojava, la regione siriana popolata dai curdi protagonista dal 2014 di una durissima lotta contro l’Isis). A fare da “moderatore” un’altra vecchia gloria del punk locale, Sench, che da più di trent’anni milita nei Potage – secondo il loro stesso sito, «una tra le più longeve e sconosciute unfamous rock’n’roll band di sempre».
Proprio Sench ha aperto le danze, leggendo la lettera pubblica scritta da Fabio Gabaglio, attivista legato a gruppi no-border che, reo di aver protestato contro la Rampinini (che indica come «complice nella deportazione dei migranti,»), ha ricevuto nei giorni scorsi il Foglio di via (per cui per un anno non potrà metter piede a Como).
Quindi, inizia la serata vera e propria, che in alcuni momenti pare vicina a trasformarsi in una chiacchierata informale.

Como Spazio Gloria Zerocalcare e Filippo Andreani con Sench
Calcare e Andreani hanno due caratteri per certi versi opposti. Il fumettista è timidissimo, ma pian piano acquista sicurezza; si mostra schietto, e più volte autoironico; ammette candidamente che il motivo della sua fama è anche la circolazione delle sue storie su Internet, elenca i suoi limiti come disegnatore, confessa di sognare l’anonimato. La cosa sorprendente, almeno per me che scrivo, è che quasi di certo in tutto questo Zerocalcare è sincero. Non sta semplicemente recitando il personaggio di “Ingenuo e adorabile”, lui è ingenuo e adorabile. Andreani invece è sicuro di sé, apostrofa il pubblico con decisione, ribadisce più volte con finta stizza che tutti sono qui per Zerocalcare e non per lui (e chissà che un po’ d’invidia non la provi davvero).
I due vengono a parlare di un po’ di tutto – della loro amicizia, del rapporto col territorio da cui provengono, della cultura di sinistra; si punzecchiano parecchio; il fumettista racconta dell’origine di Kobane calling («Andammo da Internazionale a chiedere dei finti pass di giornalisti nel caso ci arrestassero, e loro: ‘Ma voi siete scemi’»), della sua ultima collaborazione con la casa editrice Einaudi (per l’antologia La rabbia) e del rapporto con la cultura “alta”. Da parte sua Andreani racconta del suo rapporto col suo lavoro (non quello di cantuatore ma il lavoro “vero”; Andreani è impiegato), più volte viene a parlare di calcio con grande trasporto emotivo («Voi leggete Zerocalcare e quindi di cultura generale e del grande Torino non sapete niente», dirà a un certo punto – e, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, ha assolutamente ragione).

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Nel corso della serata Andreani esegue diverse canzoni (alcuni dei suoi pezzi da solista, e i due brani degli Atarassia citati in Kobane Calling); Zerocalcare, invece, disegna un corteo che trasporta uno striscione, con scritto «No fogli di via».
La conversazione finisce per durare quasi due ore e mezza, e si mantiene divertente e piacevole. È difficile non provare simpatia per questi tre punk alla mano, immuni da qualsiasi divismo o protagonismo. E si rimane con la speranza che un’iniziativa di questo tipo ricapiti presto, e che Zero ripassi dalle nostre parti, perché anche se non sa nulla di anatomia gli vorremo sempre bene e lo ascolteremo chiacchierare volentieri.

(Foto di Carlo Pozzoni)

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