Side Festival, arte e giovani al Museo Giovio

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Sabato e domenica gran successo di pubblico per il Side Festival, iniziativa di Allineamenti giunta alla seconda edizione che ha trasformato per il weekend il Museo archeologico Paolo Giovio. Lo spazio, generalmente poco frequentato, è diventato culla di una miriade di forme d’arte differenti, permettendo un efficace incontro fra tradizione e progresso. Non volendosi servire della location come semplice contenitore, gli organizzatori hanno contribuito a dirigere flussi di persone anche verso l’interno del museo, dove dalle 11 alle 17 è stato possibile partecipare a visite guidate gratuite a cura di Aster.

Le mattinate son state dedicate ai bambini, che hanno dato libero sfogo alla propria creatività diventando per qualche ora clown o pittori, sotto la supervisione dell’esperta di circo Maria Allevi. Nel pomeriggio era possibile osservare nello stesso campo d’azione passanti alle prese con combinazioni micidiali quali una coccinella – bombardiere per il disegno creativo di Roberto Bianchi e Giulio Perez, ragazzi a caccia di particolari dell’edificio da fotografare sotto le direttive di Gloria Famlonga, un Francesco Carrubba intento a scrivere poesie in diretta e il collettivo dei Banana Oil impegnato a fornire approfondimenti sul caleidoscopico mondo dei fumetti.

Il tutto contornato dalle performance teatrali interattive organizzate da Simone Paci con alcuni aspiranti attori della Lucernetta e dalle opere degli espositori, quali le mine di matita scolpite da Daniele Eschini o una versione ridotta de La Pineta di Sagnino, in linea col tema micro-MACRO, filo conduttore della manifestazione. Un cambio di luci e il festival si tinge di rosso e violaceo.


È sera e per l’occasione carovane dirette verso la luna salgono in giardino e sfruttano i telescopi messi a disposizione da Gam (Giovani Astrofili Milanesi) per dare un’occhiata al cosmo, mentre nell’aria risuonano l’elettronica martellante dei Krang, impeccabili nei loro completi abbinati, o i ritmi ballabili dei giovanissimi Five Quarters. In chiusura le tradizionali letture di Allineamenti, arricchite dalla suggestività del Chiostro Grande.


Muovendosi fra il pubblico, l’impressione generale è che molti fra i visitatori abbiano riscoperto il potenziale del museo, mentre alcuni confessano addirittura di esserci entrati per la prima volta proprio grazie all’evento. In generale quindi una forte partecipazione, diversa dalla semplice presenza, da parte di ogni fascia d’età e in qualche caso anche di diverse nazionalità. Sabato sera, è proprio un Nick Weatherhald da New York che, nel mezzo di una passeggiata nell’installazione dei Looking For Art, osserva che il festival potrebbe essere esportato a Milano: «È abbastanza avant – garde». Ma, tutto sommato, il punto è che il format sta bene qui dov’è. Gli organizzatori affermano di essere intenzionati a riproporlo con sempre maggiore varietà di temi e a coinvolgere sempre più la popolazione comasca nel processo creativo, e le premesse sembrano garantire sempre più soddisfazioni in futuro.

(Foto di Andrea Butti)

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