Scomporre e ricomporre il corpo in arte

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Giovanni Bai

In occasione di Studifestival, il festival delle mostre negli studi degli artisti, Giovanni Bai ha aperto il suo dal 14 al 19 marzo per presentare S/Corporea, a cura dell’artista stesso e di Carolina Gozzini. La mostra era dedicata al corpo umano “scorporato e ricomposto” ed era costituita da diverse opere di quindici artisti: gli stessi Bai e Gozzini, e ancora Giovanni Bianchini, Carlo Buzzi, Camilla Cerea, Véronique Champollion, Flavio Gallozzi, Dario Ghibaudo, Patrizio Raso, Aronne Rota, Takako Saito, Lucia Salvan, Jochen Gerz, Jean Claude Lemalin e Orlan. La maggior parte delle opere fanno già parte della collezione di Bai, due sono realizzate specificatamente in occasione dell’evento.

Piedi vari (ex voto in cera, forme per le scarpe) e gambe di Ussaro di Véronique Champollion

L’effetto è quello di un corpo, più che smembrato, rimembrato: le sue parti disposte da sinistra a destra (dai piedi alla testa) danno, nonostante stili, dimensioni e materiali diversissimi, un senso di unità: lo stesso dell’opera eletta a musa della mostra, L’evidence eternelle di Magritte.

Carolina Gozzini

Ogni opera occupa il suo posto e non può averne un altro; tutto il corpo gravita attorno a Boob Moon, di Bai, opera nata in Grecia sulla spiaggia di Triti Paralìa, un corpo-sole con rughe e crateri. È questa che dà un senso cosmico all’intera mostra e grazie ad essa l’Effetto Frankenstein è abilmente evitato: le creazioni non sono cucite tra loro con cicatrici vistose e il risultato non è un collage sproporzionato ma una sorta di sistema planetario, nel quale ogni opera – pianeta ha il suo spazio vitale, l’atmosfera in cui respirare. Satelliti delle realizzazioni sono i piccoli ex voto di cui è cosparsa la parete: parti del corpo offerte in simbolo di grazia ricevuta a un’entità che corpo non ha.

Boob Moon e i suoi pianeti

Forse i dettagli presi separatamente sono addirittura più belli di un corpo unitario, come suggerisce la vignetta di Ernie Bushmiller Nancy & the mirror sulla locandina dell’evento, in quanto isolano particolari donando loro una nuova dimensione e tralasciano eventuali difetti che risalterebbero in una figura intera.
S/Corporea non è una mostra fine a se stessa, ma comunica con l’esterno: altro rimando allo spazio è l’installazione di Patrizio Raso Qualcuno Provveda!, un microfono realizzato con i dreadlock dell’artista, che si pone l’obbiettivo di lanciare un messaggio agli alieni, registrato dai visitatori. È una delle due opere realizzate appositamente per l’evento, insieme a La mano di King Kong di Carolina Gozzini, che all’interno del tema del corpo discerne quello femminile da quello maschile: introduce tra l’indice e il pollice di una mano grezza e primitiva una minuscola bambolina, talmente piccola e delicata che la chioma rossa è la goccia di ceralacca di una pera.
Infine diverse opere rappresentano, più che il corpo, il rapporto dell’artista con esso: è il caso del quadro di Aronne Rota, ossessionato dal membro maschile a tal punto da affrescare con esso le pareti della clinica psichiatrica in cui vive, ma anche di Lemalin, autore di una lunga serie di stencil in cui ritrae il corpo della ragazza da cui è stato lasciato, e naturalmente di Orlan, che ha reso il suo stesso corpo un’opera d’arte sottoponendosi a varie operazioni chirurgiche, e di cui Bai espone un invito a una sua mostra dedicato a Museo Teo.

L’invito di Orlan, prima e dopo un’operazione

Notevoli anche le sconfinate distese di pelle di Camilla Cerea, l’affissione di Carlo Buzzi che da tempo tappezza la città con la sua faccia, le stampe in cera di nasi di artisti (Arnaldo Pomodoro e… Orlan!) di Dario Ghibaudo, il cuore postale di Giovanni Bianchini.

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