Ridisegnare il mondo con nuove mappe: il team Politecnico è in prima linea

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geolabMappe che salvano vite. Sono quelle che ogni giorno, e soprattutto in queste ultime settimane segnate dai terremoti in Giappone ed Ecuador, migliaia di volontari sparsi per il globo creano per sostenere gli sforzi delle organizzazioni umanitarie impegnate in tutto il mondo nella gestione di disastri naturali, epidemie, crisi politiche e tanti altri tipi di emergenze. Tra questi volontari è in prima linea il team del GEOlab (Geomatics and Earth Observation laboratory) del Polo di Como del Politecnico di Milano, che svolge ricerca nell’ambito della geoinformazione e studia come questa possa essere utilizzata a servizio delle persone.

Quello della disponibilità di mappe nelle emergenze è un aspetto tanto cruciale quanto spesso sottovalutato: conoscere la posizione delle persone colpite e sapere come raggiungerle è un elemento fondamentale nella gestione degli aiuti. E purtroppo, in molte aree del mondo soggette a crisi umanitarie, ancora oggi non esistono mappe. Letteralmente ciò significa che di quelle aree non si conosce nulla, problema che assume risvolti critici quando proprio in quelle aree accadono crisi umanitarie che necessitano di interventi immediati.

Diverse organizzazioni sono nate proprio per far fronte a questi problemi. Da ormai molti anni l’Humanitarian OpenStreetMap Team (HOT) si occupa di coordinare la mappatura delle regioni del mondo colpite da disastri naturali. Il progetto Missing Maps, invece, come dice il nome stesso ha lo scopo di costruire le mappe laddove queste mancano, e in particolare nei territori ritenuti più vulnerabili e potenzialmente esposti a crisi umanitarie.

Come avviene la realizzazione delle mappe? Il processo è davvero semplice: agli utenti è richiesto di disegnare una serie di elementi cartografici (di solito strade, edifici e corsi d’acqua) al di sopra di immagini satellitari, che – quelle sì – sono oggi disponibili per tutto il mondo e con frequenze di aggiornamento sorprendentemente elevate. Si tratta del cosiddetto armchair mapping, letteralmente la “mappatura da poltrona”: non occorre infatti essere fisicamente presenti sul luogo da mappare, è sufficiente disporre di un computer dotato di connessione Internet. E non è nemmeno necessario essere degli esperti o avere particolari conoscenze informatiche: servono soltanto tempo e buona volontà. Alcune semplici istruzioni per principianti sono disponibili a questo link. Come si può contribuire? Basta collegarsi all’apposita applicazione web realizzata da HOT, selezionare uno dei progetti di mappatura e iniziare a mappare!

geolabpeopleI ricercatori del GEOlab, e in particolare il gruppo della professoressa Maria Antonia Brovelli guidato dal dottor Marco Minghini e dalla dottoressa Monia Molinari, sono costantemente impegnati nell’organizzazione di eventi pratico-divulgativi – i cosiddetti mapathon – durante i quali il pubblico presente viene dapprima introdotto e successivamente coinvolto nella mappatura umanitaria di una specifica area. Due i mapathon più significativi realizzati nell’ultimo anno: quello successivo al terremoto in Nepal dell’aprile 2015 e quello, svoltosi il 20 aprile scorso, per contribuire all’emergenza seguita ai terremoti in Ecuador e Giappone. In un’ottica più educativa, il GEOlab collabora inoltre con diverse scuole elementari delle province di Como e Milano per promuovere, mediante la mappatura umanitaria, il senso civico e di responsabilità dei bambini. Tra i vari eventi organizzati spicca il mapathon del 3 marzo scorso, quando 212 bambini di 10 anni hanno mappato lo Swaziland stabilendo un record mondiale a cui lo stesso HOT ha dedicato un post sul suo blog.

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