Ricordando Eli Riva, dieci anni dopo

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Duomo di Como, porticina dell’altare di Eli Riva

L’ultimo dei Maestri comacini, così fu definito Eli Riva in occasione della mostra antologica allestita a Villa Olmo, in concomitanza con l’avvio di Expo 2015. Ora, per un’altra occasione importante, il decennale della morte dello scultore, avvenuta il 12 febbraio 2007, l’Associazione a lui intitolata, nata per volontà della moglie Enza Coratolo e della figlia Giovanna, ha portato a termine il restauro dello studio in cui l’artista operò per trent’anni, in via Masaccio 2 a Como (località Casate, vicino alla piscina). Domenica 12 febbraio alle 16 verrà aperta una nuova sala che va a completare l’allestimento della collezione museale permanente, in cui sono raccolte in un percorso ragionato tutte le fasi della ricerca artistica di Riva attraverso l’insieme delle sue opere – sculture e disegni – rimaste in possesso della famiglia.

La Sala Riva è stata concepita dall’associazione e dagli eredi dello scultore come luogo per eventi culturali o per giornate di studio e di riflessione, un luogo, dunque, da mettere al servizio della comunità culturale cittadina, secondo una linea di servizio che tiene vivo idealmente anche lo spirito umanista dello scultore.
Si pone, inoltre, come appendice necessaria al museo stesso, in quanto luogo in cui Eli Riva sedeva per ore a riflettere sul suo percorso artistico, a pensare le sue nuove opere – che poi realizzava sempre a taglio diretto nella materia, senza abbozzi preparatori – così come rifletteva su Dio e sull’uomo, sentendosi Riva profondamente coinvolto dal senso del sacro.
La sala conserverà la biblioteca dello scultore, insieme ai suoi attrezzi, lasciati esattamente nella posizione in cui li teneva l’artista, ordinati e pronti per il lavoro. Particolare importanza storica rivestono gli strumenti per il cesello, in quanto ogni cesellatore doveva realizzarseli personalmente uno ad uno. Salvata dal tempo è anche una riproduzione della sua mano in cera, che Eli Riva fece forse consapevole dell’importanza delle sue mani, da artigiano che sapeva lavorare ogni materiale.

Poesie in scatola di Pietro Berra e Alcide Gallani

Inaugurano la sala – eventi le Poesie in scatola, originale progetto che unisce parola, disegno e materia, ideato e realizzato da Pietro Berra (giornalista e poeta) e Alcide Gallani (pittore e scultore). Si tratta di piccoli scrigni di porcellana dipinti a mano, che racchiudono poesie inedite. Una serie di dieci scatole è stata dedicata da Berra e Gallani proprio a Riva (che entrambi conoscevano), al suo disegno e alla profondità del suo pensiero, ispirati dalla commovente liricità del suo paragonare – lo faceva spesso negli ultimi anni – la vita umana alle foglie dell’acero nano, che «prima di morire diventano fiori». E nelle sua anima di artista generarono un’intera – e sarà l’ultima – stagione disegnativa: il saluto al mondo “a passo di danza” di un Riva che, tornando così a un tema figurativo, diceva, proprio come nella poesia a lui dedicata: «Non voglio morire astratto». Alla presentazione/lettura, introdotta da Vincenzo Guarracino, seguirà una visita guidata al museo. L’ingresso è libero. Info: sito www.eliriva.it, telefono 3937513380.
Eli Riva verrà ricordato anche domenica mattina con una messa in Duomo alle ore 10, cui seguirà una visita alle sue opere presenti nella stessa Cattedrale.

1 commento

12 febbraio 2017 alle 11:51

lontana da Como,ma memore dei vecchi legami tra la famiglia Coratolo e la famiglia Crippa (io sono la figlia del ragioniere) mi congratulo con Enza per il grandioso ricordo di Eli Riva!

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