Ragazza di Nanchino: l’avventura cinese dei 7Grani al Gloria

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Quando ho visto per la prima volta le riprese di quella serata con i 7Grani, sul palco del Wutaishan Gymnasium di Nanchino, mi è sembrato tutto un sogno. Ed è ancora così, anche dopo un anno. L’unica cosa che mi convince che sia successo davvero è il poter riconnettere le immagini sullo schermo alla sensazione fisica, ancora presente nelle mie cellule, di tirare a me l’arpa – un’arpa magnifica! – e di sentirne finalmente il peso sulla spalla, appena prima di andare in scena. Se verrete al Gloria, sabato 28 gennaio, vedrete anche voi quel preciso momento, e spero che mi saprete dire se, almeno in parte, si intuisce tutta l’emozione che per me quel breve istante contiene.


Ok, questo è solo il mio punto di vista, molto condensato per di più, di un viaggio che ci ha cambiato profondamente.
La storia la sapete probabilmente già: dopo aver letto il libro di Iris Chang, che racconta la vicenda del massacro del 1937, perpetrato dai soldati giapponesi nella città cinese (vicenda di cui forse, come me, non avevate mai sentito parlare), in cui almeno 300mila persone vennero uccise atrocemente in sole sei settimane, i fratelli Settegrani hanno scritto la canzone Ragazza di Nanchino, a cui ho avuto l’onore di aggiungere una piccola parte di arpa.

Da questa idea è nata tutta la nostra avventura in terra cinese. Mauro, Flavio e Fabrizio Settegrani (non saprei che aggettivo usare, per loro: sono tra le persone più sincere e meravigliose che abbia avuto la fortuna di incontrare) mi hanno reso partecipe di questo progetto. E non potrò mai ringraziarli abbastanza.
Che esperienza! Il gruppo che è partito per la Cina, già di per sé, era un dream team: i tre fratelli, papà Gaetano, gli eccezionali musicisti Raffaele Koheler e Luca de Alberti, l’insostituibile fonico Gigi Miglio, la nostra preparatissima e amabile mediatrice culturale Marzia De Giuli e, inoltre la formidabile troupe di Aroproduction (composta da Gianmaria Carrara, Luca Orioli, Lorenzo Giglio), che ci ha seguito, passo passo, ogni giorno. Così ho preso coraggio, sono partita con alcuni sconosciuti e sono tornata con una famiglia.


E insieme, quanti ricordi di Nanchino, che commozione e che sensazioni fortissime, nel visitare i luoghi della memoria e nel poter sentire direttamente le voci dei sopravvissuti al massacro. E poi musica, musica tutti i giorni: nel nostro tour bus, nei locali, nei parchi e nei posti più impensabili. Musica che ci ha fatto incontrare persone, stabilire legami. Abbiamo documentato anche l’esperienza di girare un video musicale (il remake di ragazza di Nanchino) in una paese radicalmente diverso dal nostro, a partire dalla selezione delle dieci ballerine che ci hanno affiancato, ai set realizzati nelle varie location della città, tra architettura moderna, siti storici, vecchi quartieri.


Ecco, il documentario racconta tutto questo. E tutto quello che non racconta sono sicura che potrete intuirlo nelle voci un po’ rotte per l’emozione, nei nostri occhi che brillano e nei sorrisi che ci scambiamo. E nel peso di quell’arpa sulla spalla, per un breve istante.

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