Quelli che… #comosiamonoi

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Metti un collettivo – il collettivo Comodistrict, aggiungi il desiderio di mostrare “le facce” della nostra città, unisci la collaborazione di associazioni e comunità di migranti, che a Como (e non solo) sono vive e attive.

Questa ricetta ha dato luogo al progetto #comosiamonoi, il cui obiettivo (mai termine più azzeccato) è quello di fotografare la Como di oggi, multiculturale e multietnica, e i comaschi, tutti, che ne sono la ricchezza e la forza.

Un progetto che si è concretizzato nella mostra che si inaugura sabato 2 luglio allo Spazio Natta di via Natta 18 alle 18.

Secondo voi non vale la pena di fare due chiacchiere con i membri del collettivo? Ovviamente si!

Gabriella, Matteo, Simone, Michele e Alessio: come nasce, innanzitutto, Comodistrict?

Il Collettivo nasce dalla volontà di unire professionalità diverse per proporre progetti condivisi che possano avere un impatto sociale sul territorio in cui viviamo. Arriviamo da ambiti diversi: Gabriella dal design, Matteo dall’organizzazione di eventi, Simone dalla fotografia, Michele dal giornalismo e Alessio dalla produzione video, ma stiamo cercando di ritagliare del tempo – tra i diversi impegni professionali di ciascuno – per provare a proporre qualcosa di nuovo. L’entusiasmo non ci manca, così come la voglia di provarci. E farlo a Como, per noi, ha un valore in più.

Come siete arrivati a ideare questo progetto?

#Comosiamonoi è il nostro contributo a un dibattito che anima ormai da anni la nostra società attorno a parole come integrazione e multiculturalità, a cui spesso fatichiamo a dare un significato. Quasi un anno fa, di fronte alle immagini dei migranti bloccati sugli scogli di Ventimiglia, ci siamo interrogati su cosa ci unisse e cosa ci differenziasse da quegli uomini e da quelle donne. Perché lì ci fossero loro e non noi. Una riflessione che abbiamo voluto riportare alla nostra città che è sempre più luogo di incontro tra popoli e culture, anche se spesso facciamo finta di non notarlo. Abbiamo scelto allora l’ombra o la silhouette disegnata dal sole su un corpo per provare, solo per un istante, ad annullare quelle differenze per ritornare a scoprirci tutti esseri umani. Con questo non vogliamo salire in cattedra e dare sentenze, anche perché conosciamo la complessità del tema, ma solo far nascere nei comaschi delle domande e farlo attraverso l’arte. Speriamo di riuscirci.

comosiamonoiCome si svolge?

L’obiettivo di #Comosiamonoi era quello di organizzare una mostra dove esporre le foto in cui il nostro fotografo, Simone Becchetti, ritrae il maggior numero di comaschi di diversa nazionalità in luoghi simbolo della città. Gli scatti saranno accompagnati da alcuni video in cui dare la possibilità a queste persone di raccontarsi e parlare di Como. Per farlo avevamo però bisogno di fondi, perché tutto questo progetto poggia sul lavoro volontario dei membri di Comodistrict e di alcuni amici, singoli o associazioni, che ci stanno dando una mano a creare un rete che vorremmo si allargasse sempre più. Per questo abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding, con la collaborazione di BeAtlas di BPER, per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione della mostra e di alcuni piccoli eventi che vorremmo realizzare in questi giorni.

In un’istantanea si racchiude un’intera storia: quali racconti di vita vi hanno colpito di più, finora?

Ogni storia è di per sé unica ed è difficile scegliere. Penso a Nygel arrivato a Como a vent’anni dall’Isola di Wight nel Regno Unito per lavorare nel tessile e mai più ripartito; a Wassim e Mudi, fratelli cresciuti in provincia di Como da una famiglia libanese, tornati in Libano da adolescenti, e ritornati qui, in quella che considerano la loro città. Abbiamo incontrato persone di diversa nazionalità che fanno parte di associazioni e gruppi che contribuiscono alla vita culturale del territorio: penso alle comunità migranti che partecipano a Intrecci di popoli, il festival promosso dal Comune di Como, diocesi e Centro servizi per il volontariato, all’interno del quale il nostro progetto si inserisce. Ma non è tutto rosa e fiori. Non possiamo negare come ci siano anche tanti invisibili, persone che vengono considerate un corpo estraneo al tessuto cittadino. Penso ai tanti migranti e richiedenti asilo arrivati a Como, non per scelta, ma perché in fuga da situazione di guerra, povertà e violenza, e che stanno cercando di ricostruire qui la loro vita. Realtà e persone che non vorremmo dimenticare.

Cosa aggiungere? Questa è la Como che ci piace: una città viva, in cui persone intraprendenti si muovono – letteralmente – per la città e coinvolgono i propri concittadini; una città sempre più variegata per attività, origini, interessi e iniziative.

Questo è #comosiamonoi

Se volete saperne ancora di più cliccate sul sito www.comosiamonoi.it o sulla pagina facebook https://www.facebook.com/Comosiamonoi-1087366274636966/?fref=ts

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