Primavere, Nembrini porta al Sociale il Pinocchio del cardinal Biffi

Primavere, Nembrini porta al Sociale il Pinocchio del cardinal Biffi
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Romanzo di formazione, racconto di creazione, caduta e rinascita, Pinocchio sarà tutta un’altra storia martedì 2 maggio al Teatro Sociale di Como nella lettura che ne farà Franco Nembrini attraverso l’intuizione che fu del cardinale Giacomo Biffi nel saggio Contro Maestro Ciliegia. Commento teologico a Le avventure di Pinocchio, uscito in una prima edizione nel 1977 per Jaca Book. Franco Nembrini utilizzò questo testo per insegnare religione, prima di diventare insegnante di lettere, e poi per realizzare dieci puntate tra narrazione e teologia andate in onda su TV2000.

Martedì quale scelta proporrai tra quelle possibili di tutto il vasto universo di Pinocchio?

Tenterò di fare una sintesi della proposta di lettura che a mia volta ho imparato dal testo del cardinale Giacomo Biffi. Sarà una chiacchierata con alcune esemplificazioni. Leggerò anche qualche brano, certo, probabilmente i primi capitoli e se riusciremo la fine, perché molto spesso di una storia è interessante sapere come inizia e poi l’esito finale.

Il cardinale Giacomo Biffi

Sono diversi anni che semini, prima nelle classi e poi presso un pubblico più vasto, il Pinoccho secondo Biffi. Come è cambiata nel tempo la narrazione, il tuo personale modo di proporre il testo e le sue interpretazioni?

Ho utilizzato Le avventure di Pinocchio negli otto anni in cui ho insegnato religione, prima di diventare insegnante di italiano e storia, stiamo parlando di 40 anni fa: i ragazzi portavano il libro di Pinocchio che avevano a casa e io lo commentavo liberamente. Furono anni formidabili. Ma certo ogni persona cambia perché se non fosse così sai che noia per sé e per il prossimo! La mia non è una recitazione del testo, non faccio l’attore, faccio l’insegnante come sempre. Questo vuol dire che attraverso il testo che proponi sei il primo a porre delle domande che cambiano sempre, perché la vita va avanti, uno diventa grande, vede le cose in un altro modo, le domande si chiariscono e si approfondiscono e perciò si chiariscono e approfondiscono le risposte che arrivano dal testo. Vale per Pinocchio, per Dante e per tutto.

La prima edizione in volume de Le avventure di Pinocchio illustrata da Enrico Mazzanti (1883)

Qual è un esempio, uno degli elementi tratti da Pinocchio che hai visto evolversi nel tuo sguardo?

Immagina il tema della paternità in Pinocchio: il rapporto tra padre e figlio lo vedremo martedì sera in quel commuovente capovolgimento nella parte finale dove è Pinocchio che si carica sulle spalle il vecchio padre e, a nuoto, lo porta in salvo. Quando lessi queste vicende le prime volte non ero sposato, leggerle adesso con dei figli di trent’anni è tutta un’altra storia. È cambiato il mondo, ho scoperto insegnamenti e immagini straordinariamente significativi che non potevo vedere quando avevo vent’anni. Adesso, da padre, li ho ritrovati e approfonditi.

Dal punto di vista invece di chi ti ha ascoltato nelle tue narrazioni qual è stato il riscontro? Dal tuo seminare, cosa hai raccolto?

Ricordo, tra gli altri, un episodio. Un paio di anni fa alla festa della scuola di Calcinate, La Traccia, che dirigevo mi avvicina una signora dicendomi «Prof. Nembrini, sono stata una sua alunna» – ho insegnato religione ‘76 all’84 – «Lei ci spiegava Pinocchio in classe e quando a mia volta ho avuto dei bambini la sera leggevo con loro Pinocchio» – e poi aggiunge commossa – “ma non solo il libro, avevo con me il quaderno degli appunti delle lezioni e leggevo anche quelli perché lo gustassero di più”. Mi ha commosso fino alle lacrime il fatto che una ex alunna, da madre, ripescasse gli appunti di quando aveva 15 anni per leggere Pinocchio con i suoi figli. È stata una bella soddisfazione.

Pinocchio e Geppetto visti da Carlo Chiostri (1901)

Qual è il massimo valore del racconto di Pinocchio letto attraverso lo sguardo del cardinal Biffi e tuo?

Pinocchio è una grandissima e convincente metafora e immagine del cammino dell’umano e quindi ha un valore assolutamente universale. La parabola dell’essere umano che esce dalle mani di un creatore che lo trae dalla materia, in questo caso dal legno, e ne fa il proprio figlio il cui destino è per tutta la vita di avere nostalgia di questo padree della sua casa per ricongiungersi con lui definitivamente alla fine della storia. Questa è l’ipotesi che il cardinal Biffi lanciò e che mi convinse fin dalla prima lettura del suo testo. In seguito ho imparato a leggere la favola andando dietro a questa chiave interpretativa che è assolutamente convincente persino nei particolari. Poi c’è tutta la stranezza di un libro dove l’intenzione dell’autore sembra quella, travestita da favola, di ripetere o ridire il richiamo cristiano sulla persona e sulla storia, ma chi lo fa è un autore che invece sappiamo essere stato decisamente su posizioni laiche addirittura con vene anticlericali e c’è una spiegazione curiosa da dare a questo fenomeno, ma lo faremo martedì sera.

Se Collodi avesse letto Biffi cosa avrebbe pensato?

Credo che si sarebbe stupito, era troppo intelligente per arrabbiarsi. Credo avrebbe intrapreso una interessante e arguta polemica sull’interpretazione di Pinocchio chiarendo forse le sue intenzioni che non erano quelle di scrivere un nuovo catechismo. Ma forse, prima di tutto, si sarebbe stupito di aver detto parole, aver usato immagini e inventato una storia di così universale significato quando lui, nella lettera che accompagnava la bozza inviata all’editore, scrisse «Ti mando queste bambinate», come dire se ti interessano pubblicale, altrimenti butta via tutto. Non pensava certo di aver fatto un’operazione culturale di questo peso, né poteva immaginare che questo suo libro non sarebbe mai morto, che avrebbe avuto valore universale e che sarebbe stato tradotto in tutte le lingue del mondo. Credo sarebbe stata una grande sorpresa per lui.

Geppetto e Pinocchio secondo Jacovitti (1945)

La capacità di leggere la storia attraverso uno sguardo luminoso che la trasfigura è un metodo che si può applicare ad altri classici o Pinocchio si presta in modo particolare e unico a essere letto come metafora?

Credo che sia proprio la regola. Da insegnante di italiano e storia il mio lavoro è suggerire ai ragazzi come parlare con il testo. È legittimo che ciascuno legga una grande opera, un classico, con questa tensione e curiosità, altrimenti perché li dovrebbe leggere? Li si legge perché abbiamo delle domande che la vita ci mette davanti e rintracciamo delle risposte nei grandi che ci hanno preceduti, nei loro tentativi di trovare vie e soluzioni. In questo senso ogni interpretazione è legittima, bisogna solo avere l’onestà intellettuale di chiarire che cosa l’autore ha avuto intenzione di dire con quell’opera, ma, detto questo, se leggendo il primo capitolo di Pinocchio imparo a prendere la distanze da una certa posizione razionalista questo è il bello dell’incontro con la letteratura. Ognuno impara a partire dalla vita che fa, dalla formazione che ha, dalle cose in cui crede e questo non solo è legittimo, ma mi sembra sia l’unico modo per avere interesse per la letteratura.

Nelle Primavere stiamo raccogliendo diverse interpretazioni delle Periferie, declinate in tutte le loro possibili forme. Pinocchio, così centrale nella nostra memoria, in quale misura rientra nel tema?

Sono reduce da un viaggio di ventitré giorni in America latina dove ho parlato di educazione, scuola e di Dante. Sono stato in Perù, Cile, Paraguay, Colombia e in Venezuela dove sono arrivato due giorni dopo il colpo di stato. Mi chiedevo cosa potesse interessare a loro, in un momento così difficile, di Dante, invece è stata una sorpresa incredibile e commuovente. Non ho tenuto conferenze su Pinocchio, ma ne abbiamo parlato perché mi hanno fatto delle domande ed è stata una scoperta: proprio la vicenda di Pinocchio, la sua situazione di povertà e smarrimento, una storia, la sua, di periferia in tutti i sensi, racchiude l’indicazione di una risposta e di una possibile strada.

Pinocchio nella celeberrima, ma edulcoratissima, trasposizione cinematografica di Walt Disney

Si pensa che il racconto di Pinocchio sia una storia molto italiana, legata alla nostra identità e di difficile comprensione al di fuori dei nostri confini, non è così?

Assolutamente no. Stai descrivendo la sorpresa e la storia di questi miei anni. Fino a poco tempo fa non avevo mai pensato di tenere conferenze, poi ho pubblicato un libro sull’educazione di padre in figlio dove racconto episodi della mia famiglia, così bergamaschi che pensavo che non sarebbero stati mai compresi neanche al di là dell’Adda. Finché non mi sono trovato a presentare quel libro, uscito nell’edizione russa, in Kazakistan, ma anche in Sierra Leone o in America latina. Ti accorgi che una cosa è vera, autentica nel profondo quando parla al cuore attraversando tutte le differenze culturali.

Gina Lollobrigida è la Fata Turchina e Nino Manfredi è Geppetto nell’indimenticabile Pinocchio televisivo di Luigi Comencini

Un sospetto che le Periferie non esistano? Si sciolgono in un sentire comune, ma qual è il germe che rende universale un pensiero, un’esperienza?

In Kazakistan stavo parlando di educazione a duecento insegnanti delle superiori. A un tratto ho interrotto la relazione, avevo davanti a me i nipoti del pastore errante dell’Asia di Leopardi e ho detto «Vi devo fare questo regalo». Ho letto integralmente il Canto notturno tradotto in russo non so come. Erano ammutoliti. Nel silenzio più totale si è alzata una donna sui 40, velata, di un pianto commosso e composto e ha detto «Sì, io sono quel pastore».

L’infelice versione cinematografica diretta e interpretata da Roberto Benigni

Tutte le serate delle Primavere de La Provincia sono gratuite, aperte a tutti, con una priorità di ingresso a chi effettua la prenotazione on line al sito leprimavere.laprovincia.it. Nella pagina di presentazione di ogni incontro, sulla destra, si può indicare il numero di persone e poi conferma presenza. Compilata una scheda con i propri dati, la si invia e si riceve una email di conferma: è la prenotazione che permette l’ingresso prioritario. Tutti gli altri potranno entrare in sala solo dopo che saranno stati assegnati i posti alle persone prenotate e fino a esaurimento. Il sistema di prenotazione al Teatro Sociale di Como prevede la priorità di ingresso per coloro che si presentano con la ricevuta della prenotazione mentre l’accesso al Teatro della Società di Lecco è regolato dalla priorità di arrivo a teatro. È tuttavia gradita la prenotazione sempre al sito leprimavere.laprovincia.it da intendersi come segnalazione di interesse alle serate previste a Lecco questo 27 aprile e il 22 e il 24 maggio.

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