Pop, elettro, funk e rap, in una parola… wow!

wow music festival
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Si chiudono i libri e si spengono i computer, si esce dalle biblioteche e dagli uffici: è venerdì. Le ombre si disegnano lunghe sul prato e sull’asfalto, il sole comincia ad avvicinarsi all’orizzonte e manca poco perché scompaia dietro le montagne. I fasci di luce si riflettono sul lago e poi ritornano sulle rive ad illuminare il Monumento ai Caduti, i giardini e il loro Tempio. Illuminano anche palco già pronto e predisposto ad accogliere gli artisti che si esibiranno per la seconda giornata del wow music festival per una notte dal cuore electro.
Sono le 21 passate già da qualche minuto quando prendono posto sullo stage Chiara e Camilla, milanesi nel sangue e nello spirito. Formano un compatto duo e si presentano con pantaloni neri e la stessa maglietta, ma di colore diverso; di femminile non hanno certo la leziosità ma la ricerca raffinata dei particolari. Si chiamano I’m Not A Blonde e, con il castano dei loro capelli corti e molto molto chiari, si impongono subito alla platea tenendo il palco con una forte personalità mascolina e decisa. Camilla doma con autorevolezza una chitarra elettrica di color verde smeraldo metallizzato e scintillante mentre Chiara si muove tra synth e batteria elettronica scandendo il ritmo, oltre che con la bacchetta, con le mani a volte aperte e volteggianti e altre volte tese in pugni chiusi. Suonano generando e combinando suoni da stratificare uno dopo l’altro per poi rimandarli in un loop continuo. Ogni brano è un climax fatto di matrici elettropop influenzate da ritmiche degli anni Ottanta e con chitarre e voci che richiamano il punk del decennio successivo. I passanti sono incuriositi dai loro suoni e le ragazze, scenografiche, teatrali e autorevoli, sono una potenza e sanno sapientemente catalizzare gli sguardi e incuriosire le orecchie.

I’m Not A Blonde

I’m Not A Blonde

I’m not a Blonde passano il testimone a Go Dugong, Giulio Fonseca, che per questa edizione decide di presentarsi sul palco accompagnato da scratcher e batterista. I ragazzi sul palco sono concentratissimi e ci mettono tutta la loro convinzione per cercare di infondere energia verso una platea che piano piano si riempe sempre di più ma che rimane timida e poco estroversa. Cantano in spagnolo, portoghese e italiano su ritmiche hip-hop e rap che si fondono con melodiche suggestioni funk, tribal, sudamericane, caraibiche e ambient. Sono soprattutto le parti strumentali che riescono a conquistare il pubblico che prova a sciogliersi molleggiandosi sulle loro onde calde e molto ritmate.

Go Dugong

Go Dugong

Ieri, però, stavamo tutti aspettando Cosmo che si rende subito esplicitamente riconoscibile indossando, non a caso, una t-shirt nera tappezzata di stelle bianche. Il cantante fa subito suo il palco muovendosi agilmente, avvicinandosi al pubblico e cercando un contatto fisico. I led dapprima rossi e poi azzurri, verdi e viola restituiscono intensi giochi di luce che contrastano suggestivamente la voluta oscurità dello stage. Della crew, si percepiscono a intermittenza i profili coordinati a ritmo con i bassi dei brani, mentre la folla si lascia gradualmente coinvolgere. Si accentuano e si scandiscono i movimenti di spalle e teste che seguono le sonorità di canzoni definibili in un pop ibrido e contemporaneo capace di dialogare con un’elettronica da club. E infatti, seppur timidamente, le mani si alzano in cielo e qualcuno salta mentre suona L’ultima festa, la canzone che tutti aspettavano, diventata il jingle – simbolo di questa edizione di wow (la canzone è stata scelta per il video promozionale del festival).

Iosonouncane

Iosonouncane

Dopo Cosmo prende spazio sul palco Iosonouncane ma l’entusiasmo del pubblico è un po’ calato forse a causa della scelta di brani di carattere meditativo, elettro-orchestrale, più da ascoltare che da ballare, e sceniche che rendono sensazioni tenebrose e a tratti grottesche. Dopo un paio di brani i ritmi di fanno più frenetici e incalzanti, ma questo non basta per convincere un pubblico che forse si reputava già appagato. I riflettori del palco si spengono, la piazza si svuota mentre i comaschi battono in ritirata per preparasi al gran finale.

(Foto di Anna Tosatto)

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