Parolario vola tra la leggerezza di Nichetti e le verità scomode di Fini

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Il dialogo di un antimoderno che parla di modernità. È Massimo Fini a portare a Parolario, nella quinta giornata del festival comasco di letteratura, in “onda” ieri tra Villa Olmo, Villa Bernasconi e Villa del Grumello, una visione disruptive, dove la nostra società è ribaltata e dal suo “corpo” escono fantasmi e paure. Un incontro appassionante, con tutte le caratteristiche di un’anticipazione di quello che sarà se il nostro mondo continuerà su questa linea. In dialogo con il direttore de La Provincia Diego Minonzio, Fini ha presentato la sua opera La modernità di un antimoderno. Tutto il pensiero di un ribelle, una raccolta di sei testi pubblicati tra il 1985 e oggi. Un pensiero, quello di Fini, che riflette sull’uomo e sul moderno e che pone l’origine di “tutti i mali” nella rivoluzione industriale e nella razionalizzazione dell’Illuminismo, momento a partire dal quale «abbiamo guadagnato in efficienza ma abbiamo perso l’armonia e l’equilibrio». Una modernità con la quale sono nate «depressione e nevrosi, basti pensare – precisa Fini – che negli Stati Uniti un abitante su due fa uso costante di psicofarmaci». Una società, quella attuale, dove «quando si va in pensione si perde il ruolo che si ha nella società» e dove l’anziano viene «rimosso». Una “rimozione” dell’anziano legata alla rimozione della morte che Fini definisce «il tabù dell’epoca moderna», in una prospettiva non delle più “rosee” dove «si creano bisogni che l’uomo non ha mai avuto – spiega Fini – e dove gli uomini sono anestetizzati dal consumo e dalla velocità». Una modernità che ha “ucciso” il vero valore della vita «che non è – racconta Fini – né il denaro, né il lavoro ma il tempo». Un dialogo di grande spessore, quello con Fini nella giornata di ieri.

Massimo Fini tra Alberto Buscaglia e Diego Minonzio

Giornata che ha riservato un grande appuntamento anche in serata – evento apprezzatissimo dal pubblico che si è molto divertito – sempre a Villa Olmo, alla presenza di Maurizio Nichetti che, in dialogo con Paolo Lipari, ha presentato la sua Autobiografia involontaria. Vivacissimi gli applausi del pubblico all’ingresso in sala del grande regista, emozionato per la presentazione di Lipari che ha definito le caratteristiche principali della sua opera e della sua personalità: «Originalità, meticolosità e eclettismo, in un mix di generosità».

Paolo Lipari e Maurizio Nichetti

Una giornata densa di appuntamenti a Villa Olmo, iniziata con un incontro di filosofia per bambini con Ester Galli, per passare poi all’appuntamento con l’autore Vittorio Nessi Due lune sono troppe, in collaborazione con la Camera Penale di Como e Lecco, e l’incontro su Brand journalism: saranno le aziende a fare informazione? con Daniele Chieffi, Alessandro Vanoni e Michele Vianello. Due eventi ieri a Villa del Grumello con l’autrice Elena Macellari, che ha presentato il suo Le signore della botanica. Storie di grandi naturaliste italiane, e Francesco Soletti con Antonio Fogazzaro e Marina di Malombra alla Pliniana. Un evento, invece, a Villa Bernasconi, con l’incontro con Federico Capitoni In C, opera aperta. Guida al capolavoro di Terry Riley. Una serata che, dopo l’incontro con il grande regista Nichetti, non poteva che finire con la proiezione di un suo lavoro del 1979, Ratataplan. Tutto pronto per la giornata di oggi, la sesta di Parolario, con un appuntamento da non perdere: alle 20.30, a Villa Olmo, Alessandro Carrera presenterà il suo Bob Dylan. Dalle canzoni al Nobel in dialogo con Pietro Berra e Alessio Brunialti con intermezzi musicali, sulle note di Dylan, di Carrera e Brunialti.

(Foto di Carlo Pozzoni)

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