Padre Puglisi, il primo martire di mafia. Incontro con Salvo Ognibene a Erba

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Salvo Ognibene ha la faccia pulita, il sorriso accogliente e l’accento che tradisce, più che le sue origini, la terra che lo ha cresciuto. Avvocato praticante, ha studiato giurisprudenza all’Università di Bologna discutendo una tesi sui rapporti tra Chiesa, mafia e religione e nel 2011 ha fondato il sito di informazione e dibattito Dieci e Venticinque collaborando, tra le altre, con l’associazione Articolo21. Impegnato nella promozione della legalità e della cultura antimafia, ha contribuito alla formazione di diversi dossier di denuncia sul fenomeno mafioso in Emilia Romagna. Nel dicembre del 2014 ha pubblicato L’eucaristia mafiosa. La voce dei preti, realizzando uno spazio di condivisione e approfondimento sui rapporti tra mafia e Chiesa, mentre Il primo martire di mafia. L’eredità di padre Pino Puglisi, scritto insieme a Rosaria Cascio e uscito lo scorso anno, è il suo secondo libro, che presenterà alla libreria Colombre di Erba sabato 6 maggio, alle 17.30, con l’intervento di Tommaso Marelli di Spaziogiovani Erba.

Salvo Ognibene

«Considero questo una sorta di prosecuzione del mio primo libro – racconta l’autore – che riportava un titolo molto spigoloso ma efficace, in cui raccontavo dei rapporti e degli intrecci tra mafia e Chiesa, del ruolo dell’una nei confronti dell’altra e della religiosità dei mafiosi. Presentandolo in giro per l’Italia e avendo a che fare con molti esponenti religiosi, mi sono accorto che, nonostante Papa Francesco si sia sempre espresso con forza e chiarezza su questo tema, manca ancora una riflessione all’interno delle chiese locali, salvo qualche rara eccezione, a causa di grandi carenze formative e di studio. Non ho conosciuto personalmente padre Puglisi, ma Rosaria ha condiviso con lui un percorso importante di quindici anni e, studiando i suoi insegnamenti e le sue opere, ci siamo accorti che lui è stato il primo ad aver messo in pratica davvero tutto quello che da sempre la Chiesa dice di fare nei confronti delle mafie. Il libro nasce perciò da una dovuta riflessione sull’argomento, dalla mia convinzione che l’istituzione cattolica sia un fondamentale punto di forza e di riferimento sul territorio, e che con essa ci si possa confrontare per creare occasioni di miglioramento e cambiamento, perchè la battaglia alle mafie non è solo una questione di civiltà, ma è anche lotta alla corruzione, causa principale del deficit economico italiano.»

Padre Pino Puglisi è stato ucciso da Cosa nostra il 15 settembre 1993

«La Chiesa, beatificando padre Pino Puglisi, lo ha elevato a modello – prosegue – e tutte le persone battezzate possono prendere ad esempio la sua testimonianza di vita, che va ben al di là dei compiti di sacerdote. Il fatto che il suo esempio venga seguìto da pochi è imputabile a una mancanza di studio, alla superficialità dei singoli, perché oggi la Chiesa nei confronti delle mafie ha fatto enormi passi avanti, si è schierata attraverso alcuni decreti episcopali che vanno al cuore della questione, come quello del vescovo di Monreale, che ha vietato a tutti i condannati per mafia di poter fare i padrini e le madrine dei sacramenti di battesimo e cresima, in quanto scomunicati dal Papa, un segno tangibile di come la Chiesa siciliana sia presente all’interno del dibattito.

Questo libro affronta diverse tematiche, dalle mancanze della chiesa alla formazione dei seminaristi, dall’eredità di Puglisi al tradimento della stessa. Si raccontano le vicende successive alla sua morte, ci si concentra sui suoi insegnamenti e su quanto accaduto dopo, su quello che è riuscito a fare, su quello che ci ha lasciato, sulla sua presenza ancora viva, sul fatto che oggi sia una guida per molti. Ne abbiamo visti tanti, in quegli anni, di uomini lasciati soli a combattere un nemico più grande di loro, ma ai nostri giorni va molto meglio, tutto quello che abbiamo visto nel passato non c’è più, c’è maggiore attenzione da parte della stampa, dei colleghi, del cittadino comune, davanti ad episodi di violenza e minaccia c’è una comunità pronta a reagire, e un ruolo fondamentale lo ricoprono la Chiesa e la scuola, due agenzie educative che, insieme alla famiglia, hanno il compito di formare gli adulti di domani. È necessario partire dal rispetto delle regole, spiegando quali sono quelle buone e quelle meno, raccontando che la legalità è la sola via possibile, scegliendo quelle che funzionano per il bene comune, perchè prenderci cura degli altri equivale a prenderci cura di noi stessi. L’arma più forte che abbiamo è l’esempio, un bambino che vede un adulto che si comporta in un certo modo tenterà di imitarlo, ed è indispensabile essere credibili e coerenti. Ciò che manca nel nostro paese è la quotidianità, essere come diciamo di essere anche quando siamo da soli, lontani dai riflettori, in modo da capire se abbiamo la forza, per primi, di rispettare le regole. Si continua a pensare che combattere le mafie sia sempre compito di qualcun altro, invece dobbiamo capire che è compito di tutti. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società, cita l’art. 4 della Costituzione Italiana. Non dovremmo mai dimenticarcelo.»

Ingresso libero.

 

 

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