Meret Oppenheim, una donna tra i surrealisti, in mostra al Lac

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Pochi giorni fa mi è capitato di passare alla Libreria delle donne di Milano. Fra raccolte di poesie, manifesti femministi e cimeli di lotte culturali, ho scorto il catalogo della mostra di Meret Oppenheim, artista surrealista, in corso al Lac di Lugano. Qualcosa mi ha incuriosito: cosa ci fa una donna in mezzo a quel gruppo di freudiani cronici che sono i surrealisti (con simpatia, s’intende)? Eccomi qui, nell’adrenalinico territorio elvetico, a scoprirlo. Premessa caffè e pronti, via. Meret Oppenheim. Opere in dialogo da Max Ernst a Mona Hatoum, allestita fino al 28 maggio, è una mostra che va a braccetto con la caffeina. Il surrealismo, corrente che negli anni Venti e Trenta destabilizza il mondo dell’arte fra sogni onirici e psicanalisi, è «automatismo psichico puro dettato del pensiero (…) al di là di ogni preoccupazione estetica e morale», questi i caratteri dettati da André Breton.

Meret Oppenheim

È il 1932 quando, ancora diciottenne, Meret Oppenheim si trasferisce a Parigi. Man Ray, Marcel Duchamp, Max Ernst, Alberto Giacometti, Hans Arp, sono alcuni degli artisti con cui si relaziona. Una donna tanto affascinante quanto geniale che raccoglie stimoli dagli esponenti più anziani dei movimenti dada e surrealista, un’eredità che rielabora e carica di nuove energie. Conosciuta ai più per l’opera Colazione in pelliccia (esposta al MoMA di New York e non concessa in prestito in quanto troppo fragile), una tazza con tanto di cucchiaio e piattino ricoperti di pelo, Meret Oppenheim riflette sul rapporto estetica – erotismo con un’oscena allusione ai genitali femminili. Un provocatorio invito a colazione. L’artista crea un universo in cui gli oggetti accessori vengono assorbiti nell’umano: Das Paar è un paio di stivaletti fusi in un bacio.

Das Paar (1956)

Il surrealismo di Meret Oppenheim trasfigura la donna in serpe, bruco, creatura fiabesca o pietra. A volte la donna è una forma geometrica priva di arti. Un senso di impotenza e volontà di riscatto suda da dipinti come Il segreto della vegetazione e Dafne e Apollo. In Fin embarassée, un bruco (futura farfalla) assiste alla crocifissione di un fallo. Sogni e archetipi vengono riflessi alla condizione dell’artista stessa in quanto donna: ecco cosa ci fa Meret Oppenheim fra i surrealisti. Troppo spesso ricordata per il suo ruolo di modella (celebri gli scatti di Man Ray) piuttosto che per la sua produzione artistica, Meret Oppenheim merita la nostra attenzione.

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