Max e Ninja demoniaci per Marker

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Il nuovo evento di Marker (collettivo di produzione culturale comasco affascinato dalla musica elettronica e dalla multimedialità) è ormai alle porte, con l’appuntamento che si terrà al Teatro Sociale di Como venerdì 7 aprile a partire dalle 22 (biglietti a 15 euro). Protagonista della serata sarà Demonology HiFi, sigla dietro alla quale si celano due delle menti che hanno decretato il successo di una band sempre all’avanguardia come quella dei torinesi Subsonica: Max Casacci e Ninja. I due, che hanno recentemente pubblicato l’album Inner Vox, raccontano le origini del loro percorso.

Con Demonology prende corpo un altro interessante side project. Da dove arriva l’ispirazione che guida questa avventura? È uno sfogo per la vostra inarginabile creatività oppure l’esigenza di sperimentare in libertà al di fuori della forma canzone?

Ci siamo trovati spesso nelle vesti di dj a condividere la consolle. Avendo circoscritto il perimetro del suono, per gusto e attitudine, alla musica bass, lasciando fuori l’elettronica della cassa in quattro, ci siamo focalizzati sulla produzione di beat da integrare nel set, ma senza tentazioni emulative. Senza limiti alla creatività ma sempre tenendo conto dell’efficacia rispetto al dancefloor, questo è stato il punto di partenza di Inner Vox.

Dopo le prime uscite con il dj set avete pubblicato un disco che dice molto delle vostre fascinazioni individuali per ritmiche insolite, accenni tribali e ambientazioni sonore ricercatissime. I pezzi dell’album erano già in gestazione con il varo di questo progetto o sono nati sull’onda delle sensazioni che raccoglievate da voi stessi e dal pubblico durante le sessioni da dj?

I brani si sono evoluti in una prima fase attraverso una sorta di rimbalzo trial and error, laptop alla mano, fra produzione e verifica in pista. Abbiamo cercato di non limitare tutto ciò che potesse essere di ispirazione, dalle suggestioni africane, campionate da vecchi nastri o suonate con un balaphone, all’utilizzo di noise acustici come il ronzio di un insetto. Successivamente abbiamo affrontato una fase più di studio in cui abbiamo integrato i contributi creativi di tutti gli ospiti del disco, invitati non con criteri sensionalistici ma perché abbiamo grande stima di ognuno di loro.

L’idea di portare in scena alla vostra maniera un immaginario legato a L’esorcista (tra l’altro tornato di grande attualità con almeno un paio di serie tv che lo citano apertamente) è molto suggestiva. Quanto è importante la componente scenografica e coreografica del vostro spettacolo?

Ci presentiamo come predicatori con in mano crocifissi led made in China, invitando le persone ad essere “redente” attraverso la danza nel djset. Ci siamo costruiti una sorta di avatar estetico esattamente come potrebbero essere le maschere dei daft punk. Dal vivo utilizziamo spesso sample presi da canti gregoriani o da trasmissioni di Radio Maria, è una sorta di gioco dei ruoli che, però, vuole anche provocatoriamente cercare di ripristinare una sorta di sacralità intorno alla musica ridotta sempre più a rumore di fondo.

Nell’album, in alcuni brani, avete ospitato una serie di artisti che stimate e con i quali avete incrociato i vostri percorsi. Nello spettacolo in programma al Teatro Sociale di Como è previsto l’intervento live di alcuni di loro?

Ci sarà Populous insieme a noi a Como, l’avverarsi di una eventuale performance congiunta è il quarto segreto di Fatima dunque al momento non può essere svelato.

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