Leonardo Bianchi racconta La Gente, un nuovo soggetto politico

La gente di Leonardo Bianchi: ecco la nuova Italia antipolitica
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Venerdì 3 novembre alle 18 alla libreria Feltrinelli Leonardo Bianchi – giornalista, blogger e news editor di Vice Italia – presenta il suo primo libro, La gente. Viaggio nell’Italia del risentimento. A dialogare con lui Philip Di Salvo – ricercatore e giornalista freelance. Bianchi da quasi dieci anni scrive di politica, attualità e cultura: la passione che lo anima lo ha portato a scrivere, con rigore da studioso dalla prospettiva molto ampia, un libro che risulta essere il miglior reportage possibile sul nostro Paese.

Qual è stata l’esigenza che ti ha portato alla scrittura del libro?
Scrivo dai tempi dell’università, sul mio blog prima e su alcune testate poi. Dal 2013 collaboro con Vice. Mi sono sempre occupato di quei movimenti solo in apparenza marginali e che hanno in realtà assunto rilevanza e spazio tanto da impegnare, in certi frangenti, la scena politica. Mi è stato proposto da minimum fax di ragionare su un libro in questi termini e ho raccolto l’invito perché avvertivo l’esigenza di sistematizzare ciò che avevo visto e analizzato e metterlo in forma cartacea. Si tratta di un lavoro di approfondimento oltre che di cronaca: l’intento – puramente giornalistico – è quello di ritrarre una realtà sotto gli occhi di tutti, ma allo stesso tempo sfuggente. Per realizzarlo, qualunque tipo di fonte è stata importante: libri, articoli, questioni affrontate in prima persona, analisi, testi di politologia, post sui social… Ho utilizzato tutto senza una gerarchia di importanza perché trovo che, nel 2017, chi si occupa di politica non possa prescindere dalla strada, dalla rete, dalle analisi di altri giornalisti.

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Nel libro affronti il rapporto tra La gente, appunto, e la politica: trovi che sia mutato e come?
Decisamente, è mutato tutto. Nel libro mi concentro sugli ultimi dieci anni – a partire dalla pubblicazione del saggio La casta – ossia quando si inizia a ridefinire il paradigma del mondo politico italiano, sgretolando tutto il passato. Un altro punto di cesura è stato la caduta – temporanea – di Silvio Berlusconi nel 2011: in quel momento si sono liberate forze che stavano “sotto il coperchio” e che attendevano il momento di uscire. Ciò ha dato vita a un grosso cambiamento e all’emersione di un nuovo – e paradossalmente tale – soggetto politico che è la Gente, diventato poi sempre più la risorsa primaria che i partiti si contendono nell’agone politico. Dall’altra parte c’è un concetto di Gente che, invece, rifugge dal dibattito politico e dalla mediazione politica. Non a caso nel sottotitolo del libro uso la parola risentimento: da un lato indica il sentimento di rabbia e rivalsa rispetto a un torto subito ed effettivamente, dal punto di vista della gente, i torti subiti sono molti, a partire dalla mancata riforma della politica stessa nella Seconda Repubblica. Dall’altro lato si è assistito a un ritrarsi dei partiti su sé stessi, cosicché oggi appaiono sconnessi dalla vita reale: il risentimento dunque è anche verso una politica non più in grado di ricevere e gestire la mole di rivendicazioni e istanze dell’Italia di cui dovrebbe farsi portavoce. Nel libro faccio riferimento a casi specifici ma in generale qualunque indagine sugli indici di gradimento vede – da decenni – i partiti politici in fondo ad esse con percentuali anche del solo 3%.

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Credi che si tratti di una questione generazionale o il cambiamento è trasversale?
Il cambiamento è decisamente trasversale, anche se per ogni fascia d’età ci sono rivendicazioni diverse: l’esempio più immediato – la questione lavorativa – accomuna tutti. Un’eventuale categorizzazione potrebbe piuttosto porsi sulla linea delle classi sociali.

Il punto di vista emerge chiaramente dal titolo: non si tratta di un libro sui partiti politici, che sono comunque coinvolti.
I partiti politici non sono oggetto del libro ma sono onnipresenti e citati per il rapporto che creano con la gente e per come la utilizzano. Allo stesso tempo non si tratta di un libro contro la gente: quest’ultima non è mai definita in termini denigratori ma, anzi, il fenomeno che la riguarda merita di esser studiato e raccontato per capire dove stia andando la società italiana e quali siano le sue contraddizioni, pulsioni e ambiguità. Una dei miei autori di riferimento, Guido Piovene, nel suo Viaggio in Italia – reportage degli anni Cinquanta – sostenne che, in superficie, sembra sempre che in Italia sia tutto statico e immobile, ma in realtà, se si alza quel coperchio, ci si accorge che la nostra è «la società più mobile, fluida e distruttrice d’ Europa».

(Foto di Carlo Pozzoni)

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