Le anime urbane di Bellanca e Chirico in mostra a Villa Sormani

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manifesto-a3-anime-urbane-webDal 16 settembre al 2 ottobre la splendida cornice di Villa Sormani a Mariano Comense ospiterà la mostra Anime urbane – Visioni dal presente, una doppia personale degli artisti comaschi Fabrizio Bellanca e Marcella Chirico.

La selezione di opere pittoriche, fortemente voluta dal sindaco Giovanni Marchisio, è una variegata panoramica sulla più recente produzione di questi due talentuosi artisti, ricca delle più svariate tecniche pittoriche e incentrata sulla nuova metropoli, la grande città che, in una quotidiana spersonalizzazione dell’anima, finisce per apparire come una prigione per l’uomo moderno. La rappresentazione appare fredda e stilizzata e porta a scavare nel tempo in cui viviamo denunciandone la frenetica vita giornaliera, dove l’uomo si affanna per superare le reali difficoltà del quotidiano, spesso a discapito della sua dignità. Tutto questo si rispecchia nelle architetture dei freddi grattacieli che nascondono l’orizzonte: l’uomo che ci vive è solo un numero, imprigionato nell’anonimato del consumismo. Il dialogo intermittente fra i due artisti termina in un grande salone dove le recenti esperienze di vita dei due protagonisti si confrontano; qui un faccia a faccia di piccole opere su alluminio, dedicate al viaggio, si muovono nella sala come tanti frame di un unico film, istanti di istantanee.

2016-v-pink-santelia-2-2-webLe Anime urbane sono quindi quelle dei due artisti, che qui si confrontano per la prima volta, unite e contrapposte su un tema e una visione comuni: la metropoli come metafora della vita nel XXI secolo, inserita in una prestigiosa dimora settecentesca, che contrasta ed esalta la contemporaneità dei lavori esposti.

La ricerca di Bellanca, oltre che ad essere tecnica ed esplorativa di nuovi materiali e superfici, da qualche anno si è spostata da un astratto geometrico ad un figurativo a volte quasi fotografico, a volte accennato, che presenta una duplice lettura. Se ci si avvicina fisicamente ad un’opera di Bellanca si perde il concetto di figura o di paesaggio, si viaggia verso una perdita della forma: le innumerevoli piccole parti che le compongono sono di per sé astratte. Le monocromie, delimitate dall’intaglio del bisturi (una delle tecniche preminenti), si fanno irreali, soltanto allontanandosi dal quadro le forme si ricompongono. 2016-v-novocomum-iii-1-2-webCome con le tessere di un puzzle polimaterico, l’immagine ricrea il soggetto che man mano diventa fotografico, quasi a voler riprodurre in modo maniacale la realtà: uno scatto urbano, un’architettura, alcuni passanti che attraversano le strisce pedonali, dei visitatori di un museo che colgono lo sguardo esteriore al di là delle stanze che inquadrano le architetture esterne come facenti parte delle opere.
La serie delle Virtualoid, che già dal nome evocano le ben note Polaroid in una rivisitazione neo vintage, propone scatti unici ed istantanei, appartenenti alla cultura degli anni Settanta, riportati su alluminio, dove i soggetti sono lavorati in miniatura mediante un intervento diretto con i suoi tipici materiali e le tecniche più sperimentali.
Marcella Chirico, attraverso le sue opere, descrive un mondo all’insegna del piattume e della sofisticazione del messaggio. Numerosi i riferimenti diretti e indiretti alla società omologata quali elementi purtroppo imprescindibili nella vita frenetica e indifferenziata dell’uomo d’oggi.
La sua città è un luogo-non-luogo spersonalizzato e spersonalizzante, ormai lontano da qualsiasi magnificenza storico-artistica. La contraddizione è ormai sempre più evidente: le vie proposte dal consumismo sono sì infinite e infinitamente attraenti, ma anche terribilmente distraenti da quelli che sono i veri valori della vita. L’appiattimento dell’individuo è lampante: dietro quell’illusoria esplosione di colori si avverte un senso di impotenza, di incapacità a contrapporre istanze diverse al modello americano e alla sua trionfale avanzata. chirico-2011-times-square-lavoro-x-biennale-venezia-web

Si percepisce il disagio di una sconfitta collettiva che qualcuno si ostina ancora a non voler riconoscere come tale, nel subdolo fascino di quei colori violenti delle pubblicità che cambiano velocemente in un carosello colorato, colpendo la fantasia e dando sensazioni fantasmagoriche di movimento, oppure nel traffico delle auto tra i grattacieli, impietose sentinelle dell’animo urbano che sembrano toccare le nuvole.

Il vernissage è previsto venerdì 16 settembre alle 18, con un aperitivo free e bio offerto dagli artisti. La mostra, ad ingresso libero, sarà aperta al pubblico il venerdì dalle 15 alle 19.30, il sabato e la domenica dalle 11 alle 19.30, fino al 2 ottobre.

1 commento

20 settembre 2016 alle 18:19

grazie mille .. vi aspetto tutti a Villa Sormani.. 🙂

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