L’assurdo mondo di Escher in mostra a Milano

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20160803_110113Prologo: sin da bambina ho sempre avuto un’insana passione per la matematica e i puzzle. Ricordo i lunghi pomeriggi estivi trascorsi a cercare pezzi e intuire sagome, perché seguire il disegno sul coperchio avrebbe reso il tutto molto più noioso. Mia madre assecondava la mia follia (solo d’estate, «che d’inverno si studia e si fanno i compiti»), investendo più in tesserine e cornici (e musica e libri, ma questa è un’altra storia) che in abiti, alzando, man mano che crescevo, l’asticella della difficoltà. I primi sono stati personaggi dei fumetti, poi animali, paesaggi marini e montani (tremendi, a dire il vero, ma campeggiavano comunque orgogliosamente sulla parete del nostro salotto, frutto di settimane di duro lavoro), riproduzioni del Caravaggio e di Leonardo, da dieci a diecimila pezzi nel giro di quindici anni.

Beaver & Krause - In a wild sanctuary

Beaver & KrauseIn a wild sanctuary

Il mio primo, fatale incontro con la genialità di Maurits Cornelis Escher è avvenuto così, complice una scatola di cartone che riportava la stampa di Su e giù (erroneamente tradotta in High and low), una sua opera del 1945. Mille pezzi, citava la descrizione, in bianco e nero, tutti della stessa forma, a creare qualcosa di pazzesco. Folgorata, manco fossi sulla via di Damasco. Da quel momento l’artista olandese è entrato a far parte della mia vita. Quindi, quando è stata inaugurata la mostra a Palazzo Reale a Milano, ho iniziato a sfogliare agenda e calendario nel tentativo di fissare una data per visitarla. L’occasione si è presentata in uno dei primi, caldissimi giorni di ferie, un giro in solitaria tra le oltre 200 opere, divise in sei sale che ospitano anche punti interattivi per sperimentare in prima persona le visioni di Escher.

Pink Floyd - Ummagumma

Pink FloydUmmagumma

Dai primi studi alle opere più famose, dall’amore per il nostro Paese (nel quale visse per tredici anni) alla passione per le distorsioni geometriche, il tutto raccontato in modo chiaro e conciso dall’audio-guida compresa nel costo del biglietto d’ingresso (biglietto intero a 12 euro, ridotto da 10 a 6 euro). Un viaggio che ho gustato per due ore abbondanti, perdendomi nelle linee e nella perfezione dei tratti, domandandomi come abbia potuto un grafico incisore, nato alla fine dell’Ottocento, senza l’ausilio di computer o tecnologie digitali, creare tali prodigi visivi, ineccepibili dal punto di vista formale e matematico.

 

 

Bauhaus - Stairway to Escher

BauhausStairway to Escher

Costruzioni impossibili, paradossi artistici, metamorfosi incredibili (un quadrato che diventa lucertola, che diventa esagono, che diventa ape, che diventa uccello, che diventa pesce, e via andare, come se fosse una sorta di evoluzione naturale), giochi prospettici e molto altro, accompagnato da brevi presentazioni delle varie tecniche con cui il pubblico può mettersi alla prova, insieme alla parete di specchi concavi e convessi, all’installazione in cui la tua immagine viene riprodotta infinite volte, all’angolo da sindrome di Stendhal, alla stanza in cui alcune creature virtuali strisciano sul pavimento e gli oggetti cambiano a seconda del punto di osservazione. E poi, Escher nella pubblicità, sulle copertine dei dischi, omaggiato in televisione e al cinema (ve la ricordate la scena delle scale di Labyrinth, quella in cui Bowie canta Within in?), fonte di continua ispirazione nel panorama culturale, musicale ed editoriale per tutto il Novecento e oltre.

Una mostra che va vissuta a bocca aperta e sguardo attento, un buon modo per riappacificarsi con le scienze matematiche, se ce ne fosse bisogno, una possibilità, anche per i bambini, di attraversare l’impossibile senza dannarsi ai videogiochi. Andateci: il 22 gennaio è relativamente lontano, gli orari sono piuttosto flessibili, fate in tempo. Poi mi direte.

Per informazioni www.mostraescher.it / www.palazzorealemilano.it.

1 commento

Blacklab Mov
10 agosto 2016 alle 6:22

genio è un diminutivo

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