La filosofia di Farinetti e Odifreddi e l’arpa di Zitello a Parolario

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A Villa Olmo, la penultima giornata di Parolario si è aperta sulla matematica, la scienza e sul loro rapporto con la filosofia. A parlarne, davanti a un numerosissimo pubblico, Piergiorgio Odifreddi, eclettico matematico dalla straordinaria capacità divulgativa, insieme al filosofo Alfredo Tomasetta, in collaborazione con la Fondazione Alessandro Volta. Il compito di introdurre l’incontro è stato affidato a Michela Prest, docente e fisico sperimentale delle particelle, che ha sottolineato come sia necessario considerare il sapere come unico, specialmente laddove si tende a renderlo settoriale, e quanto anche uno scienziato possa essere definito intellettuale, perché in grado di emozionare con il suo lavoro. Odifreddi ha raccontato degli inizi, di come sia nato in lui il desiderio di fare il matematico grazie alla lettura di un libro di Bertrand Russell, della sua partecipazione, nel 1970, al festival dell’Isola di Wight, prima di affrontare il rapporto di un logico matematico con la filosofia, partendo dall’etimologia della parola, spiegando che, dal suo punto di vista, filosofia non è amore per il sapere ma sapere amatoriale e definendola, con le parole di Russell, «il terreno di caccia per tutto ciò che ancora non è diventato scienza. Nel momento in cui un’opinione filosofica trova riscontro nei fatti diventa scienza, e a questo punto può essere dimostrata dalla matematica. Uno dei fraintendimenti principali – ha proseguito – vede la filosofia sostenere che le teorie scientifiche siano frutto di un patto tra scienziati, e che quando questi patti vengano meno si dia il via ad una rivoluzione scientifica, rendendo le verità della scienza solo temporanee. In realtà, tutto quello che viene scoperto non si butta via, viene affinato e arricchito, e ciò che era vero in passato lo è anche adesso. Cambia solo il punto di osservazione». Odifreddi ha saputo tenere accesa l’attenzione dell’intera platea, prendendo i presenti per mano e accompagnandoli in un viaggio attraverso i secoli e le scoperte dell’uomo, rendendo semplici e alla portata di tutti anche i concetti che, sulla carta, appaiono ostici e di difficile comprensione.

Vincenzo Zitello

A Cernobbio, in contemporanea, un ottimo successo di pubblico a Villa Bernasconi anche per l’appuntamento con Vincenzo Zitello. Arpista, in realtà polistrumentista, compositore, eclettico musicista, ha proposto frammenti del suo ultimo lavoro discografico, Métamorphose XII, rispondendo alle domande di Alessio Brunialti con numerosi, divertenti aneddoti sugli esordi della sua carriera, il rapporto con Franco Battiato, con Ivano Fossati, con i numerosi artisti con cui si è trovato a collaborare nel corso di una vita spesa per la musica.

Vincenzo Zitello e Alessio Brunialti

Sala gremita anche per Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, che ha presentato il suo libro Ricordiamoci il futuro, edito da Feltrinelli. Affiancato dal giornalista Davide Cantoni, Farinetti ha parlato di spazio e tempo, due concetti nati insieme all’uomo, e del tentativo compiuto nel libro di superarli, a vantaggio del futuro, il “luogo” più importante. «Ciò che è accaduto nel passato non l’abbiamo deciso noi e delle volte ne siamo anche un po’ vittime – ha raccontato – il presente è il tempo dell’analisi e delle emozioni, mentre l’ottimismo e il pessimismo riguardano il futuro, in cui possiamo prendere decisioni. E la prima, fondamentale, è quella di decidere di prendere parte ad un miglioramento, piccolo o grande che sia. In questo libro ho tentato di mettere a confronto le generazioni e ho scritto delle storie semplici e dirette, che narrano il rapporto tra questi diversi modi di leggere il tempo». Sono state due le più grandi invenzioni dell’uomo, secondo l’autore, il fuoco e l’intelligenza artificiale, destinate a cambiare completamente le sorti degli esseri umani, e che hanno segnato il cammino dell’evoluzione.

Oscar Farinetti con Davide Cantoni

Farinetti ha descritto il suo grande amore per tre periodi storici in particolare, che hanno regalato al mondo tre valori fondamentali, che vale la pena copiare: il Rinascimento, «il periodo più bello in assoluto», in cui è nata la fiducia, il Risorgimento, in cui è stato inventato il patriottismo e il dopoguerra, epoca del coraggio. Affrontando questioni di carattere più imprenditoriale, l’autore ha descritto la situazione del paese in termini economici, sostenendo che il futuro italiano potrebbe essere strepitoso, se, ad esempio, si aumentassero le dimensioni dell’agricoltura e i prodotti di alta qualità, quadruplicando il valore di ciò che viene esportato e puntando sulla grande distribuzione all’estero, al momento assente. «Il problema siamo noi – ha concluso – siamo un popolo bravissimo a lamentarsi, e dedichiamo talmente tanto tempo a questo che non ne abbiamo più per trovare delle soluzioni».

(Foto di Carlo Pozzoni)

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