La cosa giusta da fare? Andare a Fa’ la cosa giusta!

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Dal 10 al 12 marzo 2017 torna, con grande entusiasmo della sottoscritta, Fa’ la cosa giusta! La fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili è arrivata, splendidamente, alla quattordicesima edizione. I numeri dell’anno scorso, straordinari come in tutte le precedenti edizioni, danno l’idea di quanto organizzatori, espositori e visitatori vi siano affezionati: 70mila presenze, 770 espositori, 300 appuntamenti in programma culturale, 550 giornalisti accreditati, 4mila studenti partecipanti al progetto scuole.

L’edizione in programma per il prossimo fine settimana  ha tutte le carte per proseguire con il trend positivo: undici sezioni tematiche tra cui si ritroveranno settori consueti come la moda, l’arredamento sostenibile e l’associazionismo – solo per citarne alcuni – ma anche temi più attuali quali la scelta vegana e cruelty free o le conseguenze del sisma su attività e comunità. Da visitatrice abituale, posso garantire che è sempre interessante e piacevole passeggiare tra gli stand e scoprire nuove tecniche di creazione dei capi di abbigliamento, arricchire le proprie abitudini alimentari con nuovi profumi, sapori e ricette, ritrovare aziende o associazioni che nel tempo sono cresciute.

Tra gli espositori si trovano sempre anche alcune realtà comasche: quest’anno provengono da Oltrona San Mamette, Limido Comasco e Cadorago. Il primo è W la terra, laboratorio creativo di ceramica artistica da cui nascono bomboniere, gioie e complementi d’arredo, in esposizione nello spazio Abitare Green. Le tecniche utilizzate sono numerose e tra queste spicca la Raku, nata in Giappone nel lontano 1500. Non poteva mancare il Birrificio italiano, ormai consueto ospite della fiera, che nella sezione Mangia come parli offrirà le proprie birre artigianali, nate da un processo di produzione attento e libero da condizionamenti.
Per soddisfare il palato ci sarà anche Eden di Roberta Ardiri,  che dal 1993 sperimenta metodi di produzione di pane e prodotti da forno con lievito madre, per garantire il mantenimento di tutte le proprietà organolettiche e nutritive del grano, così da migliorare l’equilibrio nutrizionale.

Per chi non conoscesse la fiera e i suoi obiettivi sarà interessante leggere l’intervista a Piero Magri, direttore generale di Terre di Mezzo.

Dopo quattordici edizioni, la fiera riscuote sempre grandissimo successo, anche grazie all’abilità e alla competenza degli organizzatori: qual è la formula vincente per poter trovare sempre nuovi stimoli a proseguire in questo progetto?

Non credo che ci sia una formula vincente, direi piuttosto una buona dose di “sana curiosità”, frutto della nostra storia. Noi siamo una casa editrice e siamo nati nel 1994 con un giornale di strada, Terre di mezzo, che nelle sue pagine si occupava di informazione sociale e di stili di vita alternativi. Da qui la nostra attenzione per chi lavora con perseveranza, spesso nell’ombra, alla costruzione di un mondo diverso. Ci piace pensare che lo si possa fare con allegria, scegliendo pratiche quotidiane alla portata di tutti. Per questo motivo sia, ad esempio, attraverso le guide che pubblichiamo come editori, sia agli espositori che contattiamo per Fa’ la cosa giusta!, vogliamo far conoscere decine di possibilità per fare da subito scelte di giustizia, equità, partecipazione e rispetto per la persona e per l’ambiente, ognuno in base ai propri gusti e ai propri interessi; gli esempi vanno dai percorsi a piedi e in bici lungo sentieri ricchi di memoria ai gruppi di acquisto solidali, dalla moda critica alle aziende agricole che coltivano in modo biologico, dal risparmio etico a allo sviluppo locale, eccetera.

Fa’ la cosa giusta! suscita interesse e partecipazione per le tematiche che affronta in generale e per il costante aggiornamento sui temi più attuali: come si sceglie su cosa concentrare l’attenzione on ogni edizione?

Da un lato l’attualità suggerisce e a volte impone un filone o degli ambiti: quest’anno, per esempio, oltre a ospitare gratuitamente delle aziende provenienti dalle zone terremotate, faremo anche un incontro con diversi sindaci dai comuni del Centro Italia su come ricostruire una comunità, un territorio ferito e lacerato dopo un evento traumatico come il terremoto. In modo più “strutturale”, però, cerchiamo di individuare quelli che chiamiamo i “semi di futuro”: ciò che non c’è ancora ma potrebbe essere e aiutare così il mondo a crescere. Una volta individuati questi “semi di futuro” cerchiamo di coltivarli con altre realtà, in rete, perché è nel nostro DNA collaborare e lavorare con altri. Faccio un esempio per tutti. Dall’attenzione a questi “semi di futuro” è nata sette anni fa la Scuola delle buone pratiche per amministratori pubblici, sindaci, assessori, funzionari e anche cittadini, affinché essi possano condividere e scambiare le buone pratiche amministrative che hanno realizzato, perché sono tante e molto belle. Il tema dell’edizione di quest’anno sarà La bellezza che rigenera il territorio e ascolteremo sindaci che hanno fatto ripartire, anche economicamente, il territorio grazie a uno sviluppo sostenibile attento alla bellezza.

Alcuni dei destinatari a cui tenete di più sono i bambini e i ragazzi: qual è la risposta da parte loro? Riuscite a creare sinergie con le scuole?

Per noi la fiera è, anzitutto, un percorso culturale ed educativo e quindi non solo l’attenzione ma anche il coinvolgimento, sin dalla prima edizione, delle scuole è molto importante. La risposta è sempre molto bella: anche quest’anno ci saranno quasi 3mila studenti, dalle scuole materne alle superiori, che verranno gratuitamente in fiera per i laboratori o le visite guidate, alla scoperta di stili di vita accessibili a tutti che permettano una vita migliore e più dignitosa. A questo proposito, uno dei frutti della sinergia con le scuole è il laboratorio di scrittura creativa (gratuito per le scuole) La grande fabbrica delle parole: è un progetto nato sei anni fa su un’idea dello scrittore americano Dave Eggars per promuovere e garantire il diritto all’espressione a bambini e ragazzi, soprattutto quelli ad alto rischio di emarginazione, che in fiera realizzeranno una serie di laboratori non solo di scrittura ma anche di musica e mimo!

I numeri attestano che negli anni la fiera è cresciuta: quali nuovi obiettivi vi proponete?

Anzitutto mantenere freschezza, originalità ma anche fedeltà all’intuizione iniziale, in una fiera che cresce ogni anno. In secondo luogo c’è da sottolineare che Fa’ la cosa giusta! Milano, ha “gemmato” altre edizioni più locali: a Trento, dove oramai viene organizzata da dodici anni, a Perugia, dove sono arrivati a quota tre edizioni, come a Palermo; ne abbiamo realizzate anche due a Torino. Quindi: come rispondere agli stimoli che vengono da Regioni così diverse? Ancor di più: come coltivare e far crescere quei semi che abbiamo piantato? Penso a quelli che chiamiamo i Territori resistenti: si tratta di realtà economiche, spesso aziende piccole ma di alta qualità, che in quelle zone in via di abbandono o abbandonate d’Italia rimangono o addirittura ritornano, nonostante tutte le difficoltà, facendo così ripartire un’economia, una socialità e ritrovando tradizioni e saperi antichi. Noi li ospitiamo a Fa’ la cosa giusta! ma come aiutarli a crescere, a svilupparsi, a mettersi in rete? Anche così, pensiamo, possiamo contribuire a far ripartire il nostro Paese.

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