Janet Echelman, a Miniartextil l’artista amata da Michelle Obama

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Tra gli artisti di punta dell’edizione 2016 di Miniartextil – To weave dreams, spicca Janet Echelman, una creativa che sfugge alle catalogazioni. Alcune sue opere hanno le dimensioni dei palazzi che trasforma con il vento e la luce così che l’arte non sia più qualcosa da osservare, ma un ambiente in cui perdersi. Utilizzando materiali inusuali, dalle reti da pesca alle particelle d’acqua atomizzata, combina pratiche antiche e tecnologia moderna per creare opere che hanno come punto focale la vita urbana contemporanea.

Janet Echelmann a Miniartextil (Foto di Carlo Pozzoni)

Janet Echelmann a Miniartextil (Foto di Carlo Pozzoni)

È la prima volta che espone in Italia?

Sì, per la prima volta mi trovo a lavorare nel vostro Paese. È molto bello trovarmi in una città come Como dove la tradizione tessile è fortissima. Per me questi giorni sono una continua scoperta e una continua conoscenza di nuove tecniche. È davvero molto bello e interessante.

Lei sa che nel nostro paese ci sono molte rassegne artistiche, fra queste la più nota è di certo la Biennale di Venezia. Cosa ne pensa? Vorrebbe essere presente in futuro?

Penso che ci siano molte Biennali nel mondo di assoluto rilievo e importanza e fra queste di certo si annovera Venezia. So che per il prossmo anno il tema scelto da Criste Macel – curatrice – è VivaArteViva, sicuramente un a scelta di contemporaneità. Di certo per il futuro mi piacerebbe essere presente e lavorare in questo meraviglioso contesto.

Nel 2007 ha lavorato per Miniartextil El Antsui, grande artista che proprio lo scorso anno ha ricevuto il Leone d’oro alla carriere artistica. Miniartextil porta fortuna agli artisti, quindi.

È una cosa meravigliosa, qui si respira un’aria davvero bella e collaborativa, è una piazza di incontri e scambi. Portere fortuna anche a me!

Ascoltando le parole del suo intervento al TED, sono rimasta colpita dalla sua esperienza in India osservando il lavoro dei pescatori del Gange.

Sì, io ho osservato, lavorato e imparato da loro come si costruisocno le grandi reti da pesca e per i miei lavori – come per questo a Como – utilizzo la loro tecnica. In generale lavoro come un architetto o un ingegnere, studiando ogni fibra e ogni singola trama d’unione. Ad esempio utilizzo materiali come il Teflon Ptfe o una fibra che è ben 15 volte più forte dell’acciaio. Per la mia installazione creata per la Bill and Melinda Gates Foundation ho utilizzato lo stesso materiale di cui sono fatte le tute degli astronauti. Per le mie installazioni esterne studio la velocità del vento. Tutti i miei progetti vengono vagliati da architetti e ingegneri perché amo le installazioni permamenti di land art anche se guardo con interesse al lavoro di artisti come Christo. Per me i progetti temporanei sono sperimentazione. A Como mi trovo per la prima volta a lavorare in una chiesa: per questa installazione ho studiato un tappeto speciale che permetterà ai visitatori di sdraiarsi nell’abisde e osservare il leggero movimento delle luci che cambiano lentamente.

Abbiamo visto tutti l’immagine di Michelle Obama che guarda estasiata il suo lavoro allo Smithsonian American Art Museum, a Washington.

Ah, è stata una cosa davvero eccitante per me! È andata così: qualche giorno prima dello scatto, le figlie della coppia presidenziale si sono recate di loro spontanea volontà al Museo per osservare il mio lavoro, dopo avere visto le immagini dello stesso postate dagli amici su Instagram. E così è arrivata anche la first lady che, qualche giorno dopo, ha deciso di accompagnare la delegazione scandinava in vista negli Stati Uniti. Quando è stata scattata la foto.

Cosa pensa di Como?

Oggi ho fatto un giro per la città e sono rimasta impressionata dal Tempio Voltiano: siete fortunati ad avere avuto un concittadino così sperimentore e contemporaneo quale è stato Alessandro Volta! È una bella città e sono molto felice di avere collaborato con Arte&Arte per questa bella mostra, davvero bravi!

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