In mostra i Migrants di Como con le foto di Carlo Pozzoni e Mattia Vacca

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Nell’estate 2016, Como è andata a posizionarsi di diritto fra le mete di rilievo nelle rotte dei migranti verso l’Europa. A fronte di un numero crescente di profughi, gli accampamenti posti davanti alla stazione di Como San Giovanni sono diventati in poco tempo teatro di condizioni di vita sempre più precarie. Le immagini di quelle settimane hanno scatenato un boom mediatico la cui esplosione ha toccato da vicino tutti i cittadini, contribuendo a suscitare reazioni forti, positive o negative che fossero. Ma, come spesso accade, quando le tende sono state smantellate e i migranti ricollocati in altre strutture, dissoltosi il supporto visivo alla nostra memoria, abbiamo dimenticato. Il lungo viaggio di uomini, donne, bambini e anziani venuti da paesi lontani alla ricerca di un rifugio, però, non si è concluso dopo San Giovanni. Ciascuno di loro, ancora oggi, lotta contro l’indifferenza e le avversità per ottenere il futuro che merita. Ed è proprio per richiamare all’attenzione una questione messa da parte ma di vitale importanza che oggi pomeriggio alle 18.30 verrà inaugurata Migrants – Donne e uomini oltre le frontiere, mostra fotografica allestita da Carlo Pozzoni e Mattia Vacca allo Spazio Natta di via Natta 18. Proponendoci una serie di scatti risalenti a quei mesi di instabilità, i due noti fotografi mirano a restituire una voce a chi la voce, volente o nolente, è venuta a mancare.

Migranti giocano al pallone ai giardini della stazione di San Giovanni (foto di Carlo Pozzoni)

Pozzoni, siete fotografi molto attivi nel Comasco e non solo. Come nasce la vostra collaborazione?
Ci conosciamo da anni perché entrambi lavoriamo per giornali locali e nazionali, in particolare quest’estate ci siamo incrociati di corsa ai giardini della stazione San Giovanni, dopo l’arrivo dei migranti. In quel periodo Mattia pubblicava le sue foto sui quotidiani nazionali, io su La Provincia. Dopo aver constatato che la situazione in San Giovanni non era stata risolta e avendo la consapevolezza che i migranti non si vedono più in giro solo perché ora si trovano nel “recinto” di via Regina, siamo voluti intervenire nella questione allestendo questa mostra, che più che mostra è un’operazione sociale.
Per quanto tempo avete lavorato al progetto?
Le foto sono state scattate indicativamente fra luglio 2016 e gennaio 2017. L’idea di esporle è venuta da sé e l’organizzazione stessa dell’esposizione ha richiesto molto meno tempo, anche perché abbiamo notato che, fotograficamente parlando, comunichiamo con linguaggi differenti ma complementari: per me il mondo è a colori e tale deve rimanere nelle fotografie, Mattia preferisce un approccio in bianco e nero. Sono scelte soggettive.

Migranti alla stazione di Como San Giovanni (foto di Mattia Vacca)

Quali obiettivi vi proponete di raggiungere?
L’evento ha una duplice finalità: risvegliare le coscienze dei comaschi e sostenere economicamente chi si attiva e si pone in prima linea per far fronte a questo problema. Le foto saranno messe in vendita alla fine della mostra e il ricavato verrà devoluto interamente alla parrocchia di Rebbio per sostenere il parroco don Giusto Della Valle che, a oggi, accoglie senza remore chi si presenta alla sua porta chiedendo ospitalità.

Aiutando i profughi alla stazione di San Giovanni (foto di Carlo Pozzoni)

Come avete coinvolto i migranti in quest’iniziativa?
Proprio adesso stiamo andando a Rebbio per prendere due ragazzi e iniziare a istruirli circa gli spazi dell’esposizione: saranno loro a gestirla e ad accompagnare i visitatori fra le opere. In più durante queste settimane ci saranno due incontri: uno il 10 maggio con un ragazzo afghano, Asat, arrivato a Como anni fa, che racconterà del suo cammino di integrazione nella comunità comasca insieme a un giornalista. Il 17 maggio, invece, sarà don Giusto stesso a prendere la parola e raccontarci qualcosa del suo impegno quotidiano in parrocchia. Abbiamo infine chiesto ad alcuni di loro di scegliere degli oggetti con un valore simbolico che li hanno accompagnati nel periodo in cui ancora erano accampati, così da poterli esporre e trasformare in ulteriori testimonianze della loro vita in quei mesi difficili.
Considerato il clima di tensione delle prime settimane in San Giovanni, vi è capitato di avere problemi a relazionarvi coi migranti o con le forze dell’ordine?
Con migranti e forze dell’ordine nessun problema, a esserci ostili sono stati in alcuni casi i gruppi di volontari, che non volevano facessimo foto. Siamo stati in un certo senso accusati di lucrare sulle tragedie altrui. Fortunatamente sono stati episodi isolati, anche perché nelle fotografie ci siamo sforzati di essere discreti e di mostrare il massimo riguardo nei confronti di chi veniva ritratto. Con il tempo, inoltre, la prospettiva sul nostro lavoro è cambiata: sempre più persone hanno realizzato che più si parlava di questa storia più sarebbe stato facile trovare insieme una soluzione.

I migranti accampati ai giardini (foto di Mattia Vacca)

Avete opinioni circa le modalità d’accoglienza proposte finora dai comaschi?
Le istituzioni in primis hanno subìto la situazione invece di gestirla. Quanto alle iniziative dei cittadini, la maggior parte si è rifiutata a priori di comprendere il perché dei moti migratori. Al posto di indagare le ragioni di chi si imbarca in viaggi pericolosi e spesso mortali per raggiungere città di frontiera come Como, molti si son mostrati sprezzanti, a volte addirittura offesi dal fatto che generalmente le vere mete dei migranti fossero i paesi del Nord Europa. C’è poi stato molto allarmismo circa alcuni episodi che non ha di certo aiutato a sciogliere la tensione. Siamo comunque rimasti colpiti positivamente dai gruppi di volontari che si sono dati da fare per venire incontro alle esigenze di queste persone in difficoltà; per mesi passando dalla mensa di Sant’Eusebio si respirava un’atmosfera di solidarietà che faceva bene, e anche a Rebbio abbiamo conosciuto persone fantastiche.
Programmate di riprendere il vostro lavoro quest’estate?
Vorremmo certamente continuare la collaborazione con don Giusto. Ci piacerebbe rendere questa mostra itinerante, anche perché, ad esempio, la parrocchia di Rebbio collabora con alcune associazioni svizzere. Nel frattempo aspettiamo il responso dei comaschi, speriamo che sia positivo e che questa nostra operazione venga compresa.

Inaugurazione venerdì 5 maggio alle 18.30. La mostra resterà allestita allo Spazio Natta di via Natta 18 dal 6 al 21 maggio. Orario: da martedì a venerdì dalle 14 alle 19. Sabato e domenica dalle 10 alle 19. Ingresso libero.

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