Il Volta racconta Europa in versi

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Venerdì scorso al liceo classico e scientifico Alessandro Volta di Como, ha preso il via ufficiale il festival internazionale di poesia Europa in versi, organizzato da La casa della poesia di Como. L’evento, alla sua settima edizione, si pone l’obiettivo di valorizzare e diffondere la cultura artista e poetica, coinvolgendo anche i lettori più giovani e invitando non solo poeti e scrittori italiani, ma anche autori stranieri.  Nella Grand’aula del liceo di via Cesare Cantù, i giovani liceali hanno avuto la possibilità di conoscere e di confrontarsi con le produzioni poetiche dell’autrice norvegese Monica Aasprong, del poeta rumeno Ion Deaconescu, del poeta turco Tugrul Tanyol, della poetessa irlandese Helen Dwyer, dell’autrice italiana Cinzia Demi e, infine, della poetessa israeliana Gili Haimovich. Durante l’incontro, moderato dal vicepresidente de La Casa della Poesia di Como, Andrea Tavernati, i poeti hanno prima letto in lingua originale le proprie poesie e in un secondo momento si sono concessi alle numerose domande e curiosità degli studenti. Sempre gli stessi alunni del liceo Volta hanno proposto anche delle riscritture e delle letture in traduzione dei testi poetici ascolti, dando vita a un incontro e a un dibattito che si è rivelato appassionato e fruttuoso. In particolare è stato interessante lo spazio dedicato alle domande, in cui i poeti hanno avuto l’occasione di presentare e spiegare le tecniche compositive utilizzate oppure le tematiche trattate nelle opere lette. Il festival è continuato con il reading internazionale di poesia a Villa Gallia, a cui sono seguiti, nella serata di sabato, le premiazioni degli ospiti partecipanti all’evento.
(Matteo Recalcati)

Europa in versi mi ha aiutata ad avvicinarmi alla poesia. È stato molto importante anche vedere di persona i poeti e ascoltare il suono dei loro componimenti. Ringrazio chi ha organizzato questo incontro e i poeti che vi hanno partecipato.
(Elisa De Carli)

L’incontro di venerdì mattina e la giornata di sabato, in occasione del Festival Internazionale Europa in versi, hanno centrato il segno: la forza espressiva dei versi ha infranto ogni barriera linguistica e, per quei pochi, brevi minuti durante i quali ogni poeta avvicinava le labbra al microfono per leggere le proprie creazioni, ebraico, norvegese, rumeno, turco, inglese e italiano sono risuonate come un’unica lingua. Forse perché il senso della poesia non risiede tutto e solo nel significato delle parole, che talvolta risulta ermeticamente nascosto anche nei versi italiani, ma piuttosto in quei suoni misteriosi scelti per toccare un punto profondo dentro di noi. La poesia ha dimostrato ancora una volta il proprio portentoso potenziale di comunicazione e di passaggio da autore a lettore, che rendono l’uno e l’altro creatori di senso allo stesso modo. «Scrivere poesia – poi – vuol dire cambiare il mondo» è stata la riflessione del poeta rumeno Ion Deaconescu e proprio per questo vale la pena di riscoprire quest’arte discreta che in ogni momento ha qualcosa da dirci, se uno solo si presta ad ascoltarla. La sera di sabato, durante la premiazione i vincitori e i finalisti hanno letto le loro opere, ed è stato interessante perché abbiamo avuto modo di constatare che la poesia ha ancora qualche risonanza anche in Italia. Sopratutto è stato molto prezioso il contributo di quei poeti che compongono anche nei loro dialetti. Ci sono stati anche un ragazzo e una ragazza vincitori rispettivamente della categoria di poesia edita e inedita, mentre per la sezione narrativa giovani nessun premio è stato attribuito perché le opere giunte ai giudici non sono stare considerate all’altezza. Personalmente sono rimasta colpita da quest’ultimo fatto, mi sembra un peccato che noi giovani non riusciamo a ritagliarci una voce più consistente nell’ambito sia della poesia che della narrativa.
(Martina Toppi)

Permeante. Proprio come la pioggia nel terreno, in profondità. Questi poeti dovrebbero essere tutti premiati, un coraggio ammirevole. Si sono lasciati leggere dentro senza paura, forse la loro esperienza di vita era talmente incontenibile da non poter evitare questo straripamento. Per tutti coloro che volevano ricevere, il ponte che si è creato tra poeta e lettore o ascoltatore era fortissimo. Se c’è una critica che può essere mossa è la mancanza di tempo. A scuola è praticamente impossibile avere un contatto diretto; la mia fortuna è stata quella di aver partecipato alle premiazioni. Ho scoperto che sebbene queste persone siano estremamente timide, sono allo stesso tempo disponibilissime a un colloquio. Riescono inoltre a percepire che se la loro poesia ti ha colpito, allora anche tu potresti aver affrontato situazioni analoghe, potresti aver sopportato le stesse emozioni. Questo festival deve continuare, fa un gran bene!
(Federica Orazzo)

Qualcosa di prezioso e indecifrabile è rimasto a ognuno di coloro che hanno assistito o partecipato alle letture che hanno animato la Grand’Aula del liceo Volta, in occasione del festival Europa in versi. Poesia tanto viva da sembrare tangibile inebriava le orecchie, gli occhi e le menti dei presenti. Per quanto fugace, l’indelebile traccia di questa esperienza ha segnato il modo di sentire la realtà, all’interno della quale sarà più facile scorgere la segreta poesia. Lingue, suoni, gesti, colori. Insieme hanno dato vita a parole che hanno cessato di essere soltanto caratteri scuri su carta. L’aria vibrava di molti respiri e molte voci, uniti in accordi fieri che, all’ascoltatore attento, parlavano di scambio, dialogo e sentimento. Nonostante fossero numerose le lingue che vorticavano nell’aula, l’idioma comune a tutti, per tutti altrettanto suggestivo, tanto ricco di significati quanto criptico, era la poesia.
(Carlotta Sinigaglia)

«Le frontiere non si aprono, si abbattono». È esattamente quello che è successo durante l’annuale appuntamento del festival Europa in versi. Un evento in cui le differenze tra generazioni, scuole e lingue si fanno meno nette, attraverso una delle arti più antiche del mondo, l’unica di cui non possiamo fare a meno, perché non dobbiamo mai smettere di emozionarci, smettere di essere uomini.
(Martina Rizzarello)

Sempre meno spazio ha la poesia nelle librerie. Ormai altri generi letterari hanno preso piede nella lettura quotidiana dei più. Eppure ciò non significa che la poesia abbia poco valore, e il progetto Europa in versi è qui per dimostrarlo. I poeti hanno avuto l’occasione di mostrare le proprie opere, e gli studenti di goderne. Non solo, leggere le poesie è stata un’opportunità per approfondirle e per capirle pienamente. Notevole è stato il contributo di chi si è impegnato in riscritture e di chi si è cimentato a leggere in una lingua straniera. Come in un circolo tra poeti, è stato suggestivo poter collaborare insieme.
(Mattia Peverelli)

Una Grand’Aula gremita quella in cui si è svolta la Giornata della poesia. Noi studenti eravamo curiosi e desiderosi di ascoltare le voci dei poeti o le interpretazioni di altri ragazzi e, grazie al confronto con lingue e culture diverse dalla nostra, nonché con vari modi di rapportarci con la poesia e rielaborare il testo e la sua musicalità, abbiamo potuto osservare la realtà con occhi nuovi e più consapevoli. I temi trattati nelle liriche, infatti, sono attuali e comprensibili, in virtù delle immagini e delle sensazioni che le parole sono in grado di suscitare: devastazione, solitudine, gioia, armonia, vita. Come ha detto uno dei poeti nel corso della mattinata, la poesia, proprio per questa sua immediatezza comunicativa, è in grado di cambiare noi stessi e il nostro modo di percepire ciò che ci circonda.
(Ilaria Venturo)

Durante l’evento Europa in versi i poeti, provenienti da diverse parti dell’Europa, erano un libro aperto, con l’obiettivo di trasmette ai giovani, e non solo, il valore della creazione artistica. Alcune poesie mi hanno incantata, e mi ha colpita soprattutto l’interpretazione di una mia compagna di classe, che, mentre leggeva una poesia del poeta Ion Deaconescu, si esprimeva con i gesti che utilizzano le persone sordomute per comunicare. Ho anche notato come la lettura delle poesie attirasse gli occhi di tutti sul lettore, come se ognuno ascoltasse quella lingua straniera, di cui non comprendeva il messaggio, per poi rimanere con il fiato sospeso in attesa della traduzione in italiano. La poesia è rivoluzionaria, perché lascia intravedere al lettore/ascoltatore nuove possibili letture della realtà. Questo evento ha unito in un’unica sala tante parti del mondo, ciascuna con un messaggio da trasmettere, mostrando realmente come tutti camminiamo su un’unica terra.
(Elisa Beretta)

L’incontro con i poeti, svoltosi nella Grand’Aula del liceo Volta, in occasione di Europa in versi, è stato particolarmente coinvolgente perché ha reso possibile un avvicinamento al mondo della poesia, che, ai giorni nostri, è sempre meno tenuta in considerazione. La società contemporanea si è progressivamente trasformata, a causa dell’introduzione di nuovi mezzi di comunicazione, gli strumenti tecnologici, che hanno introdotto un sistema caratterizzato da messaggi sempre più brevi e immediati, che comportano conseguenze negative non solo nelle espressioni verbali, ma anche nella scrittura. È stato poi possibile apprezzare la lettura dei componimenti in lingua originale, che ci ha consentito di godere della musicalità del testo a prescindere dalla sua comprensione, anche se poi sono state lette le traduzioni. In questo modo è stato possibile compiere un emozionante viaggio attraverso culture molto diverse dalla nostra.
(Eleonora Fontana)

Entrare quasi da intrusi in un liceo classico perché i nostri ragazzi – di un liceo scienze applicate – respirino altra aria e vedano altre facce, uguali alle loro e diverse. Questo il senso umano dell’incontro, seppur passeggero, che abbiamo e ci siamo regalati. Ed il desiderio di imparare a valorizzare le iniziative già in essere per contaminarci e anche sostenerci nel cammino educativo. Questo il titolo che darei all’incontro: Il coraggio della poesia.
(professor Roberto Toninelli, liceo di scienze applicate Molinari di Milano, in visita con una classe)

(Testi e immagini raccolti da Laura Bianchi)

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