Il Pinocchio di Nembrini conquista le Primavere

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«Scusi, è possibile recuperare il video della serata? – chiedono i ragazzi dell’I.T.I.S. Magistri Cumacini al direttore de La Provincia Diego Minonzio – Perché vorremmo far vedere il Pinocchio raccontato da Franco Nembrini ai nostri genitori». Succede anche questo alle Primavere, nella serata inclemente di pioggia di martedì sera al Teatro Sociale di Como. In sala tanti ragazzi e insegnanti perché Nembrini è, prima e soprattutto, un educatore, ma la narrazione di Pinocchio è capovolta e si rivolge ai genitori con una passione che supera ogni ragionevolezza.

Platea del Teatro Sociale gremita per il nuovo incontro con Le Primavere de La Provincia

L’operazione è funambolica, discutibile e certo di grande interesse e nasce dall’intuizione del cardinal Biffi: può Pinocchio, racconto dove non compare nessun riferimento esplicito alla religione e scritto da un Collodi laico convinto e anche un po’ mangiapreti, essere una metafora della vita cristiana? Carlo Collodi, fiorentino ed espressione del nostro Ottocento risorgimentale, è comunque, suo malgrado verrebbe da dire, intriso per educazione e tradizione di cultura cattolica e questa, dice il cardinal Biffi, riaffiora quando lo scrittore, deluso dagli adulti, si rivolge ai bambini e a loro dice le profonde verità della vicenda umana e cristiana.

Il direttore de La Provincia Diego Minonzio e… Pinocchio

«Sono ragioni che possono convincere o no – ha detto Nembrini – a me hanno convito tantissimo. Il testo è pieno di rimandi che per chi ha un orecchio appena abituato sono citazioni del Vangelo. Ma ciò che convince è che la bellezza di una lettura, di un’opera d’arte, è data dalla capacità di rispondere alle tue domande. La vita ti viene addosso come un treno – continua Nembrini – c’è tanto da capire, ma la cosa straordinaria è che il testo risponde in proporzione alla profondità delle tue domande». Inizia così una lettura tridimensionale de Le avventure di Pinocchio, con ampie digressioni sulla personale avventura di Franco Nembrini educatore in giro per il mondo e grandi balzi da una pagina all’altra e maledizioni tra i denti per tutto quello che non si riesce a leggere in una sera. C’è mastro Ciliegia, che non vede e non crede e infatti non capisce nulla, Geppetto, il Creatore, falegname che si chiama Giuseppe e scusate la coincidenza, poi la fata, che vuole salvarlo ed è Turchina, azzurra come la Madonna, l’Osteria del Gambero rosso e Pinocchio dice «Io vado avanti», invece sta andando indietro come un gambero, appunto. La morte e resurrezione di Pinocchio che sospira poco prima della fine «Babbo mio, se fossi qui», il perenne desiderio di tornare alla casa del padre, fino alle parole dette a Geppeto in fuga dal pescecane: «Venite dietro a me e non abbiate paura». Proprio questa ultima immagine di un Pinocchio più grande del suo babbo è illuminata da Nembrini di una felicità incontenibile.

Franco Nembrini e il burattino

«Ho passato anni di fidanzamento con l’attesa spasmodica di sposarmi convinto fosse il vertice della felicità umana, convinzione che è durata circa 15 giorni, poi ho capito che c’era una cosa molto più grande che era quella di diventare padre. Ci sono voluti tanti anni perché scoprissi che c’è una cosa più grande ancora, diventare figli dei propri figli, quando i propri figli sono diventati così grandi che tu cominci ad andare dietro a loro». «Come ero buffo quando ero un barattino e come sono contento di essere diventato un bambino per bene». «Quando tuo figlio si accorge di essere fatto per il Bene e tu invece sei ormai un po’ cinico, disilluso e lui invece ha quello slancio che tu hai perso e che ti fa venire una lacrima perché era così anche tu: questo è il vertice della vita. Io non conosco niente di più grande».


Dice Pinocchio a Geppetto, nella pancia del pescecane «Dai liberiamoci, babbino mio fuggiamo. – Ma io non so nuotare. – Che importa, voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle e io vi porterò sano e salvo sulla spiaggia»: papà stavolta tocca a me.

(Foto di Daniele Butti)

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