Il favoloso mondo di Orticolario

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Sabato, primo giorno di ottobre. Le previsioni non promettono nulla di buono, ma villa Erba è stupenda anche sotto la pioggia e, se a colorarne il parco e gli interni ci pensa Orticolario, anche una giornata uggiosa acquista un sapore che manco Lucio Battisti avrebbe potuto immaginarsi. Arrivo a Cernobbio nel primo pomeriggio, con l’intenzione, mappa alla mano, di godermi quanto più possibile l’atmosfera e la bellezza di tutto ciò che mi circonda, e la prima cosa che mi colpisce è la maestosità del padiglione centrale, con i suoi piccoli giardini lussureggianti a seguirne la forma circolare, sul quale si aprono le tre ali che ospitano gli espositori.

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Nell’ala Cernobbio, la prima che decido di visitare, esplodono i rosa e i gialli dei bulbi e delle orchidee, il verde e il marrone dei cactus e della tillandsia, i profumi della liquirizia, delle spezie e delle erbe aromatiche, e in ogni angolo c’è qualcosa da guardare, annusare, conoscere. È qui che incontro Agnes Duerrschnabel, una delle artiste più apprezzate e conosciute della fantastica rosa di Manifest. Di origine tedesca, ma residente da anni in provincia di Como, designer di materie ceramiche, abilitata anche come formatrice professionale nel settore, ha un atelier di ceramiche artistiche in via Borsieri a Como, nell’edificio dell’antico monastero di Santa Margherita.

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«Ho conosciuto Orticolario tramite amici, che mi hanno convinta a partecipare, e questo è il terzo anno consecutivo. In alcuni dei miei lavori utilizzo materiali naturali, come legni vissuti, rovinati dall’acqua e dal tempo, che recupero ed utilizzo, ad esempio, per i tetti delle mie case, creo vasi per piante pendule e grasse, e gioielli decorati con elementi vegetali. Io sono fermamente convinta che più un pezzo è vissuto più valore acquisisce, come gli alberi e le pietre antiche, e così dovrebbe essere anche per noi. Sono il tempo e l’esperienza a renderci chi siamo, e in questo risiede la nostra natura preziosa.»

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heidiPoco più in là la mia attenzione è catturata da uno degli otto giardini in concorso, il progetto Mutazioni di Heidi Bedenknecht – De Felice, chimica tedesca che vive in Italia da moltissimo tempo, la quale, approdata alla tessitura, si è occupata di tinture naturali, fino all’incontro fatale con un materiale che l’ha completamente stregata, il policarbonato fluorescente: «È un gioco senza fine, ne sono terribilmente affascinata. Sono arrivata a Orticolario perchè stavo creando queste forme vegetali, e ho pensato di propormi all’interno del concorso. L’idea per Mutazioni è nata dopo aver visto il disastro di Fukushima e le sue conseguenze angoscianti sulla vegetazione, ho pensato di creare un paesaggio animato da piante e fiori fantastici, inserendo colori e speranze perchè ci si prenda più cura di questo nostro pianeta. Più che un giardino vero e proprio è un’installazione artistica, nella quale entrare e perdersi, e sono contenta della risposta dei visitatori, che apprezzano la mia arte e ciò che con essa voglio esprimere».

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ragazze-nido-cocoonNell’ala Regina, tutta dedicata ai bambini, mi fermo a osservare incantata gli splendidi lavori creati nei laboratori, e scambio due chiacchiere con le educatrici e le insegnanti dell’asilo nido Cocoon presso il Gallio a Como, presenti ad Orticolario dal 2009. «Il nostro obiettivo è quello di avvicinare i bambini alla natura e aiutarli nella scoperta di essa attraverso la manipolazione. Abbiamo lavorato con la menta e la citronella, profumi che i più piccoli conoscono poco, sbriciolando le erbe e creando sali aromatici. Sono passati una cinquantina di bambini, oggi, dai tre ai sei anni, che in autonomia hanno decorato e dipinto piccoli quadretti con foglie ed elementi naturali, ognuno secondo il proprio gusto e le proprie capacità. Queste sono attività che fanno parte della programmazione della nostra scuola, percorsi in cui i cinque sensi, applicati alla natura, guidano i bambini alla conoscenza delle cose a 360 gradi. Oggi i nostri figli sono meno abituati a sperimentare e manipolare materiali diversi, quindi è importante che la scuola della prima infanzia metta loro a disposizione strumenti e occasioni per fare questo tipo di esperienze.»

Sono le 16, e corro allo spazio Gardenia per assistere alla presentazione del libro La sposa scomparsa di Rosa Teruzzi, giornalista e caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado di Rete4.  Con lei, Massimo Picozzi, psichiatra, criminologo e scrittore ed Emanuela Rosa-Clot, direttrice della rivista Gardenia. Dalla storia di Libera, appassionata fiorista protagonista del romanzo giallo, passando per le rose di Jessica Fletcher e le orchidee di Nero Wolfe, fino al giardino di Miss Marple e la gardenia all’occhiello di Arsenio Lupin, si intrecciano affascinanti legami letterari tra fiori e crimine, dove la bellezza del verde aiuta ad esorcizzare la paura e regala momenti di serenità e allegria.

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All’esterno, prima che il cielo rovesci il suo contenuto sulla terra, mi stupisco davanti all’installazione dell’architetto paesaggista francese Alexandre Thomas, vincitore, per la giuria estetica, nella categoria miglior allestimento espositivo, «per il progetto di un giardino che armonizza arbusti ed erbacee da foglia con ricercata e raffinata eleganza», e subito dopo mi innamoro del fucsia delle echinacee e di un bellissimo gufo di rame dagli occhi gialli.

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Poi le nuvole non reggono più, e io cerco rifugio nei sotterranei della villa antica, che ospitano un’esposizione di oggetti del Museo della Merda di Castelbosco, in provincia di Piacenza. Nato su iniziativa dell’imprenditore agricolo Gianantonio Locatelli, che ha deciso di trasformare lo sterco dei bovini (circa 3500 quelli presenti in zona, il cui latte viene utilizzato per la produzione del grana padano) in un progetto ecologico, produttivo e culturale avveniristico, oltre a produrre energia e concime, da un anno circa ha inventato la Merdacotta, un materiale in cui sono stati plasmati i primi prodotti che portano il marchio del Museo, come vasi, mattonelle, piatti, ciotole e tazze dalle forme semplici, pulite e rurali, che ridisegnano il ciclo della natura in un circolo virtuoso, la cui sostanza sta proprio nella materia di cui sono fatti.

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20161001_152249È ora di rientrare, perciò affronto la pioggia (ovviamente, ho lasciato l’ombrello in macchina, in un eccesso di ottimismo che ha stupito anche me), con gli occhi ancora pieni di meraviglie, e il mio ultimo pensiero va a quella favolosa pianta di Carolina Reaper, il peperoncino più piccante al mondo (sulla sua scheda di presentazione c’è un inquietante teschio rosso fiammeggiante, e tra le note compare uno spaventoso utilizzare con estrema cautela), a quei deliziosi cesti pieni di frutta essiccata, allo stand carico di grappoli d’uva, alle rose che osservano malinconiche le sponde del lago.

Orticolario, quanta bellezza. Fortunati noi.

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