Il disobbediente contro l’omertà: Andrea Franzoso alla Ubik

il-disobbediente-e-il-tallone-dachille-andrea-franzoso-alla-ubik
0 454

Andrea Franzoso

Una storia emblema di una lotta, vinta, per smascherare un’ingiustizia. È quella di Andrea Franzoso, ex funzionario di Ferrovie Nord Milano, che nel febbraio 2015 ha deciso di parlare, denunciando le spese folli, in totale 429mila euro, con i soldi dell’azienda, dell’ex presidente Norberto Achille. Una vicenda che è tornata alla ribalta della cronaca in questi giorni, con la condanna, il 24 ottobre, di Achille a 2 anni e 8 mesi per truffa e peculato. La storia di Franzoso è raccontata nel suo libro, fresco di stampa, Il disobbediente (edizioni Paperfirst), che verrà presentato venerdì 27 ottobre, alle 18, alla libreria Ubik di piazza San Fedele. A dialogare con Franzoso saranno Antonio Padellaro, editorialista de Il Fatto Quotidiano, e Diego Minonzio, direttore de La Provincia.

Una storia di malaffare tutto italiano che Franzoso ha denunciato con un esposto ai carabinieri, mettendoci la faccia: «Già nel 2014 correva voce che l’allora presidente – racconta Franzoso – utilizzasse risorse aziendali per sé e per la sua famiglia. Queste chiacchere di corridoio mi arrivarono all’orecchio e la cosa fu segnalata ad alcuni consiglieri di amministrazione». Dopo le prime avvisaglie, venne avviato un audit e i risultati furono presentati, a febbraio 2015, ad alcuni consiglieri di amministrazione di Fnm e all’allora presidente del collegio sindacale: «Durante quella riunione fu chiesto a me e ai miei colleghi di ammorbidire il report. Quando mi resi conto che c’era il rischio concreto che la cosa venisse insabbiata, quel giorno stesso andai dai carabinieri per fare il mio esposto», racconta Franzoso.

Da allora la sua vita è cambiata radicalmente, prima con lo spostamento in un altro ufficio, poi con la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: «Arrivato il nuovo presidente, Andrea Gibelli, mi aspettavo di essere convocato, pensavo che volesse parlarmi e invece nulla. L’ho incontrato solo quattro mesi dopo il suo insediamento. Intanto mi era stato dato un nuovo incarico che non prevedeva le funzioni di controllo che avevo prima, per arrivare poi a una risoluzione consensuale del mio contratto e alla perdita del lavoro».

Il libro, precisa Franzoso, «non è un libro denuncia, lo scandalo Trenord resta sullo sfondo. È un libro sulle ragioni e sul senso della scelta di fronte a quella situazione. È un libro che vuole dare coraggio». E la sua storia nasce proprio da qua. Dopo vari rifiuti alle molte richieste di scrivere sulla vicenda, infatti, Franzoso decide che è giunto il momento: «Avrei voluto continuare la mia vita normale ma poi qualcosa è cambiato. Ricevevo molti messaggi, alcuni dei quali mi commuovevano. Tra questi quello di una madre che, su Facebook, mi scrisse che non avrei dovuto lasciare cadere la mia storia nel dimenticatoio perché era una storia che dava coraggio. Lei l’aveva raccontata ai suoi figli e tutti ne avevano giovato». La vicenda è diventata così un libro «che – conclude Franzoso – spero possa dare una mano nella battaglia per l’approvazione della legge sulla tutela dei whistleblower».

Lascia un commento