I 40 anni di CiaoComo Radio: intervista a Lorenzo Canali

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Quella che colpisce, entrando negli studi di CiaoComo Radio, è la sensazione di essere a casa, come quando si va a trovare la nonna e, ancora sull’uscio, si percepiscono il profumo del ragù e il rumore del televisore acceso su Rete4. Qui non ci sono pentole sul fuoco, certo, ma l’atmosfera è la stessa, uguali i sorrisi, l’accoglienza e la disponibilità, in pieno Canali style. Ed è proprio a Lorenzo Canali, fondatore, insieme al fratello Alessandro, del network cittadino, che chiedo di disegnarmi la storia della radio, giunta al quarantesimo anno di intensa attività, alla vigilia della grande festa che si terrà sabato 20 maggio a Como, in Porta Torre.

Pionieri: Roberto Corti e Lorenzo Canali in diretta, 1978

Fratelli radio-attivi: Alessandro e Lorenzo Canali nel 2000

«L’idea della radio è nata nell’estate del 1976 – mi racconta –  eravamo un gruppo di amici, dai 17 ai 21 anni, tutti residenti tra Albese e Tavernerio, che si trovavano su un muretto e trascorrevano il tempo a guardare le ragazze che passavano, cercando un modo per interagire con loro. Buona parte di noi aveva interesse per la musica e compravamo molti dischi, ma le fonti d’informazione non erano tantissime all’epoca, se si escludono alcune riviste inglesi che comunque non leggevamo perché non conoscevamo bene la lingua, quindi ci dovevamo accontentare delle pochissime trasmissioni, sempre notturne, che andavano in onda su Radio Rai, come Popoff, Dischi caldi di Giancarlo Guardabassi e l’Hit parade di Lelio Luttazzi. In quegli anni in Italia stava scoppiando il fenomeno delle prime radio libere: il primo caso, eclatante, fu quello di Radio Milano International, che nel 1975 aveva infranto la legge del monopolio dell’informazione radiofonica della Rai, trasmettendo abusivamente da un appartamento. Sull’onda di questo, uno di noi, Flavio, propose di fondare una radio privata, e mentre lo prendevamo tutti per matto, Valerio prese informazioni su come si potesse fare, perché conosceva qualcuno che lavorava in una delle due realtà già esistenti, Radio Lario e Radio Como. Così, dopo aver capito che avevamo delle possibilità, ci abbiamo provato. Dopo un periodo di esperimenti, in cui trasmettevamo dalla soffitta della casa dei genitori di Valerio, nel 1977 abbiamo costituito una società (eravamo in diciassette) e siamo partiti con le trasmissioni, prendendo spunto da quello che ascoltavamo, con notiziari basati sulle notizie prese dai giornali, musica, giochi e quiz, dividendoci i compiti a seconda delle attitudini. Di noi si interessò un filantropo, che ci donò del denaro per comprare le attrezzature, perché fino ad allora avevamo usato quelle di recupero. La nostra prima sede è stata una vecchia filanda dismessa, una concessione gratuita di un privato, che noi abbiamo riadattato in piccola parte, ricavandone uno studio, un gabinetto e una sala per le riunioni, in cui erano conservati i nostri dischi, proprio quelli che ci appartenevano, perché non avevamo i soldi per comprarne altri. Nel giro di 3-4 anni la radio ha iniziato ad assumere un aspetto più professionale, anche nella costruzione della scaletta (non si poteva parlare ancora di palinsesto), andavamo in onda dopo la scuola e aver fatto i compiti, dalle 16 fino a mezzanotte, raccoglievamo consensi e a noi si aggregavano nuove persone, che portavano dischi e idee. In questo modo abbiamo iniziato ad ampliare l’offerta, avevamo addirittura una trasmissione notturna che si occupava di letteratura, oltre a quelle pomeridiane dedicate alla disco dance e quelle serali rivolte agli amanti del rock. Poi, finalmente, qualcuno di noi ha trovato la ragazza e sono arrivate le prime speaker femminili».

Garbo in diretta nel 1992

Il sogno che diventa realtà, supportato e incoraggiato dai genitori di Lorenzo e Alessandro, sempre pronti ad accogliere idee, desideri e amici, una presenza fondamentale di sostegno e coraggio, anche quando, alla fine degli anni Settanta, il gruppo si disperde, a causa dell’imminente necessità di investire denaro in nuove attrezzature e una diversa sede. Da diciassette elementi a cinque, ma con la fondamentale aggiunta del piglio imprenditoriale di Gianmaria Gambotti.

Vintage: lo studio di via Luini nel 1985

«Negli anni Ottanta le cose cambiano – prosegue Canali –  le altre radio di Como erano scese di popolarità, Radio Como era stata comprata dal Pci ed era diventata una radio di partito, Radio Lario aveva perso i fondatori, che l’avevano portata al livello delle milanesi, Radio Studio Europa stava a Brunate ed era gestita da ragazzi di Milano che venivano qui solo nel weekend, perciò abbiamo iniziato a guadagnare l’interesse della città. I guai sono iniziati quando è nata Radio Studio Vivo, che aveva un modo di comunicare molto più semplice del nostro e offriva programmi di dediche e richieste, che noi snobbavamo; è diventata subito popolare, e in breve tempo si è trasferita da Brunate al centro di Como. Sono stati anni di grande rivalità radiofonica, con continui testa a testa negli ascolti, dai quali spesso uscivamo sconfitti. Ma avevamo dalla nostra la perseveranza, abbiamo tenuto duro, finchè il gruppo storico di Radio Studio Vivo si è sfaldato, permettendo a noi, negli anni Novanta, di acquistarla, frequenze comprese, che coprivano un raggio territoriale ampio, da Torino a Bergamo, abbandonando la sede di Tavernerio e trasferendoci in centro a Como».

Nel 1991 a Tavernerio. Da sinistra in basso: Alessandro Canali, Eleonora Ballista, Lino Berli, Luca Marenzi, Lorenzo Canali e Milena Bursi. Da sinistra dietro: Max Rochetti, Sergio Massarini, Massimo Moscardi, Pierantonio Casartelli, Marco Romualdi, Giorgio Bardaglio e Dino Merio

«Il desiderio, mio e di Alessandro, è sempre stato quello di fare una radio a misura di città, contattando associazioni ed enti, per dare spazio a tutti quelli che volevano parlare e cercavano un mezzo di comunicazione, quindi in realtà non ci servivano frequenze così vaste, ma gli altri non erano d’accordo con questa linea, e sono usciti dalla società. Abbiamo ceduto la frequenza principale, liquidato i soci, pagato i debiti e costruito una radio sulla città per la città, con un’idea editoriale ridimensionata sulle forze che potevamo mettere in campo. Negli anni 2000 è nata CiaoComo, una radio aperta a tutti quelli che avevano qualcosa da dire, a prescindere dal loro grado di professionalità. Oggi, purtroppo, iniziano a mancare le risorse, la radio è viva grazie alle persone che ci mettono, gratuitamente, volontà e passione, e senza le quali sarebbe impossibile fare il tipo di radio che ci piace».

Alessandro Canali, Valerio Rossini, Lorenzo Canali e Gianmaria Gambotti oggi

Lorenzo sorride, al termine di questo lungo racconto, mi cinge le spalle con un braccio e mi affida un messaggio importante, di quelli che non posso fare a meno di condividere, con le parole e con il cuore. Perché è successo a me, ed ora, che sono parte di questa meravigliosa famiglia, mi chiedo come ho potuto farne senza fino a tre anni fa: «Il futuro della radio è sempre davvero difficile immaginarlo, la sua forza è quella dell’informazione, e per questo auspichiamo la nascita di una rete che possa far girare competenze, professionalità e volontà. La nostra porta è sempre aperta, per tutti coloro che hanno idee e voglia di prendersi un impegno e di portare avanti dei progetti personali, con serietà e determinazione. Diteci cosa volete dalla vostra radio e troveremo la maniera di realizzarlo, perché dire ciò che si pensa con la propria voce è un’esperienza unica. State con noi, venite a fare radio. Vi aspettiamo a braccia spalancate».

(Foto: archivio CiaoComo e Carlo Pozzoni)

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