Guido Catalano in reading al Carroponte

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“Quando un uomo senza il senso dell’umorismo incontra un uomo con il senso dell’umorismo, quello senza il senso dell’umorismo è un uomo morto (a meno che non abbia una pistola)”. Parola di Guido Catalano, di ritorno sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni martedì 5 settembre. Presenta i versi del suo nuovissimo libro di poesie, intitolato Ogni volta che mi baci muore un nazista (uscito pochi giorni fa, il 2 febbraio, per Rizzoli). È forte di un consenso di pubblico da rockstar anche se questo eclettico poeta e scrittore conta solo sulla forza delle sue parole per queste «Poesie d’amore, non d’amore e del terzo tipo per un mondo, se non migliore, almeno un mondo». Il resto del repertorio è tratto dai suoi libri, che son tutto un programma fin dai titoli: Ti amo, ma posso spiegarti, La donna che si baciava con i lupi, Motosega, Sono un poeta, cara, I cani hanno sempre ragione e Piuttosto che morire m’ammazzo. Ha 46 anni compiuti, una barba ispida da hipster (ma non è un hipster: appartiene a quella schiera che la porta prima, durante e dopo la moda), collabora con Smemoranda, con Il Fatto Quotidiano, tiene una rubrica settimanale nella trasmissione radiofonica Caterpillar e assieme a Marco Cazzato risponde ai quesiti de La posta del cuore di Linus sullo storico mensile («Tutto quello che avreste voluto chiedere sull’amore e sul sesso, ma che avete sempre saputo»). Ha scritto anche un romanzo, D’amore si muore, ma io no.

«A 17 anni – dice di sé nell’autobiografia simpatica – ho deciso che volevo diventare una rock star. Poi ho capito che forse non ce la facevo e ho ripiegato su poeta professionista vivente, che c’erano più posti liberi». In realtà l’Italia trabocca di poeti, con più o meno titoli di merito. Pochi, anzi, nessuno, con la stessa fortuna di Catalano: i suoi due ultimi volumi, pubblicati da Miraggi Edizioni e promossi con reading, social e passaparola, hanno venduto ventimila copie, una cifra da capogiro che, probabilmente, non lo farà amare tantissimo dai “colleghi” mentre lui ha tanto di fan club e, tutto sommato, può permettersi di ignorare quella schiera di poeti che, per dirla con Vecchioni, «strisciano sui congiuntivi: se fossi, se avessi, se avessi e se fossi, se fossimo vivi». Ingresso a 15 euro.

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