Generazione Dylan per Storie di cortile

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Il nuovo appuntamento con la fortunatissima rassegna Storie di cortile, itinerante con grande successo di pubblico per i Comuni brianzoli, stasera porta a Figino Serenza un autentico Simposio dylaniano. Per parlare del Premio Nobel (definizione che potrebbe avere, forse definitivamente, soppiantato l’odiatissima “menestrello di Duluth”) si incontreranno in piazza Umberto I alle 21 Riccardo Bertoncelli, Alessandro Carrera, Paolo Carù e Carlo Feltrinelli. Non poteva mancare la musica e i suoi affezionatissimi fan saranno lieti di sapere che Bocephus King ha preparato un repertorio interamente made in Bob. E andiamo con ordine.

Per Bertoncelli si può partire dal fondo, ricordando che nel novembre dell’anno scorso, proprio mentre si scopriva che il premiato non si sarebbe presentato a Stoccolma per ricevere la medaglia, intascare il malloppo e ripartire per il suo “neverending tour”, pubblicava Una vita con Bob Dylan. È un’antologia – remastered e con qualche bonus track – di scritti che il critico ha dedicato all’artista nel corso di una frequentazione lunga, ormai, mezzo secolo. Giornalista, storico del rock, direttore di collane per le più prestigiose case editrici – da tanti anni accasato alla Giunti per cui ha curato numerose pubblicazioni, spesso imprescindibili per gli appassionati – è anche una delle penne più brillanti e questo compendio degli articoli dedicati alla Sua Bobbità è un must.

Carù è fondatore e guida di Buscadero, mensile specializzato che, proprio in questi giorni, manda in edicola il numero 400. Un traguardo importantissimo per una rivista che ha proprio in Bob Dylan (assieme a Van Morrison, a Bruce Springsteen, a Neil Young) il principale punto di riferimento.

Anche i volumi di Carrera sono “testi sacri” per gli esegeti. Traduttore, saggista, docente di letteratura americana, un passato da cantautore da non sottovalutare, oltre a realizzare, con La voce di Bob Dylan, uno degli studi più affascinanti e innovativi sullo Zimmerman, ha recentemente completato la traduzione delle Lyrics, finalmente suddivise in tre volumi (finalmente, perché la versione originale era più ingombrante di un messale medioevale), annotate con cura certosina e esperienza irraggiungibile.

Feltrinelli andrebbe, quindi, coinvolto anche solo per essere il benemerito editore che ha commissionato a Carrera questa traduzione (e quella di Tarantula e del primo volume delle Chronicles), ma il suo non è un mero calcolo industriale. Anzi, è quasi certo che per Dylan sovverirebbe qualsiasi regola del mercato librario, perché si tratta di pura passione.

Quella di Jamie Perry a/k/a Bocephus King per Robert Allen Zimmerman a/k/a Bob Dylan non si discute. Semmai intrigano le sue preferenze: come ha rivelato già in passato, il suo album preferito non è uno di quelli “canonici” (i principali indicati sono sempre The freewheelin’ Bob Dylan, Highway 61 revisited, Blonde on blonde e Blood on the tracks, non necessariamente in quest’ordine e già, qui, più di uno avrebbe da dissentire) bensì il poco amato Street legal. Infestato da una produzione confusa, pubblicato a ridosso del grande successo di Desire e del singolo Hurricane, prima della conversione suggellata da Slow train coming, non è mai stato tra i più amati. «Ma era enormemente popolare nel mio appartamento, nella mia stanza», aveva raccontato Bocephus prima di lanciarsi in impressionanti riletture di classici che solo a torto si può ritenere minori come Changin’ of the guards, Is your love in vain e Baby, stop crying. Cosa canterà in questa occasione? Bisogna esserci per scoprirlo (e se piove bisogna essere nella sala del camino di Villa Ferranti).

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