Ferragosto, che fare?

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Lo ammetto, sapevo poco o nulla del Ferragosto. Con le altre festività, almeno per quanto riguarda genesi o significato, me la sono sempre cavata piuttosto bene, ma questo giorno rosso sul calendario davvero mi sfuggiva. Così mi sono documentata, e ho scoperto alcune cose parecchio interessanti. Prima di tutto, ferragosto deriva dal latino Feriae Augusti, locuzione in cui Feriae sta per ferie, appunto, e Augusti sta per l’imperatore omonimo, che nel 18 a.C. concesse questo ulteriore giorno di riposo, da noi italiani (e dai sanmarinesi) universalmente riconosciuto nel 15 del mese, facendo coincidere la ricorrenza laica con quella liturgica dell’Assunzione di Maria. Sì, perché Ferragosto è una faccenda solo nostra (e dei sanmarinesi, ma loro sono un capitolo a parte), festeggiato nel Bel Paese in molti modi diversi: c’è chi rema, come nel Palio dell’Argentario, chi si arrampica sull’albero della cuccagna, chi accende falò sulla spiaggia e fa il bagno di mezzanotte, chi si gode i fuochi d’artificio, chi si sfida a singolar tenzone nella Giostra del Saracino, chi va per mercatini, come i canturini in occasione della fiera di San Rocco, chi mangia il piccione arrosto (pare sia il piatto tradizionale per eccellenza, nato in Toscana nell’epoca carolingia), chi fa indigestione di anguria e chi organizza la classica gitarella fuori porta (che non è mica solo roba da Pasquetta), usanza lanciata nel ventennio fascista e tuttora diffusa.

Per tutti, però, da Nord a Sud, da Est a Ovest, Ferragosto fa rima con una cosa sola: la grigliata. Di carne o pesce, di verdure, tofu o seitan, la grigliata con amici e parenti è irrinunciabile, e anche se non siete il Carlo Cracco del barbecue non angustiatevi, perché di sicuro, in giro, qualcuno che cucina al posto vostro lo trovate. Spulciando qua e là tra le iniziative del nostro territorio, la grigliata di Ferragosto vince a man bassa, proposta da ristoranti, pizzerie, bar e locali di tutti i generi, dal lago ai monti, dai boschi alle valli, dai centri urbani alle campagne.

Mmmmm… Grigliata!

Al secondo posto, staccati di pochissime lunghezze, ci sono due immancabili evergreen, il karaoke e il dj set, e c’è chi, come il Carroponte di Milano, ad esempio, ve lo offre in versione reggae night, per sentirsi ai Caraibi senza impugnare il passaporto e spendere una fortuna. Perché gli italiani ci tengono, al Ferragosto, ci tengono talmente tanto che, se non sono spaparanzati in qualche località marittima, si raccontano che il Ferragosto in città è un must to have, che è bellissimo perché in giro non c’è nessuno, e lo pensano talmente in tanti che il concetto di nessuno perde un po’ del suo significato originario. Ci teniamo, al Ferragosto, perché è un giorno sospeso e malinconico, che suo malgrado segna la lenta e inesorabile conclusione dell’estate, perché simboleggia il cosiddetto giro di boa per tutti gli studenti, costretti, dal giorno dopo, a ripensare alla scuola e a finire (o cominciare) i compiti delle vacanze, perché, dalle nostre parti, fino al secolo scorso, il datore di lavoro dava el faravóst ai suoi dipendenti, una sorta di premio in denaro o generi alimentari, perché le tradizioni, che ci piacciano o meno, sono famiglia, casa, storia e cultura. Per questi motivi, mi sento di darvi qualche consiglio per trascorrerlo al meglio, senza affanni o rimpianti, che “passato Ferragosto è subito Natale” diceva nonna, quindi bisogna goderselo.

Primo, qualunque cosa scegliate di fare, qualunque posto decidiate di raggiungere prendetela con filosofia, in ogni caso, pure se restate due ore in coda sotto il sole, se il vostro tavolo è servito per ultimo o se la costina è bruciacchiata. Secondo, cercate di includere nei vostri programmi una visita al castello Baradello, che è aperto dalle 10 alle 18, date un’occhiata al panorama mozzafiato e tuffatevi nella storia di Como, approfittando delle guide.

Terzo, non lamentatevi se in giro c’è poco o niente, perché è Ferragosto per tutti, compresi saltimbanchi e musicisti, ma al Parco Tittoni di Desio c’è una bella festa, al lido di Menaggio vi aspetta Miranda (quella che nel 1999 cantava: «Vamos a la playa / A mi me gusta bailar / El ritmo de la noche / Sounds of fiesta») e al Castello Sforzesco di Milano ci si può scatenare con l’orchestra Extraliscio.

Quarto, dormite fino a tardi, rilassatevi, mangiate quello che vi pare, usate il cellulare solo se è strettamente indispensabile e, soprattutto, evitate i copia&incolla con gli auguri seriali, più irritanti della sabbia nel costume da bagno. Quinto, se decidete di rimanere a casa, radunate alcuni amici, cucinate qualcosa di poco impegnativo e riguardatevi un grande classico come Il sorpasso di Dino Risi, Ferie d’Agosto di Paolo Virzì, Un sacco bello di Carlo Verdone, Il pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio o qualsiasi altra pellicola che possa celebrare degnamente questa ricorrenza, oppure, se volete proprio strafare e buttarla in tragedia, rispolverate il vecchio vinile dell’opera lirica I pagliacci di Leoncavallo. Sesto, se vi tocca lavorare, non arrabbiatevi con chi è in vacanza e festeggiatelo nel vostro primo giorno di riposo, che tanto è uguale, credetemi, e magari vi va pure meglio. Buon Ferragosto a tutti.

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