Favole per le Primavere con Petrosino e Barbieri

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«Le fiabe non raccontano favole», ma esperienze. Fatti veri della vita delle bambine che diventano donne, in ogni tempo, ma trasfigurati nell’allegoria. Biancaneve e Cappuccetto Rosso: se pensate di conoscerle partecipate alla serata di giovedì 13 aprile alle 20.45 al Teatro Sociale di Como e sarete smentiti. Silvano Petrosino, filosofo, e Silvia Barbieri, attrice e regista, racconteranno le fiabe come mai le avete immaginate. Silvano Petrosino è decente all’Università Cattolica di Milano e Le fiabe non raccontano favole. Credere nell’esperienza è uno dei suoi ultimi saggi.

Silvano Petrosino

Non sarà una serata per bambini, anche se si racconteranno fiabe e quali?
Le fiabe non sono state scritte per bambini, sono racconti orali con origini antichissime, trascritte alcune per la prima volta nel Seicento da Charles Perrault e oltre un secolo dopo dai fratelli Grimm. Sono dei racconti di finzione che, tuttavia, pretendono di dire la verità. Si tratta di capire quale verità. Le fiabe fanno emergere alcuni aspetti fondamentali dell’esperienza umana, non della vita. Il punto decisivo è la distinzione tra esperienza e vita. Leggeremo due fiabe per certi versi speculari: Cappuccetto Rosso e Biancaneve.
Cos’hanno in comune le due protagoniste se non l’essere un tantino sprovvedute?
Tutti lo siamo, siamo tutti deboli, prendere le distanze dal male è un passaggio obbligato per ogni generazione, ma è complicatissmo perché il male è piacevole. Quelle due fiabe le ho scelte perché entrambe raccontano il viaggio che una bambina deve fare per diventare una donna adulta. Nasciamo tutti due volte: si viene alla vita senza deciderlo, ma non si nasce all’umanità senza una precisa scelta. È interessante, nell’accostamento delle due fiabe, che gli ostacoli siano simmetrici e opposti. In Cappuccetto Rosso l’ostacolo è rappresentato dal lupo, dal maschio seduttore, piacevole, ma con il quale non si costruisce mai nulla. Nel caso di Biancaneve, l’ostacolo è rappresentato dall’altra donna, dalla donna matura, in questo caso la matrigna ma in alcune versioni è sostituita dalle sorelle maggiori o dalla madre. Con buona pace di certo femminismo, il conflitto è in realtà molto più profondo e riguarda il fatto di essere in scena e ognuno, uomini e donne, vuole occupare il proscenio.

Un’illustrazione di Dave Cooper per un’edizione delle Fiabe dei fratelli Grimm (1812)

È quindi attraverso la relazione con il personaggio che rappresenta il male che si cresce?
Se prendiamo la figura del lupo in Cappuccetto Rosso rappresenta il seduttore, il male in senso più ampio, ma il punto fondamentale non è «state attenti che c’è il lupo», perché il male appartiene alla vita, tutto lo sforzo della fiaba è dire «state attenti perché rischiate di essere affascinati dal male». Cappuccetto Rosso ne è così sedotta da dargli l’indirizzo della casa della nonna, dove potrà ritrovarla. È inquietante e coglie quanto c’è in noi di più profondo. Nella versione originale del Seicento Perrault fa dire al lupo vestito da nonna nel letto: «Cosa fai lì? Spogliati e vieni nel letto con me». Fa esprimere al lupo il desiderio di Cappuccetto Rosso. Il male, il lupo, non lo uccide nessuno e alla fine si mangia la bambina. Fine. Il cacciatore, il maschio salvifico, arriverà solo nel primo Ottocento con i fratelli Grimm e l’influenza del Cristianesimo con la funzione di aiutare Cappuccetto Rosso a diventare donna, apre la pancia del lupo e la fa rinascere.

Un’incisione di Gustave Doré per le Fiabe di Perrault (1862)

Il lupo è il seduttore, la matrigna di Biancaneve è invece divorata dalla gelosia, il male in questo personaggio è più mediato, come lo si può interpretare?
Nella versione dei fratelli Grimm la matrigna fa un’esperienza spaventosa, la stessa che poi fa ognuno di noi nella vita, vede in Biancaneve la possibilità di questa bambina di diventare madre e lei, al contrario, non di diventarlo mai più. Biancaneve attesta alla matrigna che il suo ciclo è finito ed è una anticipazione della morte che nel femminile è legata al tema della maternità. È un’esperienza della donna che è universale, comune ad ogni essere umano quando comprende che alcune cose non potranno più tornare. Le persone non fanno esperienza della morte, ma è mentre sono vive che scoprono di essere mortali. Comprendendo questo si capisce perché la matrigna fa gesti spaventosi, come mangiare il cuore che credeva essere di Biancaneve.

Biancaneve prima di Disney: un’illustrazione di
Gustaf Tenggren (1923)

Tutto da dimenticare l’immaginario zuccheroso della versione Disney?
Gli studiosi parlano di borghesizzazione delle fiabe, perché esiste un filone di narrazione che tenta di edulcorare l’esperienza, elimina gli aspetti che costituiscono l’elemento più interessante, come per esempio il cappuccio che è rosso perché il personaggio sta diventando donna e inizia ad avere delle passioni, se lo togli, diventa la solita bambina. Oppure come la matrigna di Biancaneve che fa e dice cose spaventose. Le fiabe sono piene di sangue, di qualcuno che ti vuole mangiare, divorare, togliere questi aspetti vuol dire togliere tutto l’essenziale: l’esperienza umana non è fare il male, ma che talvolta lo facciamo per stanchezza, rabbia o perché ne siamo affascinati e in fondo a noi piace. La lezione è questa.
Le fiabe e le loro protagoniste appartengono a un mondo e a una logica molto femminile, gli uomini sono solo comprimari?
No! Perché nelle fiabe il maschio gioca un ruolo. Le due fiabe hanno tutti i valori invertiti: il bosco in una è il luogo del pericolo, nell’altra una protezione, un rifugio per il periodo di latenza di Biancaneve. Il maschio è il male seduttore e violento, ma anche il cacciatore che rappresenta il padre salvatore. In Biancaneve i ruoli si invertono e tutte le figure maschili sono positive: il cacciatore, i sette nani e il principe che aiutano in misura diversa la bambina a diventare donna.

Tutte le serate delle Primavere de La Provincia sono gratuite, aperte a tutti, con una priorità di ingresso a chi effettua la prenotazione on line, un’operazione semplice e veloce. Si accede al sito, leprimavere.laprovincia.it, si scorrono le serate e si accede a quella prescelta. Nella pagina di presentazione di ogni incontro, sulla destra, si può indicare per quante persone si effettua la prenotazione prima di cliccare parteciperò e poi conferma presenza. Si tratta di compilare nella pagina successiva una sintetica scheda con i propri dati, la si invia e si riceve una email di conferma, è la prenotazione che permette l’ingresso prioritario a teatro. Tutti gli altri potranno entrare in sala solo dopo che saranno stati assegnati i posti alle persone prenotate e fino a esaurimento. Per le serate successive non sarà necessario ricompilare il form se si crea un account con una propria password. Sul sito delle Primavere, oltre ai testi di benvenuto e il programma completo degli incontri con le date e l’indicazione per ciascuna serata dei posti che via via rimarranno liberi, si possono consultare le biografie degli ospiti, dei protagonisti delle Primavere e a grandi linee percorrere tutte le declinazioni delle Periferie che verranno proposte. Il sistema di prenotazione al Teatro Sociale di Como prevede la priorità di ingresso per coloro che si presentano con la ricevuta della prenotazione mentre l’accesso al Teatro della Società di Lecco in piazza Giuseppe Garibaldi, 10 è regolato dalla priorità di arrivo a teatro. È tuttavia gradita la prenotazione sempre al sito leprimavere.laprovincia.it da intendersi come segnalazione di interesse alle serate previste a Lecco il 27 aprile e il 22 e il 24 maggio.

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